marzo 26, 2015 | by Emilia Filocamo
“Il cinema è come un ring: necessita di allenamento costante e preparazione”. Parola dell’attore Salvatore Ruocco, ex pugile passato dai guantoni al red carpet dei maggiori festival internazionali

Si può glissare sulle coincidenze, sui disegni del destino, sui messaggi di cui è disseminato il mondo che ci circonda, sui  treni che ci sorpassano, invitano, sfuggono, ammiccano e che hanno a bordo un nugolo di passeggeri particolari chiamate occasioni, si può far finta che nulla di tutto ciò sia assimilabile alla realtà, logico o possibile; oppure si può credere che per alcune persone, i tasselli del destino, gli ingranaggi di tempo e possibilità, si incastrino in modo tale da azionare un meccanismo eccezionale e, soprattutto, imprevedibile. Penso a questo proprio mentre raggiungo al telefono l’attore Salvatore Ruocco, bello, più che bello, ma, attenzione, questo complimento non va ripetuto, la consapevolezza della sua evidentissima bellezza è arrivata con il tempo e non subito. Un attore la cui vita professionale è una “pira” di accadimenti che si sono smussati per accogliere, nelle guide e negli incastri giusti, il necessario-eccezionale che ne sarebbe venuto. Una squalifica sul ring che da pugile di carriera lo esclude da quel mondo, provini, cast e set di spicco, ruoli importanti. Così Salvatore Ruocco, vestito di tutto punto da Dolce & Gabbana, sorridente, umile ed entusiasta mi racconta di sé, della critica che lo adora, di occasioni incredibili, del suo essere quasi a disagio ed imbarazzato nel trovarsi, nel giro di pochi anni, accanto ad attori di grande talento, diretto da registi di fama internazionale, e di una mamma che per lui continua a sognare un ruolo “familiare” e tutto partenopeo.

Salvatore, tu sei napoletano, che rapporto hai con la tua città di origine e in che modo ti ha ispirato od ostacolato da un punto di vista professionale? Napoli, come sai, è una città splendida, bella e micidiale, in cui spesso è davvero complesso realizzare i propri sogni. Le difficoltà sono tantissime, così come i problemi che l’affliggono, ovviamente queste sono costanti comuni anche ad altre città, anche se spesso è facile additare Napoli e farne quasi una sorta di vessillo di tutti i mali. Io facevo il pugile, ricordo ancora quando tornavo a casa magari con il viso nero e mia madre faticava spesso a riconoscermi: il mio sogno era quello di diventare un campione, ma sono stato fermato, la mia carriera è stata interrotta da una squalifica ingiusta. Così, in quel periodo di passaggio, ho deciso di fare dei corsi di recitazione, il primo con Renato Carpentieri ed è stato proprio in quel momento che ho scoperto la mia vocazione; ho studiato con gli attori allievi di Peter Brook e da quel momento è stata tutta un’ascesa, da Pasolini con la regia di Abel Ferrara, a l’Intervallo di Leonardo Di Costanzo, e ancora Gomorra di Matteo Garrone ad il Ragioniere della mafia di Federico Rizzo, e ancora Take Five di Guido Lombardi, Caravaggio, documentario con la regia di Mario Martone ed il corto Ciro di Sergio Panariello in concorso al Festival di Roma, e ancora a La Bas di Guido Lombardi in concorso a Venezia. Questo per citare solo alcuni titoli. La soddisfazione di poter lavorare con registi di questo calibro è stata immensa, inaspettata soprattutto, ma so che in qualche modo era tutto scritto; io credo tanto ai segni del destino ed anche il modo in cui sono riuscito a conquistare il pubblico o gli addetti ai lavori, rientra in questa trama fitta ed imprevedibile del destino. Considero il teatro ed il cinema il mio nuovo ring, fare un film o uno spettacolo è come salire sul ring, devi combattere e devi imparare a difenderti e ad allenarti con costanza.

Quanto conta per te la tua bellezza? Sicuramente, considerando i film che ho fatto, la bellezza è relativa, nel senso che si tratta di film impegnativi e per i quali serve talento e non solo un aspetto fisico piacevole. Certo, non rinnego la bellezza e non la demonizzo, anche il fatto che due stilisti come Dolce & Gabbana abbiano scelto di vestirmi ogni qualvolta sono ad una premiere o in cui appaio in pubblico, è per me una grande soddisfazione e sicuramente nella loro scelta il lato estetico è stato fondamentale. Ma in verità spesso mi dimentico della mia bellezza, nel senso che da bambino non mi sono considerato mai bello, anzi; ho capito di esserlo con il tempo, specie in questi ultimi anni, e me lo hanno fatto capire le attenzioni delle donne, l’interesse che suscito. Ma non ci credevo, onestamente. E, comunque, tendo a non utilizzare la mia bellezza per secondi fini ed in genere, esco con una ragazza solo se mi piace davvero.

Puoi parlarci dei tuoi prossimi progetti? Certo, ho lavorato, ho avuto la grande soddisfazione di lavorare con i Manetti Bros. che considero registi geniali, di grande talento, e poi sono coinvolto  in un progetto francese, un film di Corinne Maret, in cui recito sia in italiano che in inglese e  da cui la regista ha estratto un corto in concorso al Festival di Cannes, alla selezione Festival de Cannes Courte Metrage Short Film Corner. E poi ci sono altre cose in ballo di cui non posso anticipare molto. Direi che avendo fatto 14 film in sei anni, sono sette che faccio l’attore, il primo anno è stato di rodaggio, di assestamento, non posso lamentarmi. Ho recitato con i registi più importanti, Abel Ferrara mi ha voluto a tutti i costi per Pasolini con un cameo di grande pregio e ogni qualvolta, sarà sempre il destino, che partecipo ad un progetto, quel progetto viene automaticamente selezionato per un Festival importante ed internazionale del cinema, da Toronto a Cannes a Venezia. E anche la critica nei miei confronti è sempre stata lusinghiera, al punto tale che, lo ammetto, a volte mi sento quasi in imbarazzo, a disagio, perché faccio questo mestiere da poco, certo con tutta la passione possibile, ma da poco rispetto a chi ha anni di gavetta e penso che magari ci sono attori, di grande nome anche, che non hanno avuto le mie stesse possibilità.

Allora sei una sorta di portafortuna per i film in cui lavori? Beh, diciamo che la fortuna forse è dalla mia parte, non a caso mia madre mi ha sempre detto che sono nato con la camicia. Sono anche nato piuttosto grosso, ben 6 kg e mia madre temeva di trovarsi davanti un bimbo in sovrappeso, invece lo sport e la natura sono stati buoni con me!

Tua madre sarà soddisfatta di te? Sarà orgogliosissima! In verità quando qualche volta le dico che ho lavorato con questo o quel regista famoso, lei mi guarda, sorride e mi confessa, non essendo una grande frequentatrice di cinema, che non li conosce, mentre, ecco, il suo sogno sarebbe di vedermi recitare in Un Posto al sole, fiction che segue da sempre e di cui è una fan affezionata!

Pregi e difetti di Salvatore Ruocco? Tutti i registi con i quali ho lavorato mi dicono che sono un bravo attore, come difetto, non saprei, ne ho tantissimi, come tutti del resto. Forse una cosa che mi riconosco è che tendo ad aprirmi troppo con le persone e spesso troppo in fretta. Ma fa parte di me, sono una persona di cuore, molto generosa, impegnata anche molto nel sociale, come testimonial di eventi benefici.

Come impieghi il tuo tempo libero? Cosa ti piace fare? Nel tempo libero mi dedico sempre e comunque al mio lavoro, studio con un professore di recitazione, che ha fra i suoi allievi attori ed attrici di calibro internazionale. Il suo consiglio più frequente è di fare in modo di essere sempre me stesso nella vita di tutti i giorni, ma poi, una volta calato nella sceneggiatura, deve avvenire la metamorfosi. Ecco perché se nella vita privata posso apparire schivo o timido, poi cambio completamente una volta arrivato sul set. Non a caso anche in Take Five, di Guido Lombardi, per calarmi perfettamente nel ruolo, sono dimagrito di 7 chili e ho rasato i capelli, e ho cercato di costruire il mio personaggio prima dall’interno per poi arrivare anche all’esterno e al suo aspetto esteriore. Inoltre sto studiando inglese e francese, voglio essere pronto a qualsiasi tipo di set, essere duttile. E poi amo leggere, informarmi, stare con i miei nipoti, ne ho 16, siamo una famiglia numerosa! E mi piace andare in palestra, in quella dove mi allenavo come boxeur. Mi aiuta a scaricare le tensioni, e mi carica di energia positiva. Dovresti provare anche tu!

Accetto il consiglio di Salvatore Ruocco, ma sorvolo sulla mia totale mancanza di coordinamento nello sport e proseguo con le domande.

Hai qualche rimpianto? No, non credo, ogni tanto ripenso al fatto che sarei voluto diventare un campione di boxe, ma quando questo pensiero mi assale, c’è sempre qualche regista che mi fa capire che ormai sono diventato un campione nel cinema e quindi mi convinco che questo era il mio destino. E ne sono felice.

L’intervista si chiude con il tono amichevole con cui si era aperta, un tono che non ha nulla di presuntuoso o supponente, perché Salvatore Ruocco che in una delle foto che mi ha inviato per completare l’intervista, segue attento le indicazioni di Abel Ferrara, è pur sempre un ragazzo del sud, impastato con generosità, talento e buoni sentimenti e con il sogno di andare oltre. Con i guantoni riposti da qualche parte, i muscoli torniti dagli anni di allenamento, un piccolo rimpianto nascosto e ricoperto da gioie ben superiori ed una mamma affezionata che, ingenuamente indifferente ai red carpet di Venezia e Cannes, ai ciak di Parigi ed ai nomi altisonanti di Abel Ferrara e Di Costanzo, continua a “supplicargli” un ruolo tutto Vesuvio e Via Caracciolo in Un posto al Sole, a Napoli, a casa.

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