settembre 19, 2014 | by Emilia Filocamo
«Giulio Base mi ha scoperto quando lavoravo in un bar». Gianni Rosato racconta il suo esordio nel cinema

Le prime parole che si possono dire a proposito di Gianni Rosato, attore del film “L’inchiesta” di Giulio Base, oltre che di fiction, sono suggerite dal suo sorriso tutto Sud, voglia di dire e fare, di entusiasmo. Sono incise, credo nella sua bellezza. Che poi a tanta bellezza, che l’attore continua a bollare semplicemente ed umilmente, come particolarità, si aggiungano anche cortesia e gentilezza, non è da dare per scontato, anzi. Quando lo raggiungo telefonicamente, alle 13, la sua voce, comunica tanta gioia e soddisfazione, ma soddisfazione buona che non fa per nulla rima con alterigia e pienezza di se. Viene voglia solo di ascoltarlo e di lasciarsi trasportare dal suo racconto di coincidenze, fatalità, di pezzetti che si incastrano con la precisione degli “organi” di un puzzle e di persone che si trovano al posto giusto e nell’orario giusto. Un po’ come me, che alle 13,00 in punto, aspetto di parlargli.

Gianni, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Come nasce la tua partecipazione ad un film di grande riscontro come L’Inchiesta? Ci racconti questa bella esperienza? «Sono di origini calabresi, ho vissuto in Piemonte e poi mi sono trasferito a Roma. Qui ho lavorato in un locale per mantenermi. Una sera, fra gli ospiti del locale c’era Giulio Base, il noto regista. La cameriera, una mia collega, non aveva voluto servirgli una birra ed io, poiché mi sembrava una scortesia, e non perché fosse Giulio Base, ma perché sarebbe stato scortese nei confronti di qualsiasi cliente, ho deciso di portargliela al tavolo. A fine serata, ci siamo rincontrati e Giulio Base mi ha chiesto se fosse quello il mio lavoro, quando poi io, senza nessuna pretesa, gli ho detto che mi sarebbe piaciuto fare l’attore, lui ha sospirato “Eccone un altro che vuole fare cinema”. E poi mi ha chiesto il numero di telefono. Dopo una settimana da quell’episodio, uscivo da un centro commerciale con le buste della spesa quando mi è squillato il telefono. Dall’altra parte una voce diceva di chiamarmi dalla IIF. Io non capivo, poi la voce ha spiegato che era la IIF di Fulvio Lucisano, la Italian International Film e che Giulio Base mi voleva vedere per il suo nuovo film. Non ci crederai, ma ero così su di giri, che sono rimasto là imbambolato e ho perso ben 5 autobus che avrebbero potuto riportarmi a casa. Poi sono partito per la Tunisia, mi sono trovato   a girare con un cast spettacolare che andava da Dolph  Lundgren ad Ornella Muti, da Max Von Sydow a Giuliano Gemma. Ero in mezzo a dei grandi».

La tua passione per il cinema nasce esattamente da cosa? Sei figlio d’arte? «No, assolutamente. Ma sono sempre stato attratto dal maxi schermo e, attenzione, pochissimo dalle scorciatoie, dai reality – regala popolarità che ti fanno conoscere in un lampo e poi ti bruciano altrettanto in fretta. Fare cinema è emozionarsi e fare emozionare, è capacità di darsi e di comunicare. Io credo che ci sceglie di fare cinema, chi ama fare cinema sul serio, debba possedere questo dono di comunicazione e di emozione».

A cosa stai lavorando attualmente? «Ti dirò che questo è stato un anno particolarmente intenso per me, ho lavorato ne Il Giudice Meschino di Carlo Carlei al fianco di Luca Zingaretti e Luisa Ranieri, abbiamo girato fra la Calabria e Roma fra l’altro. Poi saremo al Roma Fiction Fest per presentare Qualunque Cosa Succeda con Pierfrancesco Favino ed Anita Caprioli che interpreta l’avvocato Ambrosoli ai tempi del noto scandalo. E poi sono nel film di Luca Lionello “I figli di Maam”, un film assolutamente unico, sui generis. E poi sono nel remake di Farinelli, in cui interpreto la parte del fratello di Farinelli, quella parte che nel primo film fu di Enrico Lo Verso, mentre Farinelli era interpretato da Stefano Dionisi. La novità fondamentale di questo remake è che il nostro Farinelli è omosessuale; il set era tutto fra Siracusa e Noto. Poi ho girato Che Dio ci aiuti 3 con Elena Sofia Ricci, le cui prime puntate andranno già in onda alla fine di settembre. Inoltre ho iniziato un progetto importante, di cui però non posso dire di più».

L’incontro che ti ha cambiato la vita? In parte me lo hai già anticipato, sicuramente quello con Giulio Base, sbaglio? «Sai, io non avevo mai creduto alle coincidenze, al destino, alla storia che molti attori raccontavano dell’essere notato per strada all’improvviso e subito scelto. Ma poi mi sono dovuto ricredere, assolutamente e quanto accaduto con Giulio Base ne è stata la riprova. Ma ci sono stati anche tanti altri incontri importanti, quello con Pippo Baudo ad esempio durante una premiazione in Campidoglio con altri artisti come Kim Rossi Stuart. E devo dire che sono soddisfatto, davvero, per tutto ciò che ho fatto fino ad ora».

Che rapporto hai con la tua bellezza? «Sai, io non mi ritengo un bello. Piuttosto credo di essere un tipo particolare e questo è molto importante perché spesso la bellezza diventa un problema, alcuni ruoli non ti vengono dati proprio perché sei troppo bello. L’essere particolare, invece, aiuta molto».

Sei un uomo del Sud: se ti dico Sud, a cosa pensi? «Penso a mia madre, agli affetti, alla voglia di tornare in paese e di essere apprezzato per i sacrifici fatti. Sono partito da lì per realizzare i miei sogni e non puoi immaginare la soddisfazione di tornare a casa e vedere la gente che ti saluta e ti fa i complimenti, sentire il mormorio dei parenti o dei paesani che ti indicano. Anche questo è sud».

A chi vuoi dire grazie oggi? «Senza alcuna presunzione ti rispondo che dico grazie a me stesso perché sono stato in grado di non scendere a compromessi e anzi, di voltare le spalle alle situazioni più pericolose, ho avuto discernimento e la capacità ed il coraggio di preferire la strada più lunga e tortuosa a quella più breve ma meno pulita. E di questo sono fiero e, appunto, ringrazio me stesso».

Non so se hai seguito la 71 esima Mostra del Cinema di Venezia e, in ogni caso, cosa auguri al nostro cinema, al cinema italiano? «Certo che l’ho seguita! Assolutamente. Così come ho seguito Cannes. Auguro al nostro cinema tutto il meglio, pensa che a Roma si gireranno 2 remake importanti, quello di 007 e quello di Ben Hur e la grande Pfeiffer sarà a Viterbo per girare. Ecco auguro al nostro cinema, quel cinema da Dolce Vita e felliniano che ci ha resi una leggenda nel mondo, di riscattarsi dai momenti di buio e di recuperare quel successo. E a me, auguro di potermi confrontare con tanto prezioso talento».

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