giugno 4, 2015 | by Emilia Filocamo
“Essere attori è un mestiere: il talento va premiato e riconosciuto”. Massimiliano Cardia, ideatore con Pino Pellegrino di Studio Cinema, racconta la sua accademia che oggi può annoverare maestri da Pupi Avati a Laura Morante e Giancarlo Giannini

Massimiliano Cardia, anima di Studio Cinema, accademia di formazione nata dal contributo di idee e passione con il socio e direttore di casting Pino Pellegrino, non vuole che, parlando di attori, si parli di sogni, di chimere, di favole. Cerca in tutti i modi di tirare giù dalle nuvole questa immagine iridescente che fa rima con ciak e set. Per Massimiliano Cardia essere attori, o meglio, diventare attori, è un mestiere, una professione e, come tutte le professioni necessita di preparazione, capacità, talento, magari anche di un pizzico abbondante di fortuna, ma dei requisiti comunque necessari a far entrare nella definizione appunto di attore. Lo accontenterò, non imbottirò questa intervista di termini che possano rimandare ad un orizzonte onirico o da morale di tipo fiabesco, però, sarò sincera, i contorni di un grande sogno ci saranno tutti, a cominciare dal fatto che, proprio mentre inauguriamo la nostra chiacchierata su cinema, formazione, occasioni, grandi maestri e progetti, c’è un istante di silenzio, seguito da un sorriso di soddisfazione (sia chiaro, stando al telefono, posso solo immaginare l’espressione sorridente del protagonista di questa intervista). E questo sorriso lo intuisco quando Massimiliano Cardia mi rivela, in anteprima ed in diretta, di aver appena ricevuto dagli States un autografo di Robert De Niro. E poi, continuando a sfiorare la parola sogno, ma senza utilizzarla, ci saranno altri piccoli, importanti dettagli che mi solleticheranno la lingua con quelle cinque benedette lettere, ma senza che arrivi mai a pronunciarle. È un mondo difficile quello del cinema, un mondo fatto sicuramente di fatica, di competizione, di scelte e sacrifici, ma anche un mondo dove, spero che Massimiliano Cardia mi perdoni l’ardire, si agitano strane bacchette che sembrano esaudire all’improvviso e inaspettatamente i desideri. Sono salva: non ho usato il termine sogno. E questi incantesimi di cui parlavo sono capaci di trasformare una vita apparentemente comune e da dietro le quinte, in quella di un protagonista, tutt’uno con sipario, pubblico e platea.

Massimiliano, puoi raccontarci cosa è esattamente Studio Cinema e come è nata questa realtà così prestigiosa? Certo. L’Accademia Studio Cinema International ha sede presso la Fono Roma ed è una struttura composta da uffici e sala lezione. È una vera e propria scuola di cinema dove gli insegnanti, da Pupi Avati a Giancarlo Giannini, solo per citarne due, tengono lezioni sulla recitazione cinematografica che, attenzione, è ben diversa da quella teatrale. Il mio collaboratore e socio è Pino Pellegrino, il casting director che durante l’anno si occupa poi di fare degli esami di verifica.

Ecco, in cosa consistono esattamente questi esami e come viene strutturata la preparazione? Gli esami di verifica fatti da Pino Pellegrino consistono in monologhi che vengono utilizzati come cartina tornasole della preparazione degli allievi. Sono ovviamente monologhi tratti dalle opere di maestri, ad esempio monologhi di Ferzan Ozpetek. Per gli allievi del secondo anno, all’esame sono presenti anche agenti cinematografici che offrono la chance per aprire un discorso lavorativo. Il nostro obiettivo è quello di fornire agli allievi tutte le armi che servono per combattere, e offrire delle opportunità a chi, ovviamente, le merita. Tengo a precisare che fare l’attore non è un sogno, bisogna sfatare questo cliché, ma è un mestiere, come fare il medico o l’avvocato e dunque, essendo un mestiere, vanno avanti, meritano di proseguire quanti si impegnano e hanno capacità. Noi non diamo illusioni. Nella scuola si entra con le audizioni e si arriva al diploma dopo due anni di studio e motivazioni serie.

Avete anche collaborazioni oltreoceano giusto? Sì, ospitiamo delle masterclass con grandi nomi del panorama cinematografico internazionale, è stato così ad esempio per Anna Strasberg. È un discorso saltuario, non costante, ma cerchiamo comunque di mantenere un filo diretto con l’estero.

Massimiliano Cardia spettatore come si comporta? Cosa ti piace e cosa proprio no? Da spettatore ti dico che non mi piace chi ha perso la voglia di rischiare e di essere visionario. Oggi, purtroppo nel nostro cinema si assiste ad una sorta di mercato delle pulci, manca quel guizzo di genialità, individuabile solo in  pochi, sporadici casi. E poi si sfornano tanti bravi attori ma manca il lavoro. Certo  l’Italia è maestra di cinema e sono fermamente convinto che, prima o poi, la ruota girerà e che la situazione si ribalterà completamente. Ecco, diciamo che come spettatore sono dispiaciuto, come artista, invece, sono combattivo, non mi arrendo e guardo al futuro.

Come nasce il tuo amore per il cinema? Sei figlio d’arte? No, la mia storia è assolutamente lontana dal mondo del cinema. Non sono figlio d’arte ma un ragazzo di borgata, semplice: a 25 anni sono uscito dal mio ambiente, appunto dalla borgata e ho cominciato a fare teatro da professionista. Poi mi sono stancato, il cerchio era ristretto, e così ho deciso di mettere a disposizione degli altri la mia esperienza organizzando delle masterclass con grandi nomi come Luca Ward, Michele Placido o Pupi Avati ed Amy Stewart. I corsi si tenevano in teatri che affittavo, posso dirti che ho iniziato con 20 euro in tasca, che mi attaccavo i manifesti per strada da solo, e che adesso, lavorando sodo, ho ben 10 persone che lavorano con me. Maurizio Costanzo ha amato molto la mia storia e mi ha invitato più volte nel suo programma:  ho avuto un’intuizione ante litteram, quella di istituire appunto un’accademia, e con tanti sacrifici sono riuscito a trovare la mia strada.

Cosa ti aspetta adesso? Quali sono i tuoi prossimi progetti? Con la Movie Machine Production, che è appunto la branca produttiva, abbiamo fatto diversi corti, adesso ci aspettano una serie ed un film. Con Giancarlo Giannini abbiamo fatto un cortometraggio, Amari Ricordi, dedicato a Fellini l’idea è di Susy Mennella, un progetto splendido che ho subito appoggiato.

Massimiliano Cardia e la musica? Quali sono i tuoi generi preferiti? E cosa fai nel tempo libero?  Sono un ragazzo del ’73, quindi sono cresciuto con la musica anni ’90, vivo come un grande lutto la morte di Mango. Mi piacciono molto i Modà, Alessandra Amoroso, che adoro, così come Pino Daniele e Franco Califano, con il quale forse ci accomuna il fatto di provenire dalla borgata.  Essendo un compulsivo, mi piace tutto ciò che è manualità, ad esempio nel tempo libero adoro fare giardinaggio, costruire, adesso sto costruendo un robot, uno di quelli in cui i pezzi si possono acquistare un po’ per volta. Ed essendo come ti dicevo un visionario, adesso sono in una fase creativa, sto appunto scrivendo una sceneggiatura con Enrico Pittari, in realtà io narro e lui scrive.

C’è un aneddoto che puoi raccontarci? Non so una giornata particolare ed indimenticabile trascorsa lì a Studio Cinema?  Ormai ho collezionato aneddoti che non saprei cosa raccontare ma posso dire che ad un corso con il maestro Giancarlo Giannini, durante la pausa, Giannini mi fa:  “ma un po’ di pollo?” Erano le 14 e io gli risposi “ok maestro”. E sono andato a comprare 15 polli  cotti e li ho portati. Giannini mi fa “Tu sei matto” e io ho cominciato a distribuire polli a tutta la classe, ben 35 persone a mangiare pollo. Poi il giorno dopo Giancarlo si presenta con i cannoli siciliani per tutti e mi fa: “oggi toccava a me”. I giovani attori si sono sentiti in famiglia, anche se Giannini è un grande personaggio, credimi è una persona semplice e stupenda.

Massimiliano Cardia ha qualche rimpianto professionale? Tornando indietro lasceresti tutto così o cambieresti qualcosa? Ognuno di noi credo tenda sempre a pensare “chissà se avessi…” Io ho iniziato con la carriera di attore ed invece eccomi qua ad aver creato Studio Cinema con Pino Pellegrino. Adesso la mia casa di produzione sta per iniziare a produrre film e serie scritte da me ed Enrico Pittari, un  bravissimo sceneggiatore. Quindi direi che oggi guardo solo avanti e che non cambierei nulla .

Il tuo augurio al cinema italiano? Il cinema italiano ha bisogno di giovani visionari e io sono qui.

A chi hai dedicato o dedichi il tuo successo professionale? C’è una persona a cui senti di dover dire grazie oltre a te stesso naturalmente? Direi grazie a tutti e a nessuno: tanti mi hanno dato fiducia ma io sono sempre stato sempre serio e preciso con loro, una persona però c’è, Giancarlo Giannini. Da lui ho imparato tanto durante gli anni trascorsi, durante le partenze per lavoro, Giancarlo Giannini non è solo un grande attore ma un uomo di cultura e dall’ inventiva spaventosa. Per me è stato un onore rubare la sua sapienza, ecco direi che è stato la mia nota musicale più importante che ha iniziato a far suonare la mia professione. E lo dico: grazie Giancarlo.

L’intervista con Massimiliano Cardia è giunta alla battuta finale. Avevo un piccolo veto, sin dall’inizio, non dettato dal protagonista, sia chiaro, ma accettato per non andare in disaccordo con la sua filosofia: quello di non diffondere l’idea che essere attori sia un sogno. L’ho accettato, appunto, e rispettato. Ma la nostra intervista si è poi interrotta ed è ripresa dopo poco perché Massimiliano Cardia era richiesto urgentemente da Pupi Avati. Ecco, non sarà un sogno essere o diventare attori, non sarà una fiaba questo mondo di grandi nomi, di interpretazioni indimenticabili e di stelle che attraversano la storia senza spegnersi. Però, per noi che stiamo dall’altra parte, dalla parte degli applausi e delle luci che nel buio di una sala ci infiammano gli occhi, è così bello immaginarlo come tale. E sono convinta che questo Massimiliano potrà perdonarmelo.

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