novembre 18, 2014 | by Emilia Filocamo
Giovanni Lombardo Radice, l’autore de I Ragazzi del muretto: “Con il tempo ho cominciato a disamare la sceneggiatura televisiva, per temi, per mediocrità e banalità”

Le occasioni, si sa, sono treni. Sono treni e comete. Sono congiunzioni di punti imprevisti, un sistema di assi cartesiano che decreta una determinata posizione favorevole in quel momento e soltanto in quello. L’attore Giovanni Lombardo Radice, attore di cinema e teatro e di cui non è necessario enumerare i titoli della  lunga, luminosa, conosce bene queste occasioni ma se caso e fato non vengono supportati ed aiutati dalle capacità, allora anche l’occasione diventa inutile o un momento di bagliore presto sedato. Quando ci parliamo al telefono, disponibilissimo, vengo introdotta con garbo nel suo mondo fatto di grandi nomi e di passione, di danza, di avvenimenti che lui definirà più volte casuali ed in cui in realtà il talento, innegabile, ha semplicemente ottenuto la meritata ed attesa prova del nove.

Signor Lombardo, scorrendo i titoli dei film ai quali ha lavorato, lei è legatissimo all’horror. Mi chiedo come mai questa preferenza? In realtà tutto è nato per caso perché la mia prima agente cinematografica, nel 1979, era allora la suocera di Ruggero Deodato che stava preparando non un horror ma piuttosto un thriller, la “Casa sperduta nel parco”. E sono stato agevolato perché, essendo trilingue, parlo correttamente inglese, francese ed italiano, ero perfetto nel parlare l’inglese. Da quel momento, mio malgrado, ho infilato questo filone di horror e thriller, facevo ovviamente anche teatro, ma con il teatro i guadagni erano limitati e fare questo genere di film mi ha aiutato tanto.

Recitare perché? Non sono figlio d’arte, diciamo che la mia è stata una passione endemica: volevo fare il ballerino, ho studiato danza classica. Poi ad Amsterdam, dopo un salto sono caduto, ho avuto un incidente, ho preso un diploma come fisioterapista e, successivamente, sono passato al teatro.

Lei ha fatto teatro, cinema, tv, ma dove si sente effettivamente più a suo agio? Inutile girarci intorno, fra cinema e tv non ci sono grandi differenze. Sicuramente mi sento a mio agio a teatro e così anche al cinema e quando sono da una parte, sento la mancanza dell’altro. È tutta una questione di equilibrio, non ci sono definizioni nette e nemmeno le differenze gigantesche che si presumono.

L’incontro che le ha cambiato la vita professionalmente? Di incontri ce ne sono stati tanti e le cose sono sempre accadute per caso. Ad esempio, mentre facevo uno spettacolo di avanguardia, fui visto da Giancarlo Cobelli che mi scelse per il Mercante di Venezia. Poi è stata la volta di Carlo Cecchi che mi chiamò per fare un adattamento radiofonico di Dorian Gray e poi per il Borghese Gentiluomo come comparsa. Ma sicuramente uno degli incontri più importanti è stato quello con Michele Soavi sul set di Fulci, Paura nella Citta dei Morti viventi dove io avevo un piccolo ruolo. Poi con Soavi regista, ho lavorato in tre dei suoi film.

Lei è autore della sceneggiatura di una fiction cult, i Ragazzi del Muretto, forse una delle prime ad inaugurare il filone delle fiction di grande successo. Come è nata questa esperienza? Ho fatto lo sceneggiatore per diversi anni, per caso avevo scritto con Marina Garroni un musical, Happy End, che piacque molto a Paolo Valmarana, dirigente Rai. Cominciammo così a scrivere una delle prime serie per la Rai, Aeroporto internazionale e, successivamente, entrammo nel team dei I ragazzi del Muretto, un prodotto nuovo per la tv e fatto anche molto bene. Vede con il tempo ho cominciato a disamare la sceneggiatura televisiva, per temi, per mediocrità e banalità. Allora eravamo più liberi di dire e di fare.

Sento una certa nota critica nella sua affermazione. Cosa pensa della fiction italiana? Qualsiasi cosa, purtroppo, se rapportata ai prodotti stranieri, specie se americani, va accantonata. C’è troppa banalità, una persistenza di facili lieto fine e poi sono copiate una sull’altra.

C’è stato un giorno per lei sul set o sul palcoscenico più bello degli altri, insomma un giorno indimenticabile? Si, ho messo in scena Camere da letto di Alain Ayckbourn, mi occupavo solo della regia ma dicevo spesso agli attori maschi che, nel caso in cui avessero ricevuto offerte per fiction e altri ruoli, di non porsi problemi e di cogliere l’occasione perché io potevo sostituirli in qualsiasi momento. Così è accaduto che durante la tournee in Toscana, sostituii un attore impegnato su un set ed accadde una cosa meravigliosa. Il personaggio che interpretavo si impossessò di me, fu quasi un miracolo che un grande riscontro con tanti applausi. Alla fine fui preso per il ruolo perché l’attore titolare della parte non ebbe più modo di riprenderlo. E quel ruolo l’ho interpretato per ben 4 anni.

I suoi prossimi progetti? Sono nell’opera prima da regista di Karin Proia, intitolata Una gita a Roma, una storia molto poetica e delicata che racconta di due bambini che si perdono per Roma. Poi ho da poco girato un horror di Luigi Pastore, Shit The Movie, remake di un film tedesco degli anni ‘80 che ottenne un discreto successo. Il protagonista è un killer, una sorta di fantoccio ed io interpreto il manovratore di questo killer.

Lei che ha tanta esperienza nel e del mondo dello spettacolo, quale consiglio sente di dare ad un giovane che vuole tentare questa strada? Il primissimo consiglio è di pensarci bene, poi di tenere da parte, in un angolino magari, una cosa alternativa perché questo mestiere è pieno di rischi, di precarietà e bisogna avere un altro rifugio, assolutamente. E poi di studiare tanto e di imparare bene l’inglese, perché è fondamentale. Bisogna frequentare anche una buona scuola di recitazione, sono poche in giro, ma ci sono.

Quindi anche lei, nonostante successo e talento aveva un piano B, giusto? Il mio piano B era fare il fisioterapista, cosa che faccio tuttora. E poi traduco moltissimo, quantità incredibili di testi teatrali e anche testi per un sito medico.

A chi vuole dire grazie oggi Giovanni Lombardo? Dico grazie a Carlo Cecchi, a Cobelli, ormai scomparso, e ancora a tante altre persone, ad Antonio Margheriti, ad esempio, e a Duccio Tessari.

C’è un ruolo che non ha ancora interpretato e che vorrebbe tanto le offrissero? Non potendo per ragionevoli limiti di età interpretare il Mercuzio di Romeo e Giulietta, mi piacerebbe essere l’Idiota di Dostoevskij, ecco questo mi piacerebbe molto.

Un attimo prima di chiudere l’intervista con Giovanni Lombardo, gli chiedo di fornirmi delle sue foto, dai set, numerosi, dal palcoscenico. La sua risposta è incisiva e simpatica: Saccheggi pure senza problemi dal mio sito o da facebook.

Ci rifletto un attimo e poi penso che una carriera come la sua, così pregna e variegata, sarà stata immortalata chissà quante volte e da quante mani sapienti.

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