novembre 3, 2014 | by Nicola Mansi
I consigli di Indirizzo e di Amministrazione della Fondazione Ravello licenziano il piano per la gestione di Villa Rufolo, Auditorium Niemeyer e Villa Episcopio / TESTO

L’ultima riunione dei consigli di indirizzo e di amministrazione della Fondazione Ravello, celebrati sabato 1° novembre, non è solo servita a fare bilanci e a leggere numeri (bilanci e numeri peraltro tutti positivi e in crescita rispetto al 2013) ma soprattutto per approvare importanti atti propedeutici ad una serie di iniziative che vedono protagonista l’ente presieduto dal prof. Renato Brunetta: l’appalto da 3,2 milioni di euro per il completamento del restauro di Villa Rufolo, l’ultimazione dei lavori alla Torre Maggiore finanziati da 1 milione di euro di fondi ARCUS, l’inserimento della programmazione 2015 nei percorsi Expo, il “mini-festival” di fine anno, l’indicazione di quelli che saranno i percorsi espositivi che nei prossimi tre anni arricchiranno Ravello e la Costiera Amalfitana di straordinarie opere di artisti del calibro di Marino Marini, Henry Moore e Igor Mitoraj.
I numeri e la progettualità in essere sono la cartina al tornasole di una Fondazione tornata in piena salute e risanata dall’ultimo quadriennio di intenso lavoro. “Sono stati quattro anni straordinari e difficili al tempo stesso – ha detto un emozionato Brunetta durante la conferenza stampa seguita alla riunione dei consigli – Ora possiamo dire che ce l’abbiamo fatta, chiudendo un ciclo tra i più proficui della storia di questo organismo. Mai, la Fondazione e il Festival, hanno ottenuto così tanti risultati di pubblico e di critica. Lascio un ente risanato, in attivo e pieno di progettualità il tutto in un periodo di spaventosa crisi economica. Molti enti e fondazioni hanno chiuso, mentre altri hanno ridimensionato programmi e progetti. Noi invece abbiamo un futuro roseo”.
Ultima sfida della presidenza Brunetta chiudere l’accordo con Regione Campania e Comune di Ravello per la gestione unitaria di Villa Rufolo, Auditorium Niemeyer e Villa Episcopio. “Finalmente dovremmo essere arrivati al perfezionamento dell’iter che dovrebbe portare alla gestione unitaria di questi tre beni – ha anticipato lo stesso Brunetta – Tre asset strategici che entro novembre dovrebbero essere affidati alla Fondazione Ravello. Comune e Regione dovranno però approvare i rispettivi atti amministrativi. Solo così sarà possibile creare un unicum nel panorama culturale italiano”.
Durante l’ultima seduta infatti, i consigli di indirizzo e di amministrazione della Fondazione hanno approvato all’unanimità il “Piano strategico per la valorizzazione di Villa Rufolo, Villa Episcopio e Auditorium Oscar Niemeyer” redatto dal Segretario Generale, Secondo Amalfitano, già presentato alla Regione e al Comune e che sarà l’atto attorno al quale quel visionario “Progetto Ravello” che negli anni si è concretizzato con la nascita della Fondazione, il rilancio del Ravello Festival e la realizzazione del Niemeyer, arriverà a compimento.
Il piano identifica esattamente i ruoli e i rapporti tra gli enti e disegna un nuovo assetto che, viste le premesse, rilancerà ulteriormente Ravello e che, come ha detto il Segretario Generale nel corso della conferenza stampa di sabato scorso, se realizzato “diventerà il primo caso in Italia di attuazione del dettato, in materia di gestione, del Nuovo Codice dei Beni Culturali”.

>>> Di seguito il testo integrale del “Piano strategico per la valorizzazione di Villa Rufolo, Villa Episcopio e Auditorium Oscar Niemeyer”

Il giorno 11 giugno 2002, davanti al notaio Enrico Santangelo, Antonio Bassolino, Presidente della Regione Campania, Secondo Amalfitano, Sindaco del Comune di Ravello, Alfonso Andria, Presidente della Provincia di Salerno, il Presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, hanno firmato l’atto di costituzione della Fondazione Ravello.

Successivamente, nel mentre Fondazione Monte Paschi Siena usciva dalla compagine, ne entravano a far parte: la Direzione Regionale dei Beni Culturali della Campania per conto del MIBAC e l’Ente Provinciale per il Turismo di Salerno; entrambi, per le rispettive quote di proprietà, concedevano alla Fondazione Ravello la gestione di Villa Rufolo. Al momento, pertanto, il capitale della Fondazione è totalmente pubblico.

La Fondazione è persona giuridica di diritto privato senza fini di lucro e persegue le seguenti finalità:

  1. tutelare e valorizzare, in termini culturali ed economici, i beni di interesse artistico e storico situati nell’area del Comune di Ravello;
  2. promuovere e coordinare iniziative culturali, scientifiche ed artistiche che facciano dei siti storico-artistici di Ravello la sede di manifestazioni di prestigio nazionale ed internazionale;
  3. rendere detti beni pienamente fruibili dal pubblico, secondo modalità che ne consentano la migliore conservazione;
  4. gestire – in conformità ai principi di efficacia, efficienza e trasparenza – i compendi di beni facenti parte del proprio patrimonio ovvero ad essa affidati o conferiti in uso.

Nei suoi primi 10 anni di attività la Fondazione ha ulteriormente affermato il nome di Ravello come punto di riferimento nel panorama culturale italiano, rafforzando anche il ruolo del festival musicale. Nato come “Rievocazioni Wagneriane” nel 1932, diventato poi nel 1954 “Festival Wagneriano”, viene ereditato dalla Fondazione che lo trasforma in “RavelloFestival”. Grazie alla forza propulsiva della Fondazione uno dei festival più antico d’Europa diventa un grande contenitore di eventi culturali che spaziano dalla lirica alla sinfonica, dalla cameristica alla danza, dalle arti visive alla musica Pop.

Oggi si può affermare che il modello di governance inventato a Ravello è sicuramente all’avanguardia e rappresenta un punto di partenza per rilanciare l’immagine dell’intera Regione Campania in Italia e nel Mondo.

Un modello di governance unico in tutta la regione e fra i pochi in Italia; attualmente tutti i soggetti pubblici che operano nel territorio sono coinvolti in un’unica cabina di regia: Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Ravello, Direzione Regionale per i Beni Culturali ed EPT Salerno, sono i cinque soci, tutti pubblici, che attualmente costituiscono la Fondazione.

Fra i principali obiettivi che la Fondazione ha individuato, ed in buona parte ha già raggiunto, rientrano:

  1. L’allungamento del periodo turistico, più noto come “destagionalizzazione turistica”. In un territorio caratterizzato da flussi turistici di “alta” e “bassa” stagione, con periodi di ferma totale piuttosto lunghi, ci si prefigge di realizzare almeno dieci mesi di attività culturali che possano fare da volano al territorio ed innescare un vero e proprio circuito virtuoso. Dieci mesi di eventi che facciano da richiamo ad altre forme di turismo quale quello congressuale e quello legato alla formazione.
  2. La gestione e la valorizzazione dei beni culturali presenti sul territorio. Tale obiettivo, per ora limitatamente alla gestione di Villa Rufolo, può considerarsi in fase avanzata di realizzazione. Grazie alla puntuale programmazione e progettazione, unitamente ad una moderna e oculata gestione, in soli cinque anni, sono state avviate opere importanti di riqualificazione della parte strutturale con investimenti economici già spesi di circa 2 milioni di euro, opere in corso di realizzazione per 1.000.000 euro, progettazione esecutiva finanziata ed in corso di gara per l’affidamento dei lavori per ulteriori 3.200.000 euro.
  3. Realizzare un “Distretto culturale evoluto” con il coinvolgimento, diretto dell’intero territorio della Costiera Amalfitana, e indiretto dell’intera Regione Campania. In tale direzione è stata avviata una forte cooperazione con altri soggetti culturali ed economici della Campania, ed è stata favorita la nascita di nuovi soggetti imprenditoriali e consortili. Per tutti basta citare il caso del consorzio “Ravello Sense” nato a Ravello anche grazie alla forte spinta della Fondazione e delle sue attività. Il Consorzio vede la partecipazioni di circa 50 operatori economici di Ravello che collaborano in vario modo con la Fondazione sia in forma singola che associata; il “biglietto unico” che ha creato un mini circuito locale fra consorzio, Comune, Duomo di Ravello e Villa Cimbrone, e la gestione congiunta (Fondazione, Comune, Consorzio) di un punto informativo centrale, sono due esempi di una serie di iniziative che puntano a riqualificare l’intera offerta turistico-culturale di Ravello.
  4. Accorpare in un’unica gestione i tre principali contenitori pubblici esistenti a Ravello: Villa Rufolo, Villa Episcopio e Auditorium Oscar Niemeyer. I vantaggi di una gestione unitaria dei tre contenitori, dall’economie di scala a quelle di filiera, dalla complementarità delle loro rispettive potenzialità, alla uniformità dell’immagine complessiva dell’offerta, sono fin troppo evidenti. Se si analizzano i soli numeri realizzati con la gestione di villa Rufolo (vedi grafico allegato dei visitatori e degli incassi), si può ben comprendere la validità della pianificazione e della progettualità complessiva. Con la gestione Unitaria e unica dei tre beni si renderebbe concreta e compiuta l’intera programmazione avviata con l’approvazione del PIT Ravello, forse l’unico PIT dell’intera programmazione regionale ad oggi pressoché totalmente realizzato. La felice scelta compiuta nel lontano 2003 di Programmare e finanziare un PIT monocomunale, trova una sua ragione proprio nella progettazione complessiva estremamente puntuale e rigorosa, che prende origine a sua volta dall’idea approvata e finanziata di realizzare un “distretto turistico integrato di alta qualità”.

Sarebbe in sintesi, forse, l’unico caso in Italia che, in soli dieci anni, vedrebbe concluso un complesso e articolato percorso di straordinaria e coerente pianificazione e gestione di un’area, con il coinvolgimento sinergico di tutte le realtà pubbliche e private che su quel territorio operano.

Questo percorso, che ad una lettura superficiale sembrerebbe totalmente autonomo ed avulso dal contesto normativo vigente, è risultato, invece, non solo coerente con esso, ma addirittura precursore e antesignano. Infatti, dalla lettura combinata di tutta la normativa vigente in materia di tutela e valorizzazione dei Beni culturali, si ricavano una serie di conclusioni positive.

In particolare l’ Articolo 112 Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” coordinato con le modifiche introdotte da: legge 15 dicembre 2004, n. 308 –  d.lgs. 24 marzo 2006, n. 156  – d.lgs. 24 marzo 2006, n. 157, prevede che Lo Stato, per il tramite del Ministero e delle altre amministrazioni statali eventualmente competenti, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono costituire, nel rispetto delle vigenti disposizioni, appositi soggetti giuridici cui affidare l’elaborazione e lo sviluppo dei piani. Orbene la Fondazione Ravello, ad oggi, possiede tutti i requisiti per poter essere considerata “SOGGETTO GIURIDICO CUI AFFIDARE L’ELABORAZIONE E LO SVILUPPO DEI PIANI”.

Una ipotesi procedurale prevista dal legislatore “al futuro” (Gennaio 2004), può agevolmente e legittimamente essere estesa “al passato” (giugno 2002 costituzione Fondazione).

Posto questo assunto, e considerata la validità giuridica del soggetto Fondazione quale destinatario di affidamento dei piani, il discorso si sposta sulla considerazione della opportunità di una gestione diretta o indiretta dei beni culturali in questione da parte degli Enti Pubblici proprietari di detti Beni.

La gestione diretta ed autonoma dei singoli beni da parte dei soggetti coinvolti può essere pacificamente esclusa senza neppure entrare nel merito delle motivazioni, in quanto l’elemento principe ed imprescindibile  di un qualsivoglia piano di valorizzazione dei tre Beni in esame, è la realizzazione di un sistema unitario e di filiera di gestione dei Beni. La natura ed il livello profondamente diversi dei tre soggetti Pubblici coinvolti, non residuano alternative alla gestione indiretta dei beni, se si esclude la costituzione di un Consorzio Pubblico fra di loro.

In soccorso ed a completamento delle motivazioni che portano inequivocabilmente alla individuazione della Fondazione Ravello quale soggetto giuridico cui affidare la elaborazione e lo sviluppo del piano, interviene la circostanza che il soggetto giuridico Fondazione Ravello attualmente gestisce il Bene Villa Rufolo con risultati indiscutibilmente positivi, nonché cura oramai con successi acclarati da dodici anni il Ravellofestival, che rappresenta uno degli eventi più antichi e prestigiosi nello scenario europeo degli eventi culturali, costituendo oramai esso stesso un BENE CULTURALE, quand’anche immateriale. A riprova di tutto quanto, senza dilungarsi sui progetti e le attività realizzate dalla Fondazione Ravello, si riportano tre grafici più che eloquenti sul dato più significativo di qualsivoglia bene culturale: l’andamento dei visitatori nel tempo.

Villa Rufolo:Trend visitatori 2006 – 2013

1

Villa Rufolo: Presenze 2006 – 2013

2

Villa Rufolo: Incassi 2006 – 2013
(alcun aumento del biglietto di ingresso è stato operato)

3

In una prima fase il Piano può essere limitato ai tre cespiti posti in capo alla Regione Campania (Villa Episcopio), all’EPT Salerno (Villa Rufolo) e al Comune di Ravello (Auditorium Oscar Niemeyer).
La ristrettezza del territorio sul quale insistono i beni che li rende solidalmente vincolati, e soprattutto il loro ruolo e la loro funzione sociale, economica e culturale per gli abitanti di Ravello e della Costiera Amalfitana, unitamente alle considerazioni innanzi esposte, fanno escludere qualsivoglia ipotesi di affidamento a soggetti terzi non pubblici ad esclusione della Fondazione Ravello.
I tre beni dovranno continuare ad assolvere ad una serie di funzioni non economicamente produttive, ma di assoluto valore socio-culturale: iniziative che vedono coinvolte le scuole del territorio e le associazioni culturali, nonché quelle gestite direttamente dai soggetti proprietari dei beni, devono poter continuare ad essere svolte senza che possano prevalere interessi economici o di natura privatistica del soggetto gestore a limitarne l’uso. Tali garanzie possono essere offerte solo da un soggetto giuridico, controllato direttamente dai soggetti proprietari, anche se non in modo “analogo”, che non si prefigge scopi di lucro, ma, unicamente e nessuno escluso, quelli che si prefigge lo statuto della Fondazione Ravello. Il piano di valorizzazione deve prevedere, pertanto, che i soggetti soci della Fondazione possono prioritariamente disporre dei beni per il perseguimento dei loro fini istituzionali, residuando loro solo l’onere delle spese nel caso in cui le risorse del soggetto gestore non siano sufficienti a garantire anche la gratuità della fruizione. Il delicato equilibrio fra le esigenze dirette dei soggetti proprietari e le esigenze indirette, proprie del piano di valorizzazione, deve essere assicurato anche da appositi regolamenti d’uso per i singoli beni che il soggetto Fondazione dovrà approntare d’intesa e in accordo con i rispettivi soci proprietari dei beni. Detti regolamenti dovranno contenere esplicitamente prerogative riservate ai proprietari, che contemperino anche la possibilità di designare figure specifiche per la gestione operativa dei beni, utilizzando a tal fine prioritariamente proprio personale dipendente.
Come già evidenziato, il piano di valorizzazione dei tre beni si fonda e si sviluppa prevalentemente, se non esclusivamente su due elementi:

1. la semplice operazione di accorpamento della gestione consentirà di realizzare economie di sistema e di filiera:
a) I costi di gestione si ridurranno drasticamente;
b) un unico piano di comunicazione e di promozione si svilupperà intorno ai tre beni ed alle attività congiunte e/o disgiunte che si andranno a realizzare;
c) Le maestranze coinvolte nelle attività gestionali saranno ottimizzate e ridotte nel loro numero complessivo rispetto a quelle necessarie per la gestione separata dei tre beni;
d) La qualità e quantità degli eventi lieviterà notevolmente potendo disporre di spazi e vocazioni complementari fra loro;
e) I bilanci degli Enti proprietari riceveranno benefici immediati rispetto ai saldi attuali (attualmente il Comune di Ravello sostiene la Fondazione con un contributo annuale di 10.000 euro, la Regione Campania con 300.000 euro, l’EPT riceve dalla Fondazione 200.000 euro all’anno); la gestione unitaria potrebbe vedere l’azzeramento delle poste, con un saldo positivo di 10.000 euro per il Comune di Ravello, e di 100.000 euro per la regione Campania pur garantendo quest’ultima un contributo di 200.000 euro annui all’EPT . Senza contare i vantaggi economici indiretti per gli Enti proprietari derivanti dal mancato obbligo di garantire la manutenzione straordinaria dei beni stessi – A tal proposito si sottolinea che il Comune di Ravello già oggi affronta notevoli difficoltà per la manutenzione dell’auditorium e che la Regione Campania a breve ne dovrebbe affrontare per la manutenzione di villa Episcopio; se l’EPT è affrancato da tali incombenze, è solo grazie ai massicci investimenti che la Fondazione ha già realizzato e sta ancora realizzando sull’immobile villa Rufolo.

2. Le competenze maturate nel corso degli anni dalla Fondazione Ravello e gli eccellenti risultati conseguiti, sono di per se un sicuro viatico e garanzia. Sarebbe sufficiente la sola trasposizione delle competenze e delle buone pratiche già in essere, e la loro estensione alla gestione dei due beni ulteriori, per garantire il successo ed i risultati del piano.
In ogni caso il piano di valorizzazione di dettaglio non può prescindere da due elementi fondamentali che al momento ne condizionano l’elaborazione: a) la circostanza che la parte demaniale di villa Rufolo è al momento esclusa dal presente piano, ma in ogni caso è disciplinata dall’accordo in essere fra la Direzione Regionale dei Beni Culturali e la Fondazione; b) Villa Episcopio deve essere oggetto di profondi lavori di ristrutturazione con tempi e modalità che ad oggi non è dato ancora conoscere.
Sul piano della mera enunciazione si può verosimilmente ipotizzare che i due elementi mancanti, concorreranno in modo sostanziale alla stesura del piano esecutivo. La sola torre grande di Villa Rufolo, di proprietà demaniale, è oggetto in questi giorni di importanti lavori che permetteranno di realizzare un polo museale di eccellenza e, quindi, di incrementare notevolmente la capacità attrattiva della Villa, nonché di incrementare le entrate; si ipotizza inoltra il suo utilizzo anche a fini didattici e formativi grazie all’imponente utilizzo al suo interno di nuove tecnologie applicate ai beni culturali. Villa Episcopio, invece, concorrerà in modo sostanziale a realizzare un polo di eccellenza della formazione proprio in materia di gestione di beni culturali e di organizzazione di eventi culturali. Tale attività, sufficientemente già sperimentata con l’utilizzo di alcuni ambienti di villa Rufolo, dovrà essere definitivamente strutturata ed organizzata proprio grazie al possibile impiego di Villa Episcopio.
Ad assetto attuale dei beni è possibile già definire alcune linee strategiche di utilizzo e di gestione: Un preciso e ben articolato piano di sviluppo delle attività congressuali potrà basarsi sulla gestione unitaria dell’auditorium Oscar Niemeyer e della Villa Rufolo, potendo disporre di due contenitori complementari fra loro ma anche alternativi in funzione del numero dei partecipanti e delle esigenze specifiche.
Le attività formative stabili che ruotano intorno alla musica, alla danza ed al teatro, vedranno l’auditorium Niemeyer utilizzato come palestra per la pratica, mentre le esigenze per la parte teorica potranno essere soddisfatte utilizzando villa Rufolo e, come detto, soprattutto villa Episcopio. I momenti formativi saranno finalizzati anche a produrre momenti ed eventi performativi che andranno ad incrementare il numero e la qualità degli eventi del Ravellofestival. Grazie alla gestione unitaria dei tre contenitori, Ravello e con esso l’intera Regione Campania, dovrà diventare uno dei poli di eccellenza in materia di eventi culturali e gestione dei beni culturali. Le convenzioni e gli accordi già in essere fra la Fondazione Ravello ed alcuni atenei della Campania, dovranno essere estesi e rafforzati con accordi mirati anche con altri centri di eccellenza formativa nazionali ed internazionali.
La sperimentazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie sarà uno degli elementi di spicco del piano esecutivo. Già villa Rufolo si è portata all’avanguardia nello scenario dei beni culturali della Campania con quanto realizzato, e con i progetti in corso di realizzazione rafforzerà sempre più questo settore, ma con l’accorpamento gestionale dei tre beni, sarà più facilmente possibile raggiungere accordi con aziende e centri di ricerca, per accelerare questa tendenza e raggiungere nuovi traguardi.
Residua a completamento del piano, la necessità-opportunità di nominare una commissione tecnica che, paritariamente costituita da un rappresentante per ciascuno degli Enti conferenti, e con il solo potere-dovere di relazionare periodicamente agli Enti proprietari, supervisioni le scelte tecniche ed artistiche della Fondazione, verificando la loro coerenza con il piano di valorizzazione e la programmazione complessiva dei rispettivi Enti.
Questo piano di valorizzazione si fonda su un concetto che per anni è stato dibattuto e controverso, e che la vigente normativa ancora non ha compiutamente enunciato e definito: Il ruolo dell’affidatario, quello dei soggetti proprietari e le relative interconnessioni.
Lo statuto della Fondazione, tutte le iniziative e le attività finora realizzate, la gestione di Villa Rufolo, sono tutti coerenti e convergenti verso la seguente enunciazione: I soggetti proprietari devono avere il massimo potere nell’individuazione ed approvazione del piano strategico, nel controllo continuo e costante di ogni e ciascuna fase dell’attuazione del piano stesso, nella valutazione dei risultati. Il soggetto affidatario deve avere la massima libertà attuativa e gestionale senza interferenza alcuna degli Enti proprietari, con il solo obbligo tassativo e categorico del rispetto delle leggi, delle norme, dei regolamenti, delle procedure, e da ultimo ma non ultimo, della fedele attuazione del piano di valorizzazione.

Ravello 27 ottobre 2014

Il Segretario Generale
Secondo Amalfitano

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