giugno 16, 2014 | by Emilia Filocamo
“I libri che leggono i bambini riflettono la loro voglia di cambiare il mondo” a tu per tu con Jonathan Maberry

Quando ricevo dal famoso scrittore americano Jonathan Maberry tutto il materiale necessario per  scrivere la sua intervista, il suddetto materiale non si compone solamente delle risposte alle mie domande, ma di una sfilza di riconoscimenti e di titoli di libri pubblicati, ciascuno dei quali, più o meno degli altri, è in lista per un successo grandioso o per diventare un film. Jonathan Maberry, in altre parole, incarna  perfettamente il mio sogno nel cassetto: essere uno scrittore non solo noto, ma capace di vedere le proprie creature prendere vita sul grande schermo. Maberry non solo è autore bestseller del New York Times, ma è anche vincitore, per ben 4 volte, del Bram Stoker Award ed è l’autore delle serie di thriller su Joe Ledger, di Rot & Ruin, di Nightsiders e di Dead of Night. Due di queste serie, appunto Rot & Ruin e Dead of Night stanno per diventare film ed un’altra, V-Wars è stata opzionata per la tv. Cerco dunque di farmi strada con le mie domande nella folla di successi inanellati uno dietro l’altro.

Jonathan, come hai capito che scrivere era il tuo destino? Io ho sempre voluto raccontare delle storie, sin da bambino. Ancora prima di imparare a leggere ed a scrivere, raccontavo storie attraverso i giocattoli, usandoli oppure disegnando fumetti per i miei amici. A scuola, alla fatidica domanda “Che vuoi fare da grande?” rispondevo sempre “Lo scrittore!”. Prima di diventare uno scrittore a tempo pieno, ho fatto molteplici lavori, dalla guardia del corpo all’istruttore di arti marziali, dal grafico all’addetto al settore vendite fino all’insegnante di college. Qualsiasi lavoro insomma che mi permettesse di pagare le bollette, ma intanto affinavo le mie capacità scrivendo di tutto: articoli per giornali, biglietti di auguri, manuali o testi per il college.

Chi è stato il tuo primo fan, la prima persona che ha creduto nelle tue capacità? La prima persona che leggendomi mi ha detto “Tu hai un futuro” è stato Richard Matheson. Avevo dodici anni e ricordo che lesse le prime quindici pagine di un mio racconto e mi disse che avevo stoffa, che dovevo perseverare ed affinare il mio talento. Mi regalò anche una copia autografata di “Io sono Leggenda”.

Tutti gli inizi per gli scrittori sono difficili, con numerosi rifiuti dalle case editrici: anche per te è stato lo stesso? Sì, anche io ho dovuto combattere le mie battaglie. Le cose sono cambiate quando ho imparato qualcosa in più del business dell’editoria; un mondo a parte rispetto alla scrittura! Così ho raggiunto ed avvicinato gli agenti letterari non solo con le mie capacità come scrittore ma anche con le mie capacità imprenditoriali, come uomo d’affari insomma.

Ci puoi raccontare le tue emozioni quando un tuo libro si tramuta in film? In verità io ho appena iniziato il mio cammino verso Hollywood: due dei miei libri sono stati opzionati per diventare film e recentemente due altri miei lavori sono stati opzionati per la tv. Sono eccitatissimo! A differenza di tanti altri autori che raggiungono Hollywood, io sono assolutamente ottimista. Insomma, so che nella resa sul grande schermo spesso i romanzi subiscono dei cambiamenti ma io non mi sento una prima donna, non sono ossessionato dal controllo. Non vedo l’ora di vedere come interpreteranno i miei romanzi. Non posso che essere grato del fatto che le mie storie, in questo modo, raggiungeranno un pubblico molto più numeroso.

La Marvel per tutti noi è una sorta di culla delle meraviglie, piena di personaggi straordinari. Ci racconti la tua collaborazione? Scrivere per la Marvel è stato il primo passo verso il mondo professionale dei fumetti. Da ragazzino sono cresciuto con i fumetti, quindi scrivere per loro è stato come realizzare un sogno. Certo è stato anche surreale scrivere di personaggi che erano degli eroi quando i fumetti li leggevo. Mi è piaciuto tantissimo poter scrivere dei Fantastici Quattro, di Capitan America, della Pantera Nera, di Wolverine e di The Punisher. Li ho amati tutti. Deadpool  mi ha dato anche tante soddisfazioni, sebbene lo utilizzi più come un personaggio accessorio, di supporto, più che altro per l’impatto comico. Adesso sto lavorando per la IDW ed è un’esperienza completamente diversa perché posso scrivere di fumetti totalmente miei, originali. Sto scrivendo V Wars ed inizierò Rot & Ruin questo autunno, mi divertirò, lo sento!

Cosa rende una storia migliore di un’altra e permette ad un personaggio di un romanzo, o di un fumetto, di avere successo? Il successo di un personaggio è tutto basato sulla sua veridicità. Sebbene io scriva storie di fantasia, parto sempre dalla realtà, dai personaggi, da come reagirebbero in una situazione di emergenza, di crisi, di paura. Faccio un esempio: se devo scrivere di zombie, non parto dagli zombie, ma da un personaggio la cui vita è stata alterata proprio dall’incontro o dallo scontro con esseri diversi come gli zombie. Ed è questo a rendere serie come The Walking Dead successi straordinari: riguardano le persone, la gente comune. I mostri sono secondari. Se sto sviluppando la creazione di un personaggio per un romanzo, cerco invece di coglierne i cambiamenti, le sfumature che intervengono inevitabilmente con l’avanzare dell’età o con il vivere determinate esperienze. Niente è più noioso in un romanzo di un personaggio che rimane sempre identico. 

A cosa o a chi ti ispiri? Per costruire i miei personaggi mi ispiro a persone vere, o prendo un pezzetto qua ed un pezzetto là, come in una sorta di puzzle, di collage. Prendo il modo di parlare da una persona, le esperienze di infanzia da un’altra, il senso dell’humor e le convinzioni politiche ancora da un’altra e “cucino” tutti questi ingredienti insieme per creare un nuovo personaggio.

PatientZero_Front_Spine3Fra tutti quelli che hai creato, c’è un personaggio che ami più degli altri? Sicuramente Joe Ledger. Lui è la star indiscussa della mia serie di thriller destinati ad un pubblico di lettori adulto. L’ho fatto conoscere per la prima volta nel libro Patient Zero e da lì sono nati ben sei romanzi ed una raccolta di storie brevi in cui lui è sempre il protagonista indiscusso. L’ho anche utilizzato nei due ultimi libri della mia serie apocalittica sugli zombi “Rot & Ruin” ed ancora in V Wars, la serie a fumetti. Joe è un personaggio complesso psicologicamente, ma anche divertente ed un’idealista convinto. Diciamo che è una sorta di “guest star” dei miei romanzi.

Cosa pensi degli scrittori italiani? Hai qualche preferenza? Recentemente ho letto la versione inglese di La Pietra Lunare e Racconto d’Autunno di Tommaso Landolfi e sono alla ricerca di altri suoi lavori in inglese. È eccezionale. Ho anche letto Belve di Alda Teodorani, è difficile trovare un horror italiano così raffinato in lingua inglese. 

Quali sono stati i tuoi scrittori di riferimento? Hai avuto dei modelli letterari? La bibliotecaria delle scuole medie mi ha avviato alla lettura di grandi scrittori che, con il tempo, sono diventati i miei eroi letterari, i miei modelli di riferimento: parlo di Ray Bradbury, Richard Matheson ed Isaac Asimov e molti altri. Mi hanno dato un incoraggiamento straordinario e mi hanno ispirato molto. Ma ho apprezzato anche autori appartenenti ai generi più disparati, da John D. MacDonald ad Oscar J. Friend fino al grande Charles Dickens.

Se non avessi scritto romanzi di fantasia a cosa ti saresti dedicato, ai thriller ? Beh, molti dei miei romanzi sono scritti come dei thriller, anche gli horror o quelli di fantascienza. Ma se avessi dovuto eliminare totalmente l’elemento fantastico, allora avrei sicuramente scritto dei thriller politici o legali, dove l’intrigo la fa da padrone.

Puoi dirci dei tuoi prossimi progetti? Diciamo che lavorativamente parlando sono nella fase più concitata di tutta la mia vita. Scrivo circa quattro romanzi all’anno più due fumetti al mese a cui si affiancano due racconti brevi. Il mio ultimo thriller dedicato a Joe Ledger, Code Zero, ha appena debuttato e ho già completato il settimo libro della serie di Joe Ledger, intitolato Predator One. Ho scritto un romanzo sugli zombie, Fall of Night, che uscirà a settembre. Al momento sto scrivendo i fumetti della serie V -Wars e sto preparando una serie sempre di V -Wars destinata alle antologie. Sto per pubblicare un’antologia intitolata X Files ed un’altra, Out of Tune, che conterranno storie ispirate alle antiche ballate folk. Nel 2015 lancerò due nuove serie: The Orphan Army, il primo libro che compone la serie The Nightsiders, una serie destinata ai giovani, e poi Watch Over me, che è destinata ai ragazzi più grandi. Poi c’è la pubblicazione dei fumetti della serie Rot & Ruin per la casa editrice IDW. Questi fumetti saranno sviluppati anche in una serie tv e come gioco da tavolo. Il mio prossimo progetto, nel campo dei romanzi, è Glimpse, un thriller psicologico che narra la storia di una donna alla ricerca del figlio scomparso. 

Che consiglio daresti ad un giovane che vuole diventare scrittore? Il modo migliore per farsi strada in questo mestiere è focalizzare la propria attenzione sulla propria capacità di scrittura e poi sulle case editrici. Non bisogna mai perdere l’entusiasmo e poi consiglio di non riscrivere mai o apportare correzioni prima di aver completato una prima stesura di ciò che si scrive. Quando la prima stesura è completa, non importa quanto brutta, imprecisa, banale o imperfetta possa essere, bisogna uscire e farsi un regalo perché si è fatto qualcosa che non tutti gli scrittori riescono a fare: si è scritto un libro intero. Poi consiglio di spezzare la prima stesura e di rivedere, porzione per porzione, per migliorare ciò che non va. Ah, dimenticavo, non bisogna mai permettere a nessuno di interferire, bisogna essere implacabili. E poi consiglio di provare di tutto, scrivere di tutto: io stesso ho costruito una carriera di successo passando dagli articoli di giornale ai saggi, dai testi ai bigliettini d’auguri. Mai fossilizzarsi, mai pensare di non essere in grado di scrivere qualcosa o di essere in grado di scrivere solo un genere specifico.

Che genere di libri e film vorresti leggere e vedere nei prossimi anni? Sono un divoratore di libri, quindi sicuramente i libri di mistero, ecco perché compro sempre l’ultimo libro di James Lee Burke, e adoro ovviamente Stephen King, Joe Hill e tanti altri. Per quanto riguarda i film, adoro i personaggi fantastici, da Spider Man a Capitan America agli Avengers. In tv i miei preferiti sono Il Trono di Spade, The Walking Dead, Orphan Black, Sherlock e True Detective.

Un’ultima domanda: perché il genere fantasy ha riscosso tanto successo, intendo tutte le serie dedicate ai vampiri o ai licantropi. È una tendenza del gusto o un modo per fuggire la realtà, le difficoltà della realtà creando mondi alternativi, fantastici? C’è voluto un po’ di tempo affinchè le case editrici arrivassero a comprenderlo, ma i bambini sono incredibilmente intelligenti e le loro menti perennemente affamate. Inoltre sono consapevoli del loro potere. Ecco perché i libri su mostri che attaccano e conquistano il mondo, su catastrofi a cui sopravvivere piacciono tanto: perché i bambini di oggi sono molto più intelligenti di quelli della mia generazione! Inoltre a questi ragazzi toccherà prendere in eredità il mondo che gli stiamo lasciando, un mondo pieno di problemi e dovranno in qualche modo rimetterlo in sesto. I libri che leggono riflettono questa loro voglia di cambiare il mondo, di conquistarlo. Bisogna capire una volta per tutte che i ragazzi non leggono libri di mostri, di distruzioni apocalittiche o di mondi distopici, ma leggono libri che indicano come conquistare tutto ciò. Questa è una grande, fondamentale differenza.

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