giugno 1, 2015 | by Emilia Filocamo
“Giampaolo Morelli è l’Ispettore Coliandro: quando inforca i ray ban ed indossa la giacca, si trasforma”. Dal set bolognese della nuova, acclamata serie dei Manetti Bros, Antonio Manetti racconta il suo Coliandro

Non conosco ancora Bologna. Purtroppo. Non conosco le sue case rosse, il susseguirsi elegante dei portici, la bellezza delle sue piazze, dei monumenti, del suo cielo centro nord. La conosco dai racconti di chi ci vive tuttora, di chi me l’ha descritta, fatta immaginare, sognare, accarezzare per un istante con la fantasia. Però ci sono piccoli privilegi che, nonostante la distanza, ti vengono incontro con la forza e la bellezza di un regalo. Sento Bologna più vicina in un pomeriggio di Maggio grazie al grande regista Antonio Manetti, una delle due gambe di una creatura perfetta che va sotto il nome notissimo di Manetti Bros, sgambettante successo nato appunto dal duo con il fratello Marco. È la seconda volta che ho l’onore di parlare con Antonio Manetti, la seconda volta che mi stupisce e, in questo caso, ho un privilegio in più: quello di sentirmi raccontare il set dell’Ispettore Coliandro mentre è sul set, mentre se ne sta allontanando, dopo un’altra giornata di riprese, insomma mentre lo saluta per dedicarsi alle mie domande. Cinque mesi in cui Antonio e Marco Manetti saranno con Giampaolo Morelli per dare vita alle nuove avventure del loro personaggio scanzonato, ironico, particolare, da fumetto e da racconto, come è nella migliore tradizione dei Manetti. Non conosco Bologna ma, grazie al potere eccezionale delle parole, mi sembra di essere proprio là, magari sotto un portico, accanto ad Antonio Manetti, mentre osservo in lontananza l’allegro, affascinante trambusto che hanno tutti i set, fucine tutte mani, telecamere e sogni.

Signor Manetti, può anticiparci le novità di questa serie dell’Ispettore Coliandro? Cosa dobbiamo aspettarci? È una serie che ci piace molto, sarà sulla stessa riga delle altre ma ci saranno due piccole novità nella squadra preesistente, una ragazza giovanissima, la Buffarini, come sapete in Coliandro ci si chiama tutti per cognome, interpretata da Benedetta Cimatti e una signora romagnola della scientifica che ama ballare il liscio, la Paffoni, interpretata da una brava Luisella Notari. La novità è che saranno sei puntate invece delle classiche 4 delle serie precedenti. E andranno in onda ad Ottobre.

Ma qual è secondo lei il segreto del successo di questa serie tornata a grande richiesta? Il successo non credo sia una formula, è piuttosto un concorso di più elementi essenziali. Sicuramente la scrittura di Lucarelli e poi l’interpretazione di Giampaolo Morelli sono fondamentali, e poi la forza è data dall’aver creato un personaggio vero ed unico al tempo stesso; sembra una persona comune, che si conosce, con tanti pregiudizi tipici e con le classiche modalità degli italiani. Coliandro ha pregiudizi per nei confronti degli stranieri, delle donne ma poi, puntualmente, quello che gli accade lo smentisce. La cosa bella da un punto di vista narrativo è il fatto di sentirne i pensieri, le riflessioni, e anche questo è un punto di forza.

La città di Bologna come location, quanto influisce sul personaggio? Beh, Bologna è una citta molto bella, da girare a piedi, da gustare tutta con i suo portici e le case rosse ma è anche una metropoli, multietnica, che si sposa bene con casi di crimine. Inoltre è pur sempre una città di provincia, piccola, e Coliandro, anche se è un adottato bolognese, è un po’ provinciale. Quindi sostanzialmente c’è una bella osmosi fra protagonista e location.

Parliamo di musica adesso: che parte occupa all’interno di Coliandro? La musica per noi è importante, nel caso di Coliandro è importantissima, fondamentale. Nelle prime serie c’era una sigla all’americana, che sottolineava magari dei momenti importanti o delle emozioni con dei jingle. In questo momento stiamo ancora lavorando alle musiche ma, se da un lato manterremo le classiche suggestioni sonore ispirate agli anni ’60 e ’70 ed anche un po’ funkeggianti, ci saranno inserti di progressive rock. Manterremo comunque il carattere retrò del commento musicale: è un modo per sottolineare il fatto che Coliandro stesso è rimasto un po’ indietro, è se vogliamo, un personaggio retrò.

Cosa vi piace di Giampaolo Morelli e della sua interpretazione di Coliandro? In realtà con Giampaolo c’è un bel rapporto da sempre, abbiamo scritto anche diverse cose insieme ed è nata una bella amicizia. A nostro parere è un attore di un talento straordinario, spesso anche un po’ sottovalutato, riesce a fondere commedia e momenti drammatici, è serio ed è in grado di far ridere quanto un comico. Anche se, attenzione, qui non siamo in una commedia, il giallo resta giallo ed i cattivi sono cattivi, non è un Mr Bean. È particolare, ironico ma serio. Io e mio fratello ripetiamo spesso che Giampaolo è Coliandro, pur essendo nella realtà completamente l’opposto del personaggio che interpreta, appena indossa quella giacca e si infila le ray ban, ecco che diventa lui. Si trasforma totalmente, è davvero incredibile.

I nuovi progetti dei Manetti Bros? Per adesso siamo concentrati su Coliandro, poi rimane sempre il nostro sogno nel cassetto, il nuovo film, per il quale stiamo lavorando sulla scrittura. Siamo ancora nella fase creativa, poi si sa le idee possono cambiare all’improvviso. Magari dopo Coliandro ci dedicheremo al nostro film completamente.

Ultime battute di questa intervista: terminata la comunicazione, Antonio Manetti sarà ancora in qualche strada del centro di Bologna. Mi sarebbe piaciuto poter allegare a questa intervista qualche battuta dell’ispettore Coliandro, dunque di Giampaolo Morelli, ci abbiamo provato, più volte, cercando di far coincidere le due interviste, ma come sottolineato da Antonio Manetti, Morelli è impegnatissimo e non riesce a rilasciare interviste. Mi accontento di pensare che magari Morelli era nei paraggi, mentre Antonio Manetti si raccontava e raccontava Bologna. Avrà magari ascoltato, chissà. Con indosso ancora gli abiti di scena, con la giacca e le ray ban, pronto ad andare incontro al crimine, mi si conceda l’ossimoro, con un serio sorriso.

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