marzo 20, 2015 | by Emilia Filocamo
“Faccio il tifo per il Ravello Festival a cui auguro di tenere duro e puntare sempre più in alto”. In esclusiva il noto critico musicale Dario Salvatori si confessa sul prima e dopo Sanremo e sul successo de Il Salvatori 2015

L’intervista al noto critico musicale, scrittore e giornalista Dario Salvatori ha i connotati temporali e biologici di una nascita, il lasso vitale di tutte le creature che vengono al mondo e che hanno necessariamente bisogno di un prima e di un dopo. In mezzo il tempo di gestazione necessario, certo ristretto a molto meno di nove mesi, ma utile a formarne in maniera corretta organi e struttura. Il “ventre” in cui questa creatura di parole è cresciuta, è stato un evento di carattere nazionale ed internazionale, la recente edizione del Festival di Sanremo che ha fatto appunto da spartiacque fra il prima ed il dopo, fra la formazione di una placenta di ipotesi, auguri, speranze, dubbi, pronostici e idee ed il vagito necessario e piacevole di alcune, sostanziali conferme. A pochi giorni dalla partenza per Sanremo, contatto telefonicamente con una dose innegabile di emozione Dario Salvatori. Le mie prime domande vertono appunto sulla sua idea di Sanremo e su come sarà l’edizione condotta da Carlo Conti, sulle parole che non vorrebbe più sentire scivolare sulla testa dei microfoni dalla bocca dei cantanti nel momento sacro dell’esibizione e su un suo ricordo di Pino Daniele. Dario Salvatori mi anticipa la sua impressione fatta di un cast molto buono, sicuramente migliore di quello dell’anno precedente, condotto da Fabio Fazio, di un festival più pop, come sostenuto anche da Carlo Conti, mi racconta delle ospitate che lo porteranno come critico ed opinionista da Radio Uno ad Uno Mattina, da Domenica in a Mattina in famiglia. Contro lo spettro della ripetitività nei testi delle canzoni, troppo spesso ancorati a parole come sole, vita e amore, Salvatori mi parla di una sua posizione precisa e dell’essere ormai abile ad evitare le prese in giro provenienti dalle canzoni fintamente sociali. Passata la fase di gestazione e conclusosi Sanremo, contatto nuovamente Dario Salvatori su conferme, sorprese e risultati.

Signor Salvatori, la recente edizione del Festival di Sanremo ha confermato o deluso le sue aspettative? Direi che l’aspetto organizzativo è andato molto bene, la stessa cosa può ovviamente dirsi per gli ascolti. Sulle canzoni direi che ci sono state luci ed ombre, e cose che non hanno proprio funzionato. Fra queste ultime direi le due vallette, Emma Marrone ed Arisa. Io ho condiviso ed ero a favore della scelta di due vincitrici di Sanremo, quindi di due cantanti, ma questa idea andava sostenuta meglio, andava capito meglio il loro ruolo e questo credo sia stato un problema più degli autori che delle dirette interessate. Non sono inoltre un sostenitore dei super ospiti e dei comici, salverei solo fra tutti Virginia Raffaele.

Immagino avesse una sua preferenza fra i cantanti, è così? Assolutamente, ed era Nina Zilli. Non tanto per la canzone in sé quanto piuttosto per una scelta di campo precisa, quella della black music, che poi è il mio genere preferito, anche se poi non è stata premiata come forse meritava.

E cosa pensa invece della triade dei vincitori? E della polemica de Il Volo, tacciato di irriconoscenza nei confronti di Cenci e Renis? Non sono contento per la vittoria del Volo, e per quanto riguarda la polemica con Cenci, mi è sembrato che lì ognuno di loro aspettasse una telefonata, il Volo da parte di Cenci e viceversa. Certo è che Cenci ha avuto l’intuizione di metterli insieme come trio. Come si ripete spesso l’insuccesso è figlio di nessuno, mentre il successo ha sempre tanti genitori. Non credo che quello del Volo sia un suono pop, così come sbandierato,  anzi, è un genere, quello della lirica romantica, ottocentesca, che piace tanto all’estero perché fa pensare all’Italia. Ma l’Italia, ovviamente, non è solo quello. Il Volo inoltre era già un gruppo di successo, quindi ecco, credo che il merito, l’obiettivo di Sanremo sia quello di imporre uno stile italiano prima che si sia già imposto, e questo non è  il caso de Il Volo. E poi la lirica va studiata, far passare il messaggio che si possa fare lirica senza studiare, senza dedicarsi anima e corpo a questo, è piuttosto pericoloso, anche perché mi chiedo come si faccia ad avere il tempo di studiare fra concerti, viaggi, ospitate e successo. Credo sia praticamente impossibile.

E di Malika Ayane cosa mi dice? Malika mi piace molto, ha uno stile riconoscibile ma forse la canzone presentata a questo Sanremo non era proprio da strapparsi i capelli.

Cosa pensa Dario Salvatori dei talent? Le piacciono, li segue? Per tanti anni sono stato un grande nemico dei talent, oggi mi sono stufato di fare anche il nemico, anche perché quella è tv e ragiona dal punto di vista della tv. Gli autori stessi pensano alla tv e non al cantante, sfornando poi  prodotti effimeri che servono poco alla musica e ai cantanti stessi e, ormai, come si vede, anche agli ascolti.

Ma come nasce questa sua straordinaria passione per la musica? Penso sempre che sono stato fortunato, perché appartengo all’un per cento delle persone che hanno fatto della propria passione un mestiere. Devo dire che ho avuto anche due genitori splendidi a cui penso spesso e che mi hanno permesso di fare ciò che desideravo senza impormi obblighi. Sono sempre stato libero di scegliere, dalle cose più banali alle più importanti, e questo mi ha permesso di fare davvero ciò che volevo. Ho un fratello che è esattamente il mio opposto, avvocato, sposato, con figli, io non mi sono sposato e non ho figli, ma ringrazio la mia famiglia per avermi sempre sostenuto.

Cosa fa Dario Salvatori nel tempo libero? Hobby, difetti? Amo molto nuotare, adoro il mare, del concetto di Made in Italy, che considero una bufala, salverei solo il mare, ma attenzione, solo certi tratti di mare perché poi la costa si imbarbarisce facilmente. Sono come un bambino che quando vede l’acqua deve saltarci dentro e poi devono tirarmi via con la forza; spesso infatti vado a nuotare vicino casa mia. Non ho molta pazienza ed essendo sostanzialmente un metropolitano, non un campagnolo, posso dire di aver vissuto momenti migliori di questa città; vederla così ad uno dei punti più bassi della sua storia, mi fa male. Io dico sempre ai miei amici stranieri che a Roma c’è tutto ma non funziona nulla, se vivi qui e devi spostarti soffri molto, ecco perché ripeto spesso che tutto quello che si dice a Roma non è vero, a cominciare dagli orari per gli appuntamenti, che non riesci mai a rispettare per il traffico.

Un suo ricordo di Pino Daniele? Penso che forse la sua morte si sarebbe potuta magari evitare, essendo un soggetto a rischio, ma le modalità di ciò che è avvenuto non si conoscono. Non era uno dei miei artisti preferiti, io amo la musica afro americana e conosco il blues ed il rock che deriva dal blues, e se penso al blues, sinceramente non penso a Pino Daniele. Ma questo mestiere è fatto di formule e se lui ne ha trovata una di successo, vuol dire che qualcosa funzionava, certo cantava il blues in falsetto che di per sé è già una contraddizione in termini perché il blues vuole una cavata di voce roca.

Ci parla della nuova edizione de Il Salvatori e del successo che sta ottenendo? Sì, Il Salvatori 2015 sta ottenendo un notevole successo. Come è noto, è un dizionario per gli addetti ai lavori, ma la gioia più grande è stata quella di aver attirato anche un pubblico non specializzato. E poi sono felice di essere dal 2012 direttore della rivista Nuovo Ciao Amici, una rivista musicale dedicata ai giovani e che io ed i miei amici abbiamo deciso di rieditare a 50 anni dalla nascita, preservandone la grafica originale e ci sta dando davvero grandi soddisfazioni.

A chi vorrebbe dedicare un suo prossimo libro, ha una sorta di sogno nel cassetto in tal senso?  Mi riferirei sicuramente al passato, anche perché non avrebbe senso. Penso a Natalino Otto, a cui va il merito di aver diffuso lo swing, un personaggio interessante anche per la biografia avventurosa. Ha fatto ben 50 traversate in nave con la sua orchestra facendo leva a quel tempo, solo sul suo talento e sul suo gusto musicale e non di certo sulla tecnologia. Meriterebbe una bella biografia, magari anche fatta dalla figlia, la sua vicenda si è svolta in un momento difficile per il  fascismo e per la radiofonia che non aveva possibilità di trasmettere quel genere di musica, sarebbe interessante visto che in Italia c’è stato un ritorno allo swing grazie ad Arbore, alle varie scuole di ballo e al burlesque.

L’augurio di Dario Salvatori al Ravello Festival? Conosco il vostro cartellone di eventi, assolutamente vario ed interessante per proposte, è uno dei più prestigiosi. Ma più che un augurio, la mia sarà una raccomandazione: in un momento economicamente infausto io consiglio di tenere duro e faccio il tifo per il Ravello Festival perché possa crescere ed essere ulteriormente potenziato magari anche attraverso dei gemellaggi con artisti e realtà straniere, facendo leva sulla grande risonanza che ha nel mondo Ravello. Un binomio che unirà la bellezza straordinaria del luogo ai contenuti del Festival.   

Sono le ultime battute dell’intervista a Dario Salvatori, temporalmente scissa in due fasi, con un ante ed un post che sono stati insoliti ma necessari ad avere una panoramica completa. Così come nell’album dei ricordi di una nascita, di un figlio, non avrebbe senso conservare solo le foto dei primi passi escludendo magari quelle del primo sorriso.

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