gennaio 9, 2015 | by Emilia Filocamo
“Ho imparato che non bisogna avere fretta di arrivare e che le cose vanno fatte al momento opportuno”. L’attore e produttore Nicola Canonico, dall’Isola dei Famosi al successo teatrale di Una bugia tira l’altra

Quando raggiungo al telefono Nicola Canonico, attore e produttore teatrale, non sono ancora le tredici, è un mio vizio anticiparmi di qualche minuto rispetto all’orario pattuito, ma un vizio che, fortunatamente, non crea quasi mai, salvo impegni improrogabili, problemi agli intervistati. Nicola è un artista del Sud, originario di Avella, ma è soprattutto una persona che ha una filosofia di vita speciale, che mi ha colpita fin dalle prime battute. Per nulla statico, per nulla imbottito dalla facile prosopopea di essere un volto noto e dunque di scontato richiamo, consapevole della propria bellezza come elemento non fondamentale ma utile, Nicola ha nel suo animo il retaggio di una radice imprenditoriale, assolutamente inzuppata del suo precedente impiego come bancario, e dall’altro il coraggio e l’entusiasmo che hanno solo gli artisti, quello che fa rischiare, combattere, provare, insistere, quello che, appunto, non ti fa fermare ai primi passi ma ti chiede di più e ti chiede di alzarti ed andare avanti. È, come dicevo, un uomo del Sud, con tutto quello che tale accezione comporta, ma prima di imbarcarmi nella solita domanda che potrebbe rendermelo più familiare e vicino, in virtù di una consonanza geografica, ricordo che l’appuntamento per la nostra intervista, era slittato di qualche giorno per un suo impegno lavorativo, teatrale per la precisione, e dunque partiamo da lì.

Nicola, cosa stai portando in scena in questi giorni? Sono in tournee con la commedia “Una bugia tira l’altra”, scritta e diretta da Luigi Russo, che ha debuttato a Roma ad ottobre: è uno spettacolo divertente, di cui sono anche produttore, una veste che indosso ormai da 5 anni, e devo dire che è andata molto bene. Anche il cast è di tutto rispetto, oltre a me, nella veste appunto di attore e  produttore, ci sono anche Nathalie Caldonazzo, Gianni Ferreri, Cecilia Taddei e Annalisa Favetti. È una commedia degli equivoci con cui siamo stati anche diverse volte in Campania, da Salerno a Pagani a Castellammare di Stabia.

Sei un uomo ed un artista del Sud: cosa ti manca delle tue origini? E cosa avverti in te di tipicamente meridionale? Parto dal mio lavoro e posso dirti che il pubblico del Sud è sicuramente un pubblico differente, sembra un cliché ma non è così, perché, da buon meridionale, lo avverto. Il sud è straordinario perché possiede una gamma di colori disparati, è fatto di chiaroscuri, di entusiasmo e di contraddizioni, è fatto di capacità di arrangiarsi e questo è sicuramente l’aspetto più bello e lampante. Vivendo a Roma non risento molto della mancanza della mia terra, anche perché ho possibilità di tornarvi quando voglio, a volte magari mi mancano di più gli affetti, le grandi amicizie lasciate là, alcuni sapori. Ecco perché ogni tanto mi piace immergermi in quella tranquillità, tornando a casa, poi però, ho nuovamente bisogno della frenesia della città, e dunque scappo via.

Tu sei stato protagonista di un reality, ma ti piacciono quelli che vedi ora e, più in generale, cosa ti piace e cosa non sopporti della tv? Paradossalmente, devo dirti che io guardo pochissima tv, ma, attenzione, non di certo per snobismo, ma solo per gli impegni e per il tempo che è sempre troppo poco. Di sicuro la televisione è cambiata tanto, magari ha perso un po’ quel ruolo educativo che aveva, anche se non va demonizzata e di certo non si può dire che sia tutta spazzatura. Mi piace guardare qualche fiction, mi piacciono i programmi di approfondimento politico, ma per quanto riguarda l’intrattenimento, guardo solo i grandi eventi, programmi ad esempio come quelli di Benigni o di Celentano. Poi sono un affezionato della pay tv ed adoro la varietà che offre. Per quanto riguarda i reality, sicuramente i primi, come quello in cui ho partecipato io, costituivano una novità e quindi suscitavano una maggiore curiosità nel pubblico, ma va anche detto che il maggiore o minore interesse di un prodotto televisivo dipendono sempre e comunque dalle persone che ne fanno parte.

Teatro, tv o cinema? Se dovessi dare una preferenza? Beh, devo innanzitutto dire che io ho il piacere di fare il lavoro che amo, e questo per me è un grandissimo privilegio. Io vengo dal cinema, poi sono passato alla fiction e da 5 anni, al teatro. Sono sicuramente innamorato del teatro, è un lavoro che richiede tanto sacrificio ma che ti ripaga con il contatto del pubblico che è unico, irrinunciabile. L’allenamento che ti da  il teatro, non te lo offre il cinema, sicuramente io sto bene quando recito, ma il teatro garantisce una serie di emozioni che fanno crescere; ogni sera è uno spettacolo nuovo, è come fare l’amore, avverti se l’altro, in questo caso il pubblico, è con te o meno, se è vicino, coinvolto o distante.

La bellezza quanto ti ha aiutato e quanto ti ha ostacolato? La bellezza è un concetto complesso, se dovessi metterla sul piatto della bilancia, ti direi che comunque mi ha aiutato tanto, tuttavia si porta sempre dietro qualche pregiudizio che ti costringe a dover dare di più e dunque ti richiede una maggiore responsabilità. Sicuramente anche il concetto di bellezza non va demonizzato, perché garantisce più vantaggi che svantaggi, questo è indubbio.

C’è mai stato un momento nell’arco della tua carriera in cui hai pensato di mollare tutto? Sai, usando da ex bancario, un termine economico, questo mestiere è fatto di un trend che sale o scende, di luci ed ombre, ma ciò che conta è avere l’equilibrio e la direzione anche nei momenti meno facili. Nella mia carriera c’è stato un momento, un passaggio importante, quello in cui ho capito che non dovevo aspettare gli altri, o aspettarmi qualcosa dagli altri, così ho deciso di aprire una società e di cominciare a produrre, in questo sicuramente supportato dal mio innato spirito imprenditoriale. E questo soprattutto perché non mi andava di dipendere dagli altri, di stare ad aspettare un provino, ho pensato che fosse il caso di investire nelle potenzialità che avevo e di dare vita ad una creatura che mi permettesse di fare e realizzare ciò che mi piaceva. Così, 4 anni fa per la precisione, ho messo in piedi questo progetto con alcuni amici, oggi ho 12 persone che lavorano per me e non si tratta solo di attori, ma anche di staff tecnico, dallo scenografo ai costumisti. È un progetto che offre lavoro a più persone, ecco perché, come ho detto nell’ultima replica dello spettacolo, facendo gli auguri di Natale, in questo periodo bisognerebbe pensare di più a riempire la nostra anima di cultura. L’arte, la cultura, non sono concetti astratti, ma concreti, offrono occasioni di lavoro, anche la cultura muove l’economia, forse bisognerebbe riflettere su questo.

Quali progetti ti aspettano nel nuovo anno ormai alle porte? C’è in progetto un provino per il cinema, poi ad aprile, sempre da Roma, parte il nuovo spettacolo, Papà al cubo, termineremo questo, e subito cominceremo con il nuovo. E poi fra i miei progetti non escludo la possibilità di produrre anche un film, ma farò tutto con calma, gradualmente, come è giusto che sia.

Conosci il Ravello Festival e ci sei mai stato? Il Ravello Festival è una rassegna così importante che non può non giungere alle orecchie di chi fa il mio mestiere. Non ho mai partecipato da spettatore al Festival, ma conosco molto bene Ravello, è da mozzare il fiato. Ecco, mi piacerebbe far conoscere il mio spettacolo al Ravello Festival, anche perché è una commedia inglese direi, fatta di una comicità raffinata e non volgare, basata sugli equivoci e sulla contemporaneità.

Se potessi tornare indietro, c’è qualcosa che non rifaresti? Forse, guardando a tutto con il senno di poi, ti dico che, potendo tornare indietro, non vorrei più avere la fretta di arrivare subito all’obiettivo, la smania di farmi conoscere. Nella vita devi arrivare agli appuntamenti solo quando sei davvero pronto. Dodici anni fa, ad esempio, non ero pronto, e quando arrivavo ai provini e magari non andavano come speravo, era perché non avevo esperienza e preparazione sufficienti e questo magari mi ha fatto etichettare da qualcuno. Ecco, adesso ho imparato a gestire questa smania, ed utilizzando un proverbio, direi che non bisogna mai fare il passo più lungo della gamba. Anche se, ti dirò, adesso guardo con tanta tenerezza a quel Nicola che voleva arrivare e bruciare subito le tappe con il suo entusiasmo e la voglia di fare.

Io e Nicola Canonico ci salutiamo e un attimo dopo aver chiuso la comunicazione, ricordo una mail che mi è arrivata da un amico qualche giorno fa in cui si faceva la distinzione fra Kronos e Kairos, tra tempo e tempo opportuno. E nel Kairos rientrano la riflessione di Nicola Canonico e la sua grande consapevolezza di artista e di uomo.

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