novembre 30, 2014 | by Emilia Filocamo
Edoardo Natoli e la sua esperienza ne Il Giovane Favoloso: “Con Elio Germano siamo stati due mesi in clausura a Recanati”

A volte ho l’impressione di imbarcarmi in imprese impossibili, o comunque complesse. Ma c’è una certa, ostinata perseveranza che, quasi sempre, mi costeggia la mente ed i pensieri ed è con quella che mi imbatto poi nell’insistenza, forse talvolta eccessiva, ma necessaria non dico ad ottenere le cose, che potrebbe suonare quasi come un personale tornaconto, ma ad imparare, a scoprire ed a stupirmi, valori che considero fondamentali e che le parole, splendido trait d’union, mi permettono di raggiungere. L’impresa impossibile era quella di ottenere attenzione prima e poi le risposte di Edoardo Natoli, attore e regista, volto noto di teatro, cinema e tv, che ho imparato ad apprezzare nella splendida serie di Rai1 Raccontami, ma, adesso, soprattutto interprete di Carlo Leopardi nel film Il Giovane Favoloso di Mario Martone. C’è stato un primo contatto, debolissimo, veloce, divenuto poi silenzio e poi ancora saltuario. In quel primo contatto Edoardo Natoli, con la gentilezza e la cortesia che il suo viso tradiscono senza problemi, corredati da una bellezza fresca, pulita, ha giustificato il ritardo con la prevedibile mole di impegni in cui Il Giovane Favoloso, lo aveva ovviamente trascinato. Qualche giorno dopo il nostro primo contatto, avevo quasi perso la speranza, poi, ecco quel tipo di sorprese che riempiono il cuore: Edoardo Natoli mi regala un’intervista pulita, piacevole, in cui si racconta e racconta l’inizio di un percorso e di un amore viscerale, in cui non ringrazia il suo talento, innegabile ma non esibito ed autocelebrativo, un talento discreto e serio, ma in cui ringrazia tutte le persone che lo hanno portato al punto in cui si trova. Anzi, addirittura si scusa per la fretta con cui ha dovuto rispondermi e dedicarsi all’intervista. E le sue parole non possono che rendermi felice e, ancora una volta, confermarmi che certe insistenze vanno quasi  sempre e piacevolmente nella direzione giusta.

Edoardo, partiamo dalla domanda che, credo, ti abbiano fatto tutti e relativa a Il Giovane Favoloso: come è nata questa esperienza meravigliosa e cosa ti ha dato in termini di emozione?  È nata a mia insaputa! Il film “Noi credevamo” di Martone ha creato dei bellissimi rapporti umani, con Mario e con gran parte del cast tecnico ed artistico non siamo più riusciti a lasciarci andare come spesso succede in questo lavoro. C’è stato qualcosa di bello che ci ha legati molto. Sapevo che Mario stava pensando ad un film su Leopardi, sapevo che Giacomo sarebbe stato Elio Germano, sapevo che stava cercando altri personaggi ma non avevo letto nulla e non sapevo nello specifico chi stesse cercando. In quel periodo stavo finendo di montare “Secchi” il mio cortometraggio di animazione. Andai con una copia lavoro del corto a casa di Mario per chiedergli consigli. Quel giorno fece il vago, mi chiese se mi fischiassero le orecchie, disse che si parlava di me, fece dei discorsi criptici su fratellanza e somiglianze. Qualche settimana dopo mi chiamò per dirmi che ero Carlo Orazio Leopardi! È stato bellissimo essere all’oscuro di tutto fino all’ultimo, mi ha evitato notti insonni e l’eterno stato di attesa degli attori.

Ci racconti il tuo rapporto sul set con Elio Germano e con il regista? Feeling, difficoltà, momenti indimenticabili? Con Elio ci conoscevamo già ma non era mai capitato di lavorare insieme. Siamo stati per quasi due mesi in clausura a Recanati, Elio mi ha adottato, cucina benissimo! È l’attore della nostra generazione che ammiro di più ed è stato bellissimo vederlo all’opera dal primo all’ultimo giorno nel ruolo, forse, più impegnativo della sua carriera. Facendo anche la regia del backstage, ho seguito il film dall’inizio alla fine. È capitato spesso di finire una scena in cui recitavo, imbracciando la telecamera, e continuando a lavorare dall’altra parte della macchina da presa vestito ancora da Carlo Leopardi. Con Mario mi sento in famiglia, come dicevo da Noi Credevamo è nato qualcosa di umanamente bello che non mi era mai capitato prima. Con lui ti immergi in un progetto e non hai più voglia di uscirne.

Genio, studio e solitudine sono le tematiche credo comuni al film e alla poetica del Leopardi, al di là dell’abusato refrain del pessimismo. Tu hai amato questo autore oppure lo hai scoperto in occasione del film? Lo amavo già, ma il film è stata una bellissima occasione per conoscerlo meglio.

Ci racconti chi è Edoardo Natoli in poche parole e come nasce il tuo amore per il cinema? Sono nato a Roma 31 anni fa da una famiglia che non fa parte di questo ambiente, non so cosa sia successo, non ho mai avuto dubbi su quello che avrei voluto fare nella vita. Le prime recite orrende le ho propinate ad amici e parenti a 3 anni, da lì le recite scolastiche, laboratori teatrali, le prime pubblicità, la televisione, il teatro, il cinema. Amo il cinema in tutte le sue forme. Per questo non mi spaventa la doppia gavetta da attore e da aiuto regista. Per me l’importante è poter seguire un progetto, una storia dall’inizio alla fine.

L’incontro che, professionalmente, ti ha cambiato la vita? Quello con un autore come Mario Martone è sicuramente quello che desideravo e cercavo e quello in cui speravo fin dai primi provini da ragazzino.

Il lavoro che ti rappresenta meglio o al quale sei maggiormente legato?  Sicuramente Secchi, il mio primogenito da regista: gli abbiamo dedicato tanto cuore, sudore ed attenzione. Mi sta ripagando di tutto, mi sta dando grandissime soddisfazioni.

Se non fossi diventato un attore, oggi saresti? Sarei triste!

Il più bel complimento che ti è stato fatto? Intendo professionalmente. Non saprei. Sono abbastanza insicuro, quando qualcuno cerca di farmi un complimento, riesco sempre a svicolare e a sminuirmi!

Hai qualche rimpianto? No, no. Assolutamente.

I tuoi prossimi progetti? Sto finendo di montare il backstage de “Il Giovane Favoloso” e sto scrivendo il mio primo lungometraggio con Federica Pontremoli.

A chi vuoi dire grazie oggi? A tutte le persone che mi incoraggiano, a quelli che mi sopportano, alla mia famiglia e ai miei amici.

Come ti vedi fra 20 anni? Spero di riuscire a fare quello che vorrei fare nella vita: essere sereno raccontando le mie storie.

Un’ultima domanda Edoardo: quando pensi di venire al Ravello Festival? Non ci sono mai stato, sarebbe bellissimo, spero di venirci presto!

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