ottobre 9, 2015 | by Emilia Filocamo
Guia Zapponi: “Terrò mia figlia molto vicina al mondo del cinema insegnandole quest’arte straordinaria”. A tu per tu con la bellissima attrice e produttrice

Ci sono destini che sono intessuti da sempre nella pelle di chi è indirizzato a viverli, cuciti da qualche parte, in un angolo segreto dell’anima e dell’esistenza. Non importa quante difficoltà imbrattino il percorso, quante evoluzioni e numeri fuori programma il destino stesso programmi: esistono strade che vengono battute prima di essere percorse e che non possono essere evitate. Direzioni obbligatorie, secanti che impattano la vita cambiandola per sempre. Guia Zapponi, l’attrice Guia Zapponi, è la testimonianza diretta di questa “consecutio temporum del destino”:  italiana per geni, sangue e costituzione, “internazionale” per anima e per vocazione, una sorta di borderline degli orizzonti, non solo geografici. Limitarsi con dei “guardrail” territoriali sarebbe ridurre il potenziale di quest’artista proprietaria diretta di una passione a cui stanno stretti argini e confini, tematiche, cliché e posizioni stereotipate. Guia Zapponi è un’artista a cui piace sfidare e sfidarsi in prove apparentemente impossibili o, secondo un ben noto e abusato refrain, magari non tipiche di ciò che ci si aspetta dal panorama cinematografico italiano. Una pioniera ed una sperimentatrice, di quelle figure particolari e belle che ricordano conquiste, scoperte ed allunaggi.

Guia, professionalmente, per slancio ed esperienze, guardi al panorama internazionale, al cinema d’oltreoceano: secondo te, da addetta ai lavori, cosa il cinema italiano potrebbe mutuare di positivo dal modo di fare cinema d’oltreoceano e cosa, viceversa, il cinema straniero potrebbe assorbire dal nostro modo di fare cinema? A Cannes ho vissuto (tra accese polemiche) lo smacco del cinema italiano contro il netto trionfo di quello francese. La giuria internazionale del Festival, presieduta dai fratelli Coen, non ha avuto dubbi e ha decretato che le tre Palme più importanti (su 5) venissero assegnate ad altrettante pellicole transalpine; mentre l’Italia, rappresentata dai film di Garrone, Moretti e Sorrentino è tornata a casa a mani vuote. Tralasciando sterili campanilismi, ci si potrebbe chiedere quali sono i motivi che hanno condotto a tale scelta: artistici, tecnici, opportunistici, “politici”? La risposta potrebbe trovarsi insita proprio nella tua domanda inerente al diverso modo di fare cinema in Italia rispetto all’estero e in particolare oltreoceano. Ritengo si tratti di due mondi diversi e forse paragonarli è impossibile. È fuor di dubbio che anche noi sforniamo ottimi prodotti, basti pensare ai film di Gabriele Muccino, Salvatores o Tornatore, i quali hanno già dimostrato in più occasioni di possedere un grande talento. Poi entra in ballo il discorso finanziario. A Hollywood gira molto denaro e quindi le grandi produzioni sono all’ordine del giorno. In Italia sarebbe impossibile realizzare un film con super effetti speciali, sia perché gli americani in questo campo sono nettamente superiori, ma soprattutto per il fatto che da noi non si trovano i soldi. Non è certo facile individuare sceneggiature che non siano banali o film che contengano un’idea originale e quando ciò accade manca un solo altro fondamentale elemento: trovare chi vi investe adeguatamente. Forse non è un caso che i film americani di Muccino abbiano ottenuto un notevole successo anche oltreoceano.

Attrice e anche produttrice. Questa tua evoluzione è stata dettata da un processo naturale, avvenuto spontaneamente, oppure è un modo per dare piena realizzazione alla tua vena creativa e non fermarti dunque solo ai prodotti creati da altri? Sicuramente il mio percorso professionale è dettato più dalla seconda motivazione, ovvero: pur ritenendo interessante, e a volte importante, partecipare a film pensati e prodotti da altri, riuscire a ideare e poter poi realizzare (persino interpretandone il personaggio che meglio ti senti calzare addosso) una pellicola che nasce da una collaborazione diretta tra menti creative e professionisti di settore (tecnici e organizzatori) risulta essere, a mio avviso, la piena attuazione di come personalmente intendo il mondo del cinema.

Hai fatto tv ma anche tanto cinema “impegnato”. Penso ai film di Pupi Avati. C’è un aneddoto, qualcosa che ti è rimasto impresso e che ritieni indimenticabile di quelle esperienze? Più che un singolo episodio, spesso ironizzo su una sensazione che si ripresenta costantemente e che, nonostante l’esperienza, non riesco ancora a controllare in modo adeguato. Seppur in una graduale escalation, mi sono trovata di fronte, nel corso degli anni, personaggi del mondo del cinema (registi, attori, ecc.) via via sempre più famosi e dal successo internazionale consolidato. Dovendoci poi lavorare assieme, all’inizio risulto molto controllata e quasi titubante, un po’ inibita dal “timore reverenziale” verso quella celebrità; ma già al termine del primo giorno di riprese, mi rendo conto che, magari più o meno “altezzosi”, si tratta pur sempre di persone assolutamente normali con cui fa piacere confrontarsi e trovarsi dopo il set a dialogare sui massimi (o minimi) sistemi davanti ad un bicchiere di buon vino, così si farebbe con un vecchio amico.

Quanto spazio si da oggi in Italia ai giovani e cosa consiglieresti tu ad un giovane che si affaccia a questo tipo di carriera? Purtroppo è poco. A voler essere pienamente sinceri: le conoscenze dirette la fanno ancora da padrone. D’altronde chi si accinge ad intraprendere questa professione all’inizio non si fermerebbe davanti a nulla. Non esistono parole abbastanza forti per poterlo dissuadere, né consigli sufficientemente saggi che un giovane possa prendere in seria considerazione. L’unico modo è provare, combattere, sbattere la testa contro quegli alti muri di gomma che fanno da barriera, spesso invalicabile, verso il successo in una professione che è tra le più pazze del mondo.

I tuoi prossimi progetti? Al marchè di Cannes ho presentato il teaser del film che stiamo producendo. S’intitola “EVA, L’Albero della Conoscenza”, del genere SCI-FI, ma in parte è tratto da una storia vera. Risponde alla domanda: si può salvare il mondo dall’autodistruzione tramite una rivoluzionaria scoperta tecnologica nel settore delle telecomunicazioni quantistiche utilizzate sia in campo terrestre che a livello interplanetario? Attraverso avvincenti avventure spionistiche, scientifiche e metafisiche, la protagonista, la geniale ricercatrice Eva Castiglioni, seppur dopo innumerevoli traversie, alla fine riuscirà a raggiungere il suo obiettivo.

Sei una mamma: ti auguri che tua figlia possa seguire la tua carriera oppure la terresti distante da questa realtà? Si chiama Ginevra e la terrò molto, molto vicina al mondo del cinema… consigliandole costantemente i film migliori in uscita, affinché  possa recarsi spesso nelle sale di proiezione, oppure per visionarli in TV, sempre con l’intento di riuscire ad insegnarle ad apprezzare appieno, da spettatrice evoluta, quest’arte straordinaria e la poesia che a volte emana.

Qual era il sogno di Guia Zapponi da bambina? Sognavo una vita piena di tutto, colma di quei mondi che vedevo nei film, immersa in contesti spazio-temporali ogni volta diversi, ma pur sempre meravigliosi. Poi da ragazza ho capito che i miei sogni di bambina si sarebbero potuti avverare e da donna li ho concretizzati con la professione di attrice, in giro per il mondo. Una specie di loop virtuoso onirico-reale. Citando Shakespeare: “Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”.

Se potessi tornare indietro e dire qualcosa a qualcuno a cui, per vari motivi, non hai fatto in tempo a parlare, chi sarebbe e perché? Quando era piccola, a volte guardavo la TV con la mia amata nonna materna, la quale, contrariamente a quanto ci si possa attendere da un’anziana, sobria ed equilibrata signora della sua età, coltivava il sogno segreto che io un giorno riuscissi a realizzare il mio desiderio palese di diventare un’attrice e, seppur lontana dal mondo del teatro e del cinema, mi dava consigli semplici ma efficaci su come avrei dovuto un giorno approcciare quei bravi attori come Giorgio Albertazzi, Antonio Casagrande, Pino Micol, Nicolaj Karpov, ecc. che lei tanto ammirava. Trascorsero gli anni e con la maggior parte di loro ci lavorai davvero, ma lei non c’era più per potersi commuovere con quei suoi lucenti e intensi occhi color smeraldo. Io comunque gliel’ho detto, spero che lei abbia sentito.

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