gennaio 22, 2015 | by Emilia Filocamo
“Essere umili e restare con i piedi per terra, consiglio questo ai giovani che vogliono diventare attori”. La storia di Angelo Maria Sferrazza, giovane attore siciliano in ascesa fra esordi, difficoltà e fede

Questa intervista è un grazie. Può sembrare strana come introduzione, ma è dovuta perché è stata una di quelle volte in cui, chiudendo il telefono, ho avuto l’impressione di ricevere un dono, che non è solo stata la possibilità di conoscere più da vicino un personaggio noto, un artista, ma piuttosto di portare con me e nella mia vita  un messaggio, uno sprone, appunto un regalo. Angelo Maria Sferrazza, l’attore protagonista di questa intervista, ha tutto, tutto quello che un ragazzo della sua età possa desiderare: una carriera in ascesa, una grande forza di volontà, una bellezza pulita e non chiassosa, energia ed entusiasmo. Ma dietro tutto quello che appare o che le sue risposte comunicano d’impatto, c’è molto di più; c’è un ragazzo, che si affida a Dio, anzi che si è affidato a Dio dopo un momento di grande dolore ed incertezza trovando la pace e la forza per andare avanti e diventare la persona speciale che è oggi.

Angelo, tu sei siciliano: in che modo il Sud, il tuo essere un artista del meridione, ha influenzato la tua carriera, i ruoli che hai interpretato. Cosa porti della tua terra nel tuo modo di recitare? Sai, io per lavoro, giro molto l’Italia e, senza alcuna presunzione, ma solo con tutto l’amore che posso nutrire per la mia terra, mi sono reso conto che essere meridionale, nel mio caso siciliano, è come avere un carisma, un qualcosa che rende particolari. Il tutto si traduce in una mimica, in una gestualità, in un modo di porsi anche sul lavoro, che diventa prodotto vendibile. Fino ad ora questa mia meridionalità mi ha solo dato vantaggi, anche perché, specie recentemente, sia per la tv che per il cinema, ci sono tanti lavori e progetti fortunatamente ambientati in Sicilia.

Angelo Maria Sferrazza è figlio d’arte? No, assolutamente. Sono un ottimo calciatore, sono stato un ottimo calciatore, poi un mio amico, fra l’altro scrittore, avendo notato in me un certo carisma mi ha spinto a fare un provino. A Naro, vicino Agrigento, si stava girando La Scomparsa di Patò, tratto da un romanzo di Camilleri e con la regia del genero di Camilleri, fra gli interpreti c’erano grandi attori, da Neri Marcorè a Nino Frassica e Maurizio Casagrande. Ho fatto il provino, ero una semplice comparsa, interpretavo un fruttivendolo che doveva trasferire delle arance dalla cassetta al carretto e avevo, come spesso avviene per le comparse, uno spazio oltre il quale non potevo muovermi, che non potevo valicare. Ad un certo punto, contravvenendo alle indicazioni che mi erano state date sul set, non so come, ho preso un’arancia e l’ho alzata verso l’alto, mostrandola ad un altro attore, con quel gesto ho calamitato l’attenzione di tutti e volevo riassumere questo pensiero dicendo “qui, in questo frutto, c’è tutta l’essenza della nostra terra”. Sono stato ovviamente rimproverato per quella presa di posizione. Quando poi ho visto il film, ho immaginato avessero tagliato la mia parte, invece no, era piaciuta, l’avevano lasciata ed io sono apparso in primo piano, in uno splendido primo piano. Quello è stato il mio esordio. Adesso studio recitazione con l’attore Vincent Riotta, attore del Capo dei Capi.

Cosa ti aspetta professionalmente? Girerò San Felice da Nicosia, sarò il protagonista nel film diretto da Tony Gangitano, ed in cui interpreterò il Santo, canonizzato da Papa Benedetto XVI, in un arco di tempo che va dai 20 ai 45 anni. Il film si gira ad Enna. Poi ho un progetto per Rai 2 di cui non posso anticipare nulla, e poi spero di fare ancora Rex, un’esperienza bellissima, sono stato il protagonista in una storia di soldati e di un capitano che si allontanava.

Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nel tuo lavoro, specie agli esordi? Le difficoltà si sono concentrate tutte una volta che sono entrato a teatro. Arrivando dal cinema, con La Scomparsa di Patò, ho praticamente fatto il percorso inverso. Ho studiato al Teatro Stabile Nisseno, e ti dirò che all’inizio non riuscivo nemmeno a leggere ad alta voce, avevo grandi difficoltà. In realtà, mi sono reso conto che molte delle cose che Vincent Riotta, il mio maestro, mi sta insegnando da un punto di vista cinematografico, erano già in me, andavano solo risvegliate, solleticate. È stato così anche quando ho interpretato, dopo la Scomparsa di Patò, un film sul tema della fuitina, grazie al quale sono stato notato e portato a Roma. Per prepararmi nella maniera giusta al ruolo, sono andato a casa dei miei nonni per farmi raccontare, davanti ad una tazzina di caffè, come era accaduta la loro fuitina, cosa avevano provato. Quando ho lavorato nel film Presto farà giorno di Giuseppe Ferlito, in cui c’erano anche attori del cast dei Cesaroni, fra i quali Ludovico Fremont, interpretavo un ragazzo bipolare, un piromane, e sono stato diverso tempo in psichiatria per capire dai pazienti e dai dottori come muovermi e come comportarmi. Per prepararmi al ruolo di San Felice da Nicosia, andrò in convento una settimana, digiunerò ed indosserò il saio. È questo il modo giusto per calarsi in un personaggio.

Ad un coetaneo con il tuo stesso sogno cosa consiglieresti e cosa gli suggeriresti di evitare assolutamente? Il mio primo consiglio è di essere umile, di non montarsi la testa perché altrimenti non si va da nessuna parte. Per me questo lavoro è un dono di Dio e lo utilizzo per comunicare ed esternare quello che sento, per far fruttare il mio talento. Ma studio costantemente, mi tengo aggiornato, credo che studierò fino al mio ultimo giorno di vita e ruberò dagli artisti che incontrerò, dai colleghi, dalle esperienze, perché è questo che rende un attore unico. Bisogna lavorare sodo e restare con i piedi per terra, io non ambisco al successo o ai soldi, faccio questo mestiere perché mi fa stare bene.

Ho letto di te e del tuo incontro con Dio: che rapporto hai con la fede? Faccio parte del Rinnovamento dello Spirito Santo, mi sono convertito a 18 anni, ero ateo. Grazie a questa conversione ho scoperto l’amore e voglio mettere il mio talento a disposizione degli altri, per dare gioia. Dio nella mia vita è al primo posto.

I tuoi hobby, le tue passioni? Adesso sto frequentando scuole di ballo caraibico, di balli di gruppo, vorrei essere completo come attore anche da questo punto di vista. Poi amo molto lo sport, sono una persona gioiosa e piena di vita.

Hai un sogno nel cassetto? Non ho sogni perché ho tutto quello di cui ho bisogno: ho la fede, ho Dio, ho l’amore e una bella famiglia, sono in salute, e tutto quello che mi arriverà, proprio come questa intervista con te, sarà solo provvidenza. Tre anni fa non era così, adesso la gente mi ferma per strada, nei centri commerciali della mia città, mi chiede di fare foto insieme e sono felice di vedere il sorriso sui loro volti.

Angelo ho un’ultima domanda, una curiosità più che altro: che tipo di bambino eri? Angelo resta un attimo in silenzio. Sono sempre stato un bambino molto vivace, diviso in due fra bene e male. A 14 anni ho perso il mio migliore amico a causa di un incidente stradale, mi è morto fra le braccia, anzi, ci dovevo essere io al suo posto, ed in questo senso, lui mi ha salvato la vita. Da quel momento ho iniziato a soffrire di depressione, avevo incubi ricorrenti, ho cominciato a frequentare brutte compagnie, sono finito nel tunnel della droga, ero un convinto sostenitore della teoria che chi sbaglia paga e deve essere punito. Poi a 18 anni, la svolta, l’incontro con il gruppo di preghiera, e la lettura del Vangelo, del porgere l’altra guancia a chi ti offende, l’esatto contrario del mio credo. Da quel momento la mia vita è cambiata, in verità, adesso, quando mi capita qualcosa di bello e di esaltante sul lavoro, per non dimenticare i meno fortunati, vado subito a servire alla mensa dei poveri, così mi sembra di essere completo e di bilanciare il tutto.

L’intervista con Angelo Maria Sferrazza si chiude diversamente dalle altre, con un messaggio di serenità e di speranza che arriva dalle labbra di un ragazzo che, come dicevo in apertura, ha tutto. E prima di salutarlo, colpita ed emozionata, sono io a ripetergli più di una volta, e con estrema sincerità, il mio grazie.

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