ottobre 28, 2015 | by Emilia Filocamo
“Ho trovato la mia strada e so chi sono”. L’attore Jack Queralt racconta la sua esperienza accanto al grande Robert De Niro ed anticipa i prossimi lavori

Questa poteva essere un’intervista con un leitmotiv dominante o addirittura univoco, quello della bellezza. Poteva aprirsi con questo tenore, motivato ovviamente ed oggettivamente da un dato incontrovertibile e chiudersi nella stessa “tonalità”. Invece il protagonista, l’attore spagnolo Jack Queralt è andato oltre, molto più in là di quello che la sua bellezza potrebbe suggerire in maniera scontata. Mi ha parlato di dolore, di bambini orfani, a cui il protagonista si dedica specie in Nepal, terra che ama ancora di più dopo lo sfregio subito per il terribile terremoto che l’ha colpita, mi ha parlato di felicità, di sentirsi finalmente consapevole del suo ruolo nel mondo, di Dio, dell’Italia che gli ha dato tanto e molto di più del suo Paese natio, di persone meravigliose di cui fidarsi, trovate dopo qualche sbaglio di gioventù motivato da un’eccessiva ingenuità.

Jack, prima di parlare di lavoro e carriera, leggendo la tua biografia, mi ha colpito molto questo tuo aspetto di cosmopolita ed il tuo costante ritorno in Nepal dove fai volontariato. Come hai vissuto la notizia terribile del terremoto in Nepal avendo là degli amici, degli affetti? Vado in Nepal dal 2009. È già la terza volta perché lì ho un caro amico e appena posso, ci torno volentieri. Sono stato colpito tantissimo dal terribile terremoto e appena ho appreso la notizia sono scoppiato in lacrime e non riuscivo a fermarmi innanzitutto per la devastazione e per il dolore e poi perché ero in pena per mio fratello Ramish e per la sua famiglia, ma grazie a Dio sono tutti salvi. Ogni volta che torno mi occupo degli orfani e in futuro vorrei dedicarmi a questo in Nepal, perché lì ho lasciato il mio cuore, ho degli amici sinceri e perché sono persone meravigliose.

Puoi raccontare ai lettori di Ravello Magazine di Six Bullets to Hell, di Canto Finale e Poli Opposti? Sono tre lavori diversi, che difficoltà ti hanno presentato e quali sono stati i momenti più belli di questi tre set? Certo! Allora Six Bullets to Hell è stata per me un’esperienza incredibile, girare un western era il realizzarsi di un sogno che avevo in mente da anni. Abbiamo girato nelle stesse locations in cui Sergio Leone ambientò la banca di El Paso. Credo che abbiamo fatto rinascere il genere western con questo film. Canto Finale è un altro film meraviglioso in cui mi sono dovuto calare nella storia di un uomo che si ammala di leucemia. È stato soprattutto un lavoro di interpretazione, di metodo. Credo che sarà un film di successo in tutta Italia. E poi, proprio mentre giravo Canto Finale, ho fatto il provino per Poli Opposti di Max Croci, interpreto un insegnante di tango, un bel maestro, un seduttore, ed è stato emozionante affiancare Luca Argentero e Sara Felberbaum.

Il tuo aspetto fisico, la tua bellezza quanto ti hanno agevolato e quanto, invece, ti hanno ostacolato? Quanto conta per te l’aspetto esteriore? A volte credo che la bellezza, specie quando è una bellezza un po’ particolare come la mia, possa ostacolare perché magari sono richieste altre caratteristiche. Ma quando poi si va oltre, ci si rende conto che, ad esempio nel mio caso, sono molto di più di un bel ragazzo; valori come l’umiltà valgono più di tutto. Posso dirti che sono in un momento della mia vita molto bello e profondo in cui sono riuscito a trovare un equilibrio a livello anche spirituale. Guardo alla vita con forza e coraggio. L’Italia è un Paese buono in cui ho mosso i primi passi della mia carriera alcuni anni fa e adesso sto vedendo i risultati, sia sul piano personale che su quello di attore professionista.

Il tuo rapporto con l’Italia? Cosa ti ha dato e cosa hai imparato e apprezzato da un punto di vista professionale del nostro Paese? Come ti dicevo prima l’Italia è un Paese buono che mi ha dato tanto a livello professionale e in cui mi è stata data l’opportunità di lavorare nel cinema, in teatro e nelle fiction. Ho vissuto a Roma per 5 anni e ho imparato tanto da voi italiani, gli italiani mi hanno dato una chance che non ho avuto in Spagna. Si dice non a caso nemo propheta in patria. Ecco, io amo il vostro Paese, a Roma si respira cinema, oltre a cultura e bellezza.

Hai recitato anche nel film Red Lights che ho rivisto più volte con piacere: cosa si prova nel  condividere il set con due mostri sacri quali Robert De Niro e Sigourney Weaver? Lavorare con De Niro è praticamente il massimo. Lo avevo conosciuto già al Festival di Roma del 2006 ma stargli accanto, sebbene in un piccolo ruolo, è stato incredibile. Vorrei avere l’opportunità di lavorare con lui nuovamente, magari per un paio di giorni così potrei apprendere tanto. E poi il mi sogno sarebbe anche lavorare con Stallone e Al Pacino, e credo che presto lo farò.

I tuoi prossimi progetti? Allora ho in programma un film horror, “Evil behind me” girato in inglese e nel quale ho un ruolo da protagonista. Poi The Price of death, un altro western che stiamo girando ad Almeria. E poi ancora ho cominciato le riprese di Mirroring, un film italiano tipo Hitchcock nel quale interpreto uno psicopatico.

Chi è Jack Queralt fuori dal set? Passioni, hobby, qualche “vizio”, le cose che proprio non sopporti? Fuori dal set sono un uomo passionale, che ama il mondo, che si ama e a cui piace la vita. Mi piace condividere con le persone questa mia vitalità, la mia energia positiva, mi piace essere in sintonia con tutti. Faccio sport, sono stato un tennista e da anni faccio anche Taekwondo.

Se non fossi riuscito a diventare un attore e a realizzare il tuo sogno, oggi saresti? Bella domanda! Sarei diventato sicuramente uno sportivo, un allenatore di tennis o teakwondo, oppure forse una guida spirituale perché amo aiutare gli altri. Mi piace ispirare gli altri a trovare il proprio percorso di felicità: io l’ho già trovato e so perché sono a questo mondo.

Se potessi tornare indietro nel tempo, cosa rifaresti esattamente nello stesso modo e cosa cambieresti del tuo percorso artistico? Non cambierei nulla perché tutte le esperienze che ho vissuto, buone e cattive, mi hanno fatto riflettere e andare avanti e grazie a Dio oggi so chi sono.  Magari vorrei cambiare qualcosa della mia gioventù, ero troppo ingenuo e spesso mi fidavo di chi non dovevo. Per fortuna adesso ho imparato, so distinguere le anime belle e a fidarmi di loro. E ringrazio Dio per questo, sempre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654