novembre 16, 2015 | by Emilia Filocamo
“Il cervello è solidale a differenza della nostra specie”. A Ravello Magazine un viaggio esclusivo nella mente assieme ad Alessandro Bertirotti

Questa intervista sarà diversa dalle altre. E non per composizione, per aspetto, sarà sempre la solita tastiera di bianchi e neri, di domande e risposte, sarà sempre una piccola incursione in un mondo esterno, in una realtà apparentemente estranea, sarà dotata di sufficiente curiosità e di giusta, doverosa discrezione. Ma sarà soprattutto un viaggio unico, forse irripetibile, sicuramente di grande pregio, in ciò che ci appartiene, ci sovrasta e spesso ci sfugge: la nostra mente. Il professore Alessandro Bertirotti, antropologo della mente, docente all’Università degli Studi di Genova e Visiting Professor di Antropologia della Mente presso l’Universidad Extarnado de Colombia di Bogotà, mi trasporta, in un pomeriggio qualunque, nel suo universo, è proprio il caso di dirlo. Alla fine della nostra chiacchierata rifletto sul fatto che esistono tante sintonie fra universo e mente: misteri, infinite possibilità e scoperte sono infatti comuni ad entrambi. Ammetto che, sin dalle prime parole scritte, mi porterò dietro la paura di non aver saputo rendere appieno il suo incredibile messaggio. Spero tuttavia che la mia mente abbia quantomeno fermato le cose essenziali di questo viaggio, riportandole forse in maniera non puntuale al cento per cento, un po’ come se avessi scattato una foto un po’ sfocata.

Professore Bertirotti, cosa è esattamente l’antropologia della mente, di cosa si occupa? L’antropologia come disciplina si divide in due branche, quella fisica e poi quella appunto culturale. Nello specifico l’antropologia della mente si occupa della risposta dell’individuo agli ambienti con cui si interagisce, è soprattutto uno studio sul modo in cui ci si dispone ad affrontare la realtà, come insomma un gruppo sociale le affronta e le risolve. L’Antropologia della mente prende le mosse da queste 2 branche e cerca di porre in relazione gli studi di neuroscienza con il comportamento che tale funzionamento provoca sia in rapporto con l’ambiente che in rapporto a degli universali biologico/culturali, a degli immaginari. Ma l’immaginario  può essere anche l’insieme delle tradizioni di un dato popolo, di una cultura.

Ci fa un esempio? Al Sud, ad esempio, è radicato l’immaginario del rapporto con il santo e l’antropomorfizzazione dello stesso, lo si porta in processione, si ha un rapporto personale e diretto, è parte della famiglia. L’antropologia della mente segue e si occupa di come si sviluppa anche la mente in base a tutto ciò tenendo presente che il nostro cervello cambia in base all’esperienze. Rita Levi Montalcini, non a caso, parlava di duttilità del cervello.

Il concetto di esoterismo è qualcosa che sfiora la sua professione? L’esoterismo non è legato ad uno degli aspetti dell’immaginario umano ma è il modo di cambiare la propria identità, è quando una persona cambia ponendosi le domande da dove vengo? chi sono? dove vado? Ecco questi sono i tre elementi, le tre domande fondamentali di tutte le scienze esoteriche, perché vanno oltre il dato della realtà che è definito essoterico.

A cosa sta lavorando in questo momento? Sono Vice Segretario Generale dell’Organizzazione Internazionale della Carte dell’Educazione UNEDUCH e il 25 giugno scorso abbiamo avuto un incontro  a Ginevra sui di ritti umani, il disarmo mondiale e lo sviluppo tecnologico: l’obiettivo è cercare di individuare un universale valido per tutte le culture. E poi gli impegni sono molteplici, sono anche professore di psicologia generale al dipartimento di Scienze dell’Architettura alla Scuola politecnica dell’Università degli Studi di Genova.

Conosce Ravello ed il Ravello Festival? Qual è il suo rapporto con la musica? Sono venuto come docente  al Campus di Fisciano fra il 2008/2009 e in quel periodo ho visitato Ravello, un posto splendido. Con la musica ho un bel rapporto, mi sono diplomato al Conservatorio di Pescara e ho pubblicato un libro nel 2003, “L’uomo, il suono e la musica” in cui racconto cosa succede in chi ascolta o suona musica e addirittura come la musica influenza perfino l’architettura. Ho pubblicato anche la “Mente ama” in cui si evidenzia che i nostri neuroni funzionano in totale solidarietà neuronale, in collaborazione totale. Nel nostro cervello si assiste infatti al fenomeno del vicariato neuronale: se un gruppo di neuroni ha avuto un trauma, quelli accanto ne prendono il posto ed assumono la loro stessa funzione fino a quando quelli danneggiati non sono in grado di riprendersi dal trauma se si tratta di trauma temporaneo, altrimenti si assumono il compito per tutta la vita. Il cervello è un organo solidale, noi, stranamente, come specie, facciamo spesso il contrario del nostro cervello.

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