aprile 21, 2015 | by Emilia Filocamo
Giuseppe Fata, hairstylist delle dive e soprattutto talentuoso creatore delle “teste scultura” si racconta

Ammetto che questo è uno di quei pochi casi in cui, iniziando un’intervista, aprendola con una breve introduzione, avverto qualche difficoltà nel definirne con contorni netti, precisi, il protagonista. Parlare di Giuseppe Fata non è complicato, non in senso generale, ma forse lo è nel particolare, perché se mi soffermo solo alla sua definizione professionale, quella di hairstylist delle dive, sembrerebbe facile sgranarne tecniche, competenze, risultati, obiettivi. Ma Giuseppe Fata è qualcosa di più, di più complesso appunto, di più intricato, userei quasi il termine nodoso senza difficoltà e senza caricarlo di quell’accezione negativa a cui siamo abituati. Penso ai nodi dei capelli, ai nodi nel terreno, ai nodi di alcune mani abituate a maneggiare arnesi che sanno di sud, penso appunto al sud e penso, di conseguenza, alla sua provenienza Giuseppe Fata è un artista, un artista per il quale un’acconciatura diventa l’ingresso elevato di un mondo in bilico fra sogno ed inquietudine, fra ordine e caos, fra mito e leggenda, fra rebus e soluzione. Una teatralità, la sua arte, che mi ricorda donne splendide ed incredibili, che mi porta a far rimare il suo nome con Sirena, Furia, Chimera, Medusa. Non credo si dispiacerà se ho questa emozione che mi serpeggia dentro mentre guardo le foto delle sue “teste scultura”, non credo, così come sono convinta che sappia perfettamente che ogni sua opera “grida” sud, il sud delle asperità e del mare, fatto di antiche sapienze, di riti antichi, ammantati di mistero e di vecchi racconti, di credenze che sconfinano nella magia. Così lascio che mi porti via nel suo mondo, in cui la bellezza è un essere muta forma, un’abbagliante trappola che diventa altro ed irretisce, ammaliando. Non era forse questo il senso del canto delle sirene? 

Giuseppe, guardando le tue opere, ma non voglio osare un azzardo, avverto una chiara influenza del sud, del sud che ti appartiene e ci appartiene. La mia domanda a questo punto è: in che modo le tue creazioni interpretano la tua componente meridionale, quanto c’è del sud in esse ed in che modo la donna veicola questa suggestione e questo messaggio? Sicuramente c’è tanto del sud in quello che creo, io sono calabrese, appartengo ad una terra dove sono passate tante civiltà e hanno lasciato tutti qualcosa. Credo ci sia molta Magna Grecia in quello che faccio. Sono affascinato dalle Dee del mito, dalle leggende e cerco di costruire e incastrare questi elementi in una testa scultura. A fare da padrona è una testa di donna su cui creo l’opera rendendola armoniosa e affascinante ma nello stesso tempo la lascio nel suo mistero per essere scoperta nelle sue forme. Parliamo di donna, la donna è mamma dalla quale nasce il figlio, quel figlio creativo e come si sa la donna del sud ha un forte legame con il figlio! A lei dedico tutto, senza di lei la mia arte non sarebbe esistita. Dico sei una grande donna e hai fatto si che il messaggio dell’arte arrivasse con emozione a chi mi segue. 

Un artista ha, sostanzialmente, voglia di comunicare: nei tuoi lavori la bellezza non mi appare come fine a se stessa ma come una perfetta combinazione, un equilibrio geniale fra sogno, mito, fede e leggenda. Cosa vuoi far arrivare a chi osserva le tue opere e quale di queste componenti è per te preponderante o essenziale? L’arte è comunicazione: chi riesce a trasmettere emozioni attraverso la propria opera per me è già autore di un successo che viene donato a coloro che ammirano la bellezza dell’arte. La mia guida nel creare un’opera viene sorpresa dalla bellezza di una base profonda di fede interiore, non dimentichiamo che Dio è il creatore assoluto e se l’artista crea è perché Dio l’ha voluto. A volte per me, è inspiegabile e sorprendente dove mi porta la mia creatività nel realizzare delle cose per me impensabili. Tutto ciò emoziona me e la mia anima. So che queste parole sono forti ma è l’arte che parla insieme alle mie emozioni, e se la mia opera emoziona, vuol dire che nulla è stato invano, sono riuscito a donare al prossimo la bellezza dell’arte. 

Parlando di bellezza, cosa è per te la bellezza in una definizione? Bellezza…, beh ricordo anni fa un episodio successo con una ragazza fine, raffinata, elegante e di buon gusto che pur avendo bellezza e charme era lì a guardarsi allo specchio complessandosi per il fatto di non essere bella!!!. Ricordo che le dissi: anche se non sei perfetta, sappi che per me è il particolare del difetto che rende la bellezza nella bellezza. 

Hai lavorato con le donne e le dive più belle del mondo, visto che la sua scomparsa è recente, il tuo ricordo di una donna bellissima: Virna Lisi. Se si parla di bellezza non si può non esaltare il fascino, l’eleganza e il carisma di una icona del nostro cinema come Virna Lisa. Il mio ricordo risale ad alcuni anni fa. Ho avuto l’onore di conoscerla durante un evento a Roma, la ricordo semplicemente straordinaria e divina. La adoro. 

La star più capricciosa o più difficile da accontentare e quella con cui hai avuto un feeling speciale, una sintonia perfetta? Mi metti in difficoltà. Sicuramente all’inizio della mia carriera mi è capitato di non accontentare qualche star ma è normale, visto che sono molto esigenti. Per rispetto non dico il nome…  Ce ne sono diversi a cui sono legato, ad esempio un personaggio a cui sono legato profondamente è l’attrice Daniela Fazzolari che per me è come una sorella, con lei c’è un rapporto davvero forte. In alcuni  momenti ci basta guardarci negli occhi e tutto ciò si trasforma in pianto. Ad agosto mi ha voluto al suo fianco per curare l’acconciatura per il suo matrimonio. 

Chi era Giuseppe Fata da bambino e cosa sognava? Chi ero! Ero un bambino che sognava come tanti, ma negli anni, ritornando indietro nel tempo, ho capito che ero un bambino che sapeva ciò che voleva, con determinazione ma soprattutto con tanto sacrificio. Creare, crescere, costruire ed aiutare anche gli altri perché mi gratificava tanto poter dare un supporto ai ragazzi talentuosi, dando dei consigli. 

Il tuo rapporto con la fede? La fede è alla base della mia vita, perché senza fede la vita non ha  senso! Il mio è un rapporto profondo, tutto ruota in simbiosi con me, con la mia arte ed il mio cammino di vita. 

Chi è Giuseppe Fata fuori dal lavoro? Cosa ama fare, come ama trascorrere il tempo libero? Hobby, passioni? Fuori dal lavoro sono un Giuseppe più simpatico, ironico e divertente! Nel lavoro sono molto esigente e pignolo, ci tengo alla serietà e alla professionalità perché sono un biglietto da visita, se si vuole crescere ed essere stimati. Il poco tempo libero lo dedico al mio giardino, amo la natura, curo le mie piante e anche là metto un pizzico di arte. Come hobby un po’ di palestra per essere in forma e come passioni viaggiare tanto e conoscere posti e persone sempre nuovi. 

Parlando di eleganza, cosa trovi assolutamente elegante e cosa, invece, proprio non sopporti o trovi che sia di cattivo gusto? Trovo assolutamente elegante chi riesce a sentirsi a proprio agio con un abito mentre trovo di cattivo gusto chi sa di non essere all’altezza di stare in un abito ma fa di tutto per portarlo, non sapendo che si rende ridicolo agli occhi di chi lo guarda! Concludo con “l’eleganza è la sublimazione del buon gusto”. 

C’è una star con cui non hai ancora lavorato e  a cui vorresti dedicare una tua creazione? La mia star del cuore è il mito vivente Mina. Spero di incontrarla un giorno solo per dirle grazie! A lei sto dedicando un’opera che racchiude la sua vita artistica. Chissà. 

I tuoi prossimi progetti? Mi vengono proposti tanti progetti, ma valuto con attenzione e cura. Mi  catapulto in quelli che sento interiormente perché son quelli che mi provocano emozioni. 

Il Ravello Festival a cui è legato il nostro magazine è incentrato sulla musica, musica sinfonica soprattutto: se dovessi definire, descrivere le tue creazioni paragonandole ad un compositore del passato, chi sarebbe e perché? Interessante rispondere anche perché questa domanda cade proprio nel periodo in cui sto ultimando una mia opera su Giuseppe Verdi. Ci sono due motivi per cui ho voluto rendergli omaggio: il primo è quello che mi ricorda le mille lire di quando ero bambino, guardavo la banconota, ma soprattutto, era il suo genio come compositore. Il secondo motivo è quello di averne conosciuto la pronipote, unica erede ed impegnata nella divulgazione sulle opere di Verdi! Con lei abbiamo un bel rapporto di amicizia e spesso mi consulto e collaboriamo! Comunque aspetto un vostro invito al Festival di Ravello sarà un immenso piacere rendere omaggio insieme alla mia opera a Giuseppe Verdi. 

Se potessi tornare indietro, rifaresti tutte le scelte che hai fatto o ce n’è qualcuna che non rifaresti? Rifarei tutto ciò che ho fatto, non rimpiango nulla, neanche gli errori. Anzi, gli errori servono per fortificare il carattere e renderlo più forte  alle nuove sfide. 

Hai ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, sei un punto di riferimento importante ed imprescindibile: Giuseppe Fata, guardandosi allo specchio, chi vede oggi? Tanti premi e tanti  riconoscimenti che hanno fanno parte del mio percorso professionale e che mi gratificano come professionista. Chi non si guarda allo specchio? Io ho sempre guardato Giuseppe Fata allo specchio per scoprire chi fosse e ho capito di essere una persona semplice ed umile che ama il prossimo e trova proprio in questo la forza per essere felice e sereno. 

I segreti della tua arte credo meritino di essere tramandati: c’è qualcuno che individui come tuo “erede” artistico, non so un giovane che ti ha incuriosito, che collabora con te, qualcuno che ti ha colpito per talento ed estro? Beh ci sono dei giovani molto bravi, uno in particolare che mi affianca da anni, con lui c’è una grande affinità artistica e credo che abbia grandi potenzialità. Alla tua domanda se abbia già individuato un mio erede, rispondo che saranno tempo e destino a decidere se ci sarà un mio erede! Questo mi fa emozionare solo al pensiero: ne sarei onorato perché è importante trasmettere la propria esperienza ad un altro creativo, così tutto assume contorni ancora più magici.

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