luglio 11, 2015 | by redazione
Fondazione Ravello, Università Federico II e Centro di Cultura e Storia Amalfitana assieme per studiare il paesaggio naturale e rurale di Ravello

Quel paesaggio che da sempre è stato cantato da poeti, scrittori, pittori, fotografi, e che è sicuramente alla base della fortuna di Ravello e della Costiera Amalfitana, – “Il magico giardino di Klingsor è trovato” Wagner; “È una delle più dilettevoli parti d’Italia” Boccaccio – nei secoli si è evoluto e trasformato grazie a due elementi quasi in gioco continuo fra loro e spesso in competizione, l’Uomo e la Natura. Un divenire continuo, senza regole né progetto, legato alla contingenza oltre che alle leggi della fisica e della chimica. Oggi dovrebbe essere la “VIA” (valutazione di impatto ambientale) a garantire che qualsiasi intervento sia coerente con la vocazione naturale, con la geologia, con la storia e con il progetto di un territorio. Ma questo è un discorso rivolto al futuro. Per il passato cosa e chi hanno determinato le trasformazioni del paesaggio? Come si è evoluto il paesaggio tanto decantato, che l’uomo ha elevato spesso a Paradiso Terrestre? – “Il giorno del giudizio, per gli amalfitani che andranno in Paradiso sarà un giorno come tutti gli altri” scrisse e sottoscrisse, nel 1877, Renato Fucini.
A queste domande la Fondazione Ravello ha inteso dare delle risposte avviando una ricerca ed uno studio, affidati, dalla passata gestione, alla Facoltà di Agraria dell’Università Federico II e al Centro di Cultura e Storia Amalfitana. Un programma integrato di indagini territoriali, finalizzato alla produzione di elaborati cartografici relativi all’evoluzione del paesaggio naturale e rurale del Comune di Ravello, nel corso di un periodo storico indagabile a mezzo degli strumenti archivistici e cartografici disponibili, con lo scopo principale di fare in modo che gli ecosistemi naturali e lo spazio rurale, siano interpretati ed analizzati tenendo conto della loro complessa struttura ed organizzazione.
Nel corso di un incontro presso Villa Rufolo, i tecnici coinvolti nel progetto, hanno presentato una bozza avanzata dello studio, che dovrebbe essere ultimato per il prossimo autunno, al Commissario Antonio Naddeo e al Segretario Generale Secondo Amalfitano, i quali hanno rivolto parole di apprezzamento per l’impostazione complessiva e per l’approccio scientifico ad una problematica ampia e complessa. Il Commissario Naddeo ha auspicato che lo studio possa fornire anche un’utile lettura di alcuni interventi “umani”, anche recenti, che ancora non sono stati intimamente valutati (Condoni edilizi, riconoscimento della DOC Costa d’Amalfi, realizzazioni di nuove strade, etc.). L’obiettivo di censire, catalogare e conservare i valori produttivi, ambientali, paesaggistici, oltreché storici, del nostro territorio, resta quello principale della Fondazione Ravello coerentemente, con la sua vocazione, con il suo statuto e la sua mission.
Verrebbe da dire: “non solo Ravello Festival”, ma, ora più che mai, possiamo semplicemente dire: Fondazione Ravello. (foto Pino Izzo)

 

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