giugno 2, 2015 | by Emilia Filocamo
“Ho raccontato il mio personaggio per quello che è, senza forzature né esagerazioni”. In esclusiva Romano Reggiani, il Nicolò di Una grande famiglia 3

Molto spesso le interviste, anche quelle più lunghe, apparentemente più complesse, si animano di un particolare, di un “quadrifoglio” di parole insinuato in mezzo a tante altre infiorescenze che, di primo acchito, potrebbero sfuggire, essere appunto inglobati fra le altre cose e mimetizzati dal traffico di concetti, pensieri, progetti, sogni, verità ed innocenti confessioni. È come se sul ventre del discorso, d’improvviso, si individuasse un punto preciso, che so un neo, come fosse un ombelico, e da lì, tutto il resto prendesse forma e vita nuove. Quando ho riflettuto sulle risposte dell’attore Romano Reggiani, volto delicato ed ormai familiare ai telespettatori grazie alla sua bella, autentica e sentita interpretazione del giovane omosessuale Nicolò nella fiction Una Grande Famiglia 3 di Rai1, mi sono certo soffermata sulla grande consapevolezza e concretezza di questo giovanissimo interprete che, pur inseguendo un sogno preciso, che fa rima con cinema e regia, con macchina da presa e storie, non ha mai accantonato quello più “terreno” di aprire un locale con suo padre e di dedicarsi alla valorizzazione del patrimonio enologico, ma dovevo ancora soffermarmi con più attenzione. Ed ecco appunto quel “bottone” nascosto che ha acceso tutta l’intervista. All’ultima domanda Romano Reggiani utilizza una frase “Ognuno avrà un modo, questo è il mio” riferendosi al suo costante bisogno di ringraziare non solo la sua famiglia, ma soprattutto  Dio per tutto quello che ha. L’ho riletta più volte, così semplice e lapidaria nella sua composizione essenziale. Così generosa di significati e di valore da essere sbalorditiva e da far apprezzare ancora di più la grande maturità di questo artista. E non aggiungerò altro, anzi. Arrivando a quella frase sarà come trovarsi davanti ad un dipinto, sebbene fatto di parole. Basterà guardarlo per capire.

Partiamo da Una grande famiglia, fiction dai grandi ascolti e dai grandi sentimenti. Il suo è un personaggio delicato e complesso: quanto ha trovato difficile o semplice questa interpretazione e cosa le è piaciuto di più del suo ruolo? Per me è stato un onore poter partecipare a questo lavoro. All’inizio, quando mi è stato comunicato che avrei interpretato io il nuovo Nicolò ho avuto un po’ paura, ma poi tutto è passato. Ho voluto raccontare una persona per quello che è, senza aggiungere nulla di più. Molte volte si cade nell’esagerazione, soprattutto quando si tratta di un tema delicato come quello dell’omosessualità. Ho voluto allontanarmi dal personaggio passato, cercando di rivalutarlo sotto altri aspetti: la semplicità e la verità dei sentimenti. E questo a livello attoriale è stato molto bello. La mia scelta principale è stata quella di non vedere nulla del personaggio precedente, per avere modo di reinventarlo completamente. Quello che amo di Nicolò è la sua forza, una forza che tiene dentro di lui e che in parte nasconde dietro alle sue paure, e questa è forse la cosa più sincera che una persona possa trasmettere, perché in fondo ognuno ha delle paure e delle debolezze.

L’impressione che noi telespettatori abbiamo ricevuto dalla fiction è quella di un gran feeling fra i componenti del cast: è davvero così? E quali sono i consigli che ha ricevuto più spesso dai suoi colleghi, ammesso che ci siano stati? Come dice la serie siamo una grande famiglia, e come nelle vere famiglie, niente va completamente bene. Ci sarà sempre qualche problema. Personalmente sono stato benissimo e tutti noi siamo amici anche al di fuori, chi più chi meno. È stato bello condividere con loro questa esperienza, tutti gli attori con cui ho lavorato a questo progetto mi hanno trasmesso tantissimo, soprattutto a livello umano più che recitativo. Il set è la scuola più grande che possa esistere, e per un ragazzo come me è un onore poter crescere lavorando.

È un momento di grande lavoro per lei: può anticiparci i suoi prossimi impegni? Avrei dovuto prendere parte a numerosi progetti ma ho dovuto fare delle scelte e ora sto girando una nuova serie tv del regista dei Cesaroni, Francesco Pavolini. È una serie molto fresca, giovanile, girata molto bene, frizzante e se vogliamo, si allontana un po’ dal solito standard. Essere uno dei personaggi principali è un grande piacere. Nel cast ci sono Giorgio Panariello, Lorenza Indovina, Giuseppe Maggio ed Emanuele Propizio. Io interpreto un personaggio totalmente diverso da Nicolò, ovvero un ragazzo spumeggiante, estroverso, e “piacione”. Sarà una serie molto divertente e piacerà molto ai ragazzi.

Romano Reggiani è attore perché? Era questo il suo sogno da bambino? Io sono perito agrario e sono contento di aver scelto di fare una scuola totalmente lontana dal mio sogno. Sono sempre stato appassionato di cinema e fin da piccolo ho girato tantissimi video con i miei amici, con i quali abbiamo pure vinto varie volte il sottodiciotto film festival a Torino. Poi, finita la quinta superiore ho provato ad entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia, per grazia di Dio mi hanno preso e ora mi trovo qui a parlare con voi. Spero di poter continuare a lavorare a lungo cercando di trasmettere sempre qualcosa di nuovo. Un altro sogno è quello di poter aprire un locale con mio padre, un jazz club, a Bologna, per ascoltare buona musica e bere buoni vini.

C’è stato un momento particolare sul set o al quale è particolarmente affezionato e che porterà come ricordo per sempre con lei? La cosa che mi porterò dietro per sempre sarà il rapporto con tante persone. Io sono un ragazzo molto legato ai rapporti umani. Non mi dimenticherò mai le chiacchierate fatte con tutti gli attori che hanno condiviso con me tante emozioni. E non scorderò mai una cosa: stavamo girando una scena e Irena (Arianna) doveva stendermi con un pugno, il problema è stato che una volta di quelle mi ha preso davvero il naso, per fortuna lievemente, e ci siamo fatti una grande risata. È stato troppo divertente! Sarebbero tante le cose da raccontare.

Quando ha capito esattamente che questa era la sua strada? C’è stata una sorta di presa di coscienza? Sono sempre stato appassionato di cinema e il mio sogno è sempre stato quello di fare il regista e l’attore. Infatti tutt’ora porto avanti dei miei progetti da regista (uno lo girerò a luglio in Veneto, il tema sarà la “prima guerra mondiale” e poi ho in ballo il mio progetto di un film, speriamo vada  bene). Dopo la terza media ero già deciso ad intraprendere questa strada, e allora ho scelto di fare una cosa utile per la vita, ovvero essere perito agrario, in modo di avere un piano B, anche perché questo lavoro non darà mai delle certezze.

Fuori dal set cosa ama fare e quali sono le sue passioni? Amo suonare la chitarra, e bere buon vino. Di qui, come accennavo prima, il sogno di aprire un jazz club a Bologna con mio padre. Mi piacerebbe dirigere artisticamente questo locale, far ascoltare buona musica dal vivo, dove magari mi esibirei anche io, e bere vini di grande qualità. Devo dire che aver fatto la scuola agraria mi ha dato tanti spunti, e se tornassi indietro la rifarei mille volte. Poi amo la montagna, adoro arrampicarmi  e il mio desiderio sarebbe quello di scomparire ed andare a visitare la frontiera americana,  il mio scrittore preferito è Cormac McCarthy! Lui per me è il migliore! Al di fuori del lavoro faccio anche volontariato, una cosa che considero importantissima.

Un suo pregio ed un suo difetto? Il pregio è che non mi arrendo, il difetto che a volte rompo  perché sono molto preciso.

Se potesse per assurdo dare un consiglio al personaggio che interpreta, cosa gli suggerirebbe e come preferirebbe si comportasse? Se dovessi consigliare qualcosa a Nicolò, gli direi semplicemente di continuare così. È una persona che ho amato per le sue insicurezze. Forse lo stimolerei un po’ e gli direi di non avere mai paura di nulla.

La sua è “Una grande famiglia”? Come vive le sue dinamiche familiari e quanto la sua famiglia ha appoggiato la sua scelta e la sua carriera artistica? Se devo tutto a qualcuno lo devo alla mia famiglia e a Dio. La mia famiglia mi ha sempre appoggiato in ogni cosa, ha sempre creduto in me, e non mi ha mai abbandonato. Ho la fortuna di avere una famiglia unita e numerosa e questo mi da tanta forza per il mio futuro. Noi siamo una famiglia di fede, e io, come loro, mi affido giorno per giorno a Dio e lo ringrazio di tutto quello che mi ha dato. Ognuno avrà un suo modo, questo è il mio. La famiglia è il dono più grande che si possa avere, e per questo mi sento, a prescindere, un uomo estremamente fortunato.

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