novembre 10, 2014 | by Emilia Filocamo
“Fare l’attore è un mestiere di grande responsabilità” parola di Ivan Boragine il Michele Casillo di Gomorra-La Serie

Responsabilità è la parola d’ordine nell’intervista all’attore napoletano Ivan Boragine, il Michele Casillo della serie Gomorra. Risuonerà più volte nelle sue parole e non in maniera sterile o per una sorta di autocelebrazione, ma per una convinzione così sincera da arrivare dritta al cuore. Tutto quello che è dietro la sua bellezza mediterranea, lo sguardo vivo, intelligente è questo senso profondo del mestiere di attore, vissuto quasi come una missione, come un trait d’union prezioso per arrivare a darsi nella maniera migliore. E se non avessi per un istante creduto a questa sua necessità di considerare responsabilità e consapevolezza come le armi più importanti di un attore, tralasciando fama, popolarità, abbaglianti quanto effimere, a confermarmelo sono la dovizia e l’attenzione nei confronti di questa intervista. Al primo contatto, Ivan Boragine chiede di rispondere via mail alle mie domande, poi mi precisa che vorrà approfondire, migliorare quanto già scritto a voce, testimonianza della sua instancabile necessità di comunicare, di veicolare, appunto il messaggio giusto. Così, cominciamo una chiacchierata che scandaglia ogni aspetto della sua carriera sviscerando le domande, spinandole quasi da ogni equivoco o travisamento. Una domanda in particolar modo, quella dedicata alla sua terra d’origine, al Sud, merita una riflessione in più.

Ivan, come nasce la tua passione per il cinema? Sei figlio d’arte oppure è iniziato tutto con te? Purtroppo o per fortuna non sono figlio d’arte. Provengo da una famiglia molto umile. Papà impiegato, fin quando ha potuto e mamma casalinga. Tutto ha avuto inizio da me, da un fuoco interno, alimentato dall’esigenza di dover raccontare vite non mie. Non c’è una vera e propria nascita. Credo che all’improvviso vieni rapito da un qualcosa di inspiegabile.

 

Sei campano, un uomo ed un artista del sud: quanto credi che la componente “sud” fra l’altro tema dominante e conduttore del Ravello Festival 2014 appena conclusosi, abbia influenzato la tua scelta artistica e quanto influenzi anche il tuo modo di recitare e di porti con il pubblico? Credo che la scelta artistica provenga dal famoso fuoco interiore e non solo da una provenienza territoriale. Devo sicuramente dire che il Sud parla da solo, emoziona da solo e tutto questo sicuramente aiuta. Sono estremamente contento di essere un uomo del Sud. Il Sud è una fucina di emozioni, grandi attori e artisti.

Sei anche attore di teatro: il teatro, il formarsi a teatro, da addetto ai lavori, ritieni siano step fondamentali per un attore che vuole essere tale e credibile? Prima di tutto ritengo fondamentale la formazione, quella VERA, quella che permette, a seconda delle proprie esigenze o meglio di quelle del personaggio, di poter donare credibilità. Per la definizione di attore poi non credo ci sia differenza, è solo un fatto di sensibilità. Quello che cambia, è il rapporto con un pubblico, magari di 2000 persone, rispetto a quello che hai con una macchina da presa. Differenze tecniche si, ma ogni attore le risolve in maniera diversa e a seconda delle esigenze.

L’incontro che ti ha cambiato la vita, professionalmente parlando? Ogni incontro fatto, mi ha arricchito. Oggi posso dire che è l’insieme di tutto questo che ha portato ad un cambiamento quasi inconsapevole. Ognuno ha fatto in modo che Ivan Boragine diventasse quello che è oggi, non c’è un nome in particolare che posso fare, ma un po’ tutti, dai colleghi, dagli artisti ai tecnici.

Ci racconti la tua esperienza sul set del film Gomorra? Un’esperienza importante, di impatto: come l’hai vissuta e cosa ne hai tratto? Ed in che modo il personaggio che interpreti ti somiglia o si discosta da te? Proprio cosi, un’esperienza di estrema importanza e grande impatto, recentemente sono stato anche al Duel Village di Caserta per la proiezione di altre tre puntate della Serie, cominciata il 22 settembre e terminata poi lunedì 13 Ottobre. L’ho vissuta con tranquillità. Non avrei potuto fare altrimenti, visto che la responsabilità era alta. Responsabilità che un attore deve sempre avere. Sul set non ho potuto fare altro che apprendere ed imparare da ognuno dei professionisti presenti. Ogni giorno avvertivo una crescita. Non mi sono focalizzato sulla popolarità, sul riscontro a livello di immagine, cose sicuramente importanti, ma piuttosto sul messaggio, su quello che è arrivato al pubblico. Il mio obiettivo non è essere popolare, ma fare bene il mio lavoro, mettere il mio corpo, come è stato già detto, a disposizione del ruolo, del personaggio. Per quanto riguarda il mio personaggio, Michele Casillo, è sicuramente diverso da me ma forse potrei trovare anche qualche analogia. È un uomo sensibile, intelligente ma debole, colto, e che si ritrova in un mondo complesso a causa di alcune amicizie giovanili, come quella con Savastano.

Il giorno più bello sul set? Sicuramente il primo giorno di set. L’emozione dell’inizio di una nuova esperienza. Il primo rapporto del nuovo personaggio da interpretare con la macchina da presa.

Hai mai dei rimpianti, magari per qualcosa che avresti potuto fare e non hai fatto, per un lavoro che non hai accettato? Tutte le scelte che ho fatto nella vita, sono partite tutte da una mia volontà e da una fusione tra testa e cuore. Tutte mi hanno portato ad essere quello che sono oggi. E devo dire la verità, sono fiero di me stesso.

I tuoi prossimi progetti? Beh ci sono due progetti cinematografici dei quali non parlo, da buon napoletano, anche un po’ per scaramanzia. Sicuramente proseguirò con la tournée dello spettacolo “Do not disturb”, uno spettacolo innovativo, voluto da Mario Gilardi, regista della versione teatrale di Gomorra. Do not disturb è ambientato nelle camere d’albergo. Lo spettatore diventa una sorta di voyeur e ogni camera d’albergo, in cui il suo sguardo viene invitato ed introdotto, contiene una storia ed un colpo di scena. Ho accettato subito perché credo sia un prodotto senza precedenti. Poi a Dicembre sarà la volta di una commedia inedita

Con quale regista italiano ti piacerebbe lavorare? Puoi farci un nome? Non pongo limiti, specialmente in questo periodo. Spesso, anzi continuamente mi innamoro di registi e stili diversi.

Se non fossi stato un attore, oggi saresti? Uno psicologo.

Finalmente arriviamo alla domanda che era rimasta in sospeso, forse perché ci tieni particolarmente. Cosa auguri alla tua terra, al Sud in genere? Auguro quello che fondamentalmente auguro a me stesso e cioè una seria ripresa culturale perché credo ci sia una sorta di appiattimento generale dovuto all’adagiarsi ad un sistema, alla rassegnazione dilagante. La ripresa culturale è anche responsabilità, responsabilità non solo di noi attori ma anche di ogni abitante del Sud, ed è questa consapevolezza che potrà portarci avanti. Io mi sono trasferito per un periodo a Roma e poi sono tornato a Napoli per girare Gomorra. All’inizio dei miei studi come attore, confesso che il mio essere del Sud mi ha creato non poche difficoltà, proprio per il mio modo di rapportarmi come napoletano. Poi sono diventato con il tempo più sicuro, più consapevole e appunto responsabile di questo mio essere del sud e adesso posso dirti solo che non solo amo la mia terra visceralmente ma guai a chi mi tocca il Sud!

Quale consiglio daresti ai giovani talenti che, in mezzo a mille difficoltà e disillusioni, tentano magari di farsi strada nel tuo mestiere? Un consiglio forse banale, ma sincero e sentito. Studio, formazione ed un fondamentale esame di coscienza con studio interiore. Capire realmente la propria esigenza e la forza del fuoco sacro che si possiede per questo mestiere. Spesso sono semplici “mal di pancia”. Inoltre consiglio massima “RESPONSABILITA’”

Come ti vedi fra 20 anni? Ancora cinema oppure hai pensato ad una sorta di PIano B? Non ne ho la più pallida idea. Il bello di questo mestiere è proprio questo. Vivere il momento ed assaporare ogni singolo istante presente è l’unica “visione” che ho.

Hai mai pensato di lavorare all’estero e se ci fosse l’occasione c’è un regista che proprio adori? Tim Burton, assolutamente. Anzi il binomio Depp – Burton sarebbe perfetto, farei follie per un’occasione del genere e soprattutto sarebbe il modo migliore per confrontarmi con un modo di lavorare diverso,  con professionisti del metodo americano, che io adoro.

Il ruolo che non ti è stato ancora offerto e che vorresti interpretare? Ti dirò che sono una persona a cui piace sperimentare e calarsi in ruoli diversi. Ho avuto la fortuna di interpretare un ragazzo autistico ed è stato bellissimo frequentare per 14 giorni un centro di riabilitazione a Napoli ed entrare in contatto con persone che hanno questo tipo di problemi o altre difficoltà. Dopo Gomorra sarò presente in una serie per Mediaset, avrò il ruolo di un finto finanziere, uno psicopatico. Ecco, questo è un ruolo ad esempio che mi esalta perché, per caratteristiche fisiche, ho sempre avuto ruoli da belloccio, da bravo ragazzo. Il lanciarmi in una esperienza nuova in cui, dietro lo sguardo pulito, rassicurante, si nasconde una mente deviata, mi inorgoglisce perché è  un ruolo complesso e sono convinto che un attore dia il meglio di se proprio nelle circostanze più difficili. Io sono felice di questo. La qualità paga, lavorare sodo paga e serie come Gomorra o Romanzo Criminale lo dimostrano ampiamente. Ma su tutto, in questo mestiere, deve prevalere sempre e soltanto un grande senso di responsabilità. 

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