maggio 15, 2014 | by Nicola Mansi
Giancarlo Giannini protagonista a Ravello: “Nel cinema di oggi bisogna aver coraggio di portare avanti le proprie idee”

Parlare al telefono con Giancarlo Giannini è un’esperienza trascendente, quasi un déjà vu. Recepirne i concetti scanditi con quella voce immarcescibile che la cinematografia internazionale ha legato a mostri sacri come Jack Nicholson, Al Pacino, Michael Douglas, Gérard Depardieu, Dustin Hoffman – solo per citarne alcuni – è un privilegio che purtroppo lo scritto, non rende possibile trasmettere. Quella voce, quella risata unica, quei toni che furono esaltati perfino da Kubrick per il doppiaggio di Shining, fanno rivivere immagini e scene divenute storia.
Magia del cinema direbbe qualcuno, magia, che il pubblico del Ravello Festival, avrà il privilegio di rivivere sabato prossimo (17 maggio ore 21.30), all’Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello. (info www.ravellofestival.com)
Sul parquet della sala disegnata dal maestro brasiliano Giannini, accompagnerà la musica del pianoforte di Giovanni Bellucci per la prima assoluta di “Il sogno di una notte di mezza estate“, progetto di chiara ispirazione shakespeariana, ideato dallo stesso musicista e abbracciato dall’attore.

Shakespeare scriveva, “la bellezza provoca i ladri più dell’oro”. Cosa è per lei la bellezza? E parafrasando il titolo del film di Sorrentino, oggi qual è la grande bellezza? C’è una seconda domanda? Di bellezza forse si parla troppo e non si riesce mai a dire cosa sia. L’altro giorno ero a Recanati e mi sono venuti in mente i versi di Giacomo Leopardi, guardavo quelle colline e pensavo a quello che c’è dietro. Forse la bellezza è il desiderio della conoscenza, quello che ricerchiamo. Forza, energia… in fondo la bellezza è la vita.  

Ravello sarà la culla di una straordinaria anteprima. Dopo anni di carriera e di “prime” prova ancora le stesse emozioni alla vigilia di un esordio? Sicuramente dopo un po’ di anni c’è più esperienza ma affronto le nuove sfide con lo stesso animo. Le emozioni sono sempre le stesse. Ogni volta è un mettersi alla prova, ricercare la bellezza dietro la collina.

Come è nata la collaborazione con il maestro Bellucci? Non conoscevo Bellucci. È un pianista straordinario che “parla” con il pianoforte. Questo mi ha colpito e convinto a collaborare ma visto che la voce è uno strumento molto più limitato rispetto al pianoforte, lo spettacolo sarà sicuramente una sfida per me. 

Il tema del Ravello Festival di quest’anno è il Sud, un concetto che spazia dal semplice riferimento geografico ad un modo di essere, di vivere e concepire la vita. Lei che al sud ha lavorato, dai numerosi lavori con Lina Wertmuller ai film incentrati sui problemi legati alla Mafia, può darci una sua definizione di Sud? Io sono un uomo del Nord che ha scoperto il Sud con i film e me ne sono innamorato. Un mondo unico che come tutte le cose legate all’uomo ha dovuto subire delle degenerazioni. Il mondo è questo, imprevedibile e pieno di trabocchetti. Ha una sua intrinseca armonia, sintonia, bellezza ma che subisce inevitabilmente delle deviazioni. La mafia nacque come ribellione ai potenti, ma sappiamo come è andata a finire.

Cinema e musica costituiscono un binomio imprescindibile. L’una è emanazione dell’altro: se dovesse descrivere la sua carriera, e dunque la sua vita, attraverso le colonne sonore dei film che ha interpretato, quali sceglierebbe? Ce ne sono tantissime. Le musiche di Nino Rota e Morricone su tutte. Forse sceglierei la colonna sonora di “Film d’Amore e d’Anarchia”. La musica nel cinema è una materia strana.

Che cosa manca al cinema di oggi? Nel cinema di oggi bisogna aver coraggio di portare avanti le proprie idee. Avere la forza di essere curiosi e di rinnovarsi. Paolo Sorrentino ad esempio, ha avuto questa forza e questo coraggio.   

La scomparsa recente di Mariangela Melato ha privato il mondo dello spettacolo di un talento incredibile. Il suo ricordo più bello di questa donna straordinaria. I ricordi sono tantissimi, legati prima ancora che all’attrice alla donna straordinaria. Emanava una “luce” speciale. Amava il cinema ma soprattutto il teatro più di se stessa. In questo momento nel quale è difficile avere esempi, spero che lei sia un esempio per i giovani attori.  

Lei è un mito, cinematograficamente parlando, ma quali sono, mi scusi il gioco di parole, i miti di un mito? Negli ultimi quindici anni mi hanno dato un sacco di premi alla carriera, spero che questo mi allunghi la vita. Di miti, di geni ce ne sono tanti: Leonardo, Michelangelo, Mozart… Noi sicuramente non lo saremo mai ma da questi geni possiamo imparare una cosa: essere meno piccoli.  

locandinaSe potesse tornare indietro nella sua carriera artistica, cancellerebbe o modificherebbe qualcosa? Non so, cambierebbe un giorno, una scelta fatta, un copione a cui ha detto si e non avrebbe dovuto. Non rinnego nulla del mio passato. Ho sbagliato sicuramente tanto ma non mi guardo mai indietro, cerco di guardare sempre al futuro.

Nel suo ultimo film lei è attore e regista. L’ultimo film è come l’ultimo figlio. Il mio è stato trattato male. Racconto la storia di un uomo che nonostante l’età si riscopre, che vuole salvare la sua purezza d’animo e ci riesce non avendo più paura della vita. È un film filosofico che pochi hanno capito… Giannini chiude con un salomonico “Che aggia fa?”.  

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Il trailer dell’ultimo film di Giannini: “Ti ho cercata in tutti i necrologi” 

 

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