luglio 3, 2014 | by Emilia Filocamo
“Ecco come fui notato da Maria Grazia Cucinotta”. Francesco Bauco ci racconta la sua carriera

Semplicità è la prima parola che viene in mente parlando con Francesco Bauco, talentuoso e giovane attore con una carriera di tutto rispetto alle spalle ed un orizzonte di progetti assolutamente luminoso. Semplicità che mi viene suggerita non soltanto dall’estrema disponibilità con cui si offre di parlare di se stesso ma soprattutto per una preoccupazione di cui mi investe e cioè quella di abbreviare le sue risposte nel momento in cui potessero risultare troppo lunghe.  Decido di inoltrarmi nel suo mondo e tralasciando le scontate prurigini da gossip magari alla ricerca di cuori infranti, storie esacerbate ed altre in palpitante e recente rigoglio, cerco di capire cosa possa aver motivato la scelta di un mestiere tanto impegnativo e soprattutto, come questa scelta si sia poi sviluppata e concretizzata in attività di tutto rispetto anche all’estero.

Sei giovane e hai una carriera artistica già di livello internazionale. Puoi raccontarci i tuoi esordi? Come e quando hai capito che il mondo del cinema sarebbe stato il tuo destino? Lavorare su set internazionali è ed è stata una grande opportunità di crescita e una grande fortuna, grazie anche alla recitazione in inglese, una parte della mia famiglia è scozzese. L’esordio fu emozionante: il mio primissimo set, mentre ancora studiavo recitazione per diplomarmi, fu al fianco del grande Tiberio Murgia (“I soliti Ignoti”) in un lungometraggio diretto dal mitico Luca Morsella, aiuto regista di Sergio Leone in “C’era una volta l’America”.

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Il giorno in cui ti sei detto: “Francesco, ce l’hai fatta”? Non l’ho ancora detto. Il nostro lavoro è una crescita costante fatta di continuo studio e preparazione. Anche se inizi a guadagnare ed a  vivere di questo mestiere, in realtà, non puoi mai dire di essere arrivato.

Un attore deve essere, credo, innanzitutto un grande comunicatore. Quale pregio riconosci al tuo modo di recitare e cosa ritieni potrebbe essere ancora migliorato? Un punto di forza è “il “monologo interiore”. Un limite sul quale lavorare sono i “dettagli” che fanno la differenza.

L’incontro che ha cambiato la tua vita? Quello con una delle più grandi coach del mondo, Ivana Chubbuck, al Centro Sperimentale di Roma. Avere la possibilità di frequentare a Los Angeles la sua masterclass, mi ha permesso di incontrare il mio attuale manager americano e di ottenere la VISA come Talent. Così è iniziata la mia vita divisa tra Roma e Los Angeles.

Cosa fa di un attore un bravo attore e cosa invece secondo te lo rende eccezionale? Un bravo attore è colui che rischia in scena, un attore eccezionale è colui che guarda i “dettagli” nella recitazione.

Il tuo giorno più bello sul set? La scena al fianco di Mike Tyson in una utilitaria: eravamo a Barcellona sul set di uno spot, diretti dal grande regista londinese Jonathan Hermann. 

Quale secondo te è il pregio più grande del cinema italiano e quale il suo più grande difetto? Il pregio del nostro cinema è la capacità di raccontare storie, storie di persone vere andando in profondità e tralasciando ogni patinatura. Il più grande difetto è il nostro tentativo di scimmiottare il cinema americano.

Il tuo rapporto con la bellezza? È stata per te una marcia in più o spesso magari anche un limite, nel senso che poi dovevi dimostrare di essere altro e di più di un bel volto. L’attore è fisicità, quindi a volte ruoli molto interessanti non ti vengono proposti proprio a causa di quella fisicità che ti può agevolare in altri ruoli.

Il tuo primo fan? La prima persona che ha creduto in te? Beatrice De Montis, attrice e danzatrice del Teatro dell’Opera di Roma. Ora mi protegge da lassù.

I tuoi modelli come attori? Anche del passato? Sicuramente Marcello Mastroianni, Jack Nicholson, Christian Bale ed Adrien Brody.

Fra tutti i lavori che hai fatto, potresti indicarne uno a cui sei più legato? Certo, il monologo teatrale scritto e adattato per me dal grande scrittore Paolo Silvestrini. Grazie a quel monologo fui notato da Maria Grazia e Giovanna Cucinotta, che erano in sala tra il pubblico, per un provino come protagonista di un loro film. 

I tuoi prossimi progetti? Il giovane e talentuoso regista Alberto Fabi, mi ha proposto un soggetto molto interessante di Nicolò Ziuliani, tratto dal racconto “I Diritti dell’ Universo”. Sarà prodotto dalla Farm Studio Factory Srl e si girerà a Bologna quest’estate. Una sfida che mi stimola molto.

Se non avessi fatto l’attore saresti stato? Un architetto. Amo l’architettura, l’organizzazione degli spazi. Sul set osservo molto la location o gli interni allestiti per la scena. Ricordo che una volta, per uno spot francese, la produzione aveva costruito una intera casa in legno con ampie vetrate sulla spiaggia: il sogno di molti. L’intera casa, con mio grande dispiacere, sarebbe stata smantellata finite le riprese. 

A chi vuoi dire grazie oggi? A mio padre

L’ultimo pensiero prima di andare a dormire? Ho dato il massimo oggi?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Una carrellata degli ultimi lavori di Bauco 

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