maggio 26, 2014 | by redazione
Il Festival di Ravello senza colore politico

Stefano Valanzuolodi Stefano Valanzuolo* Che Eduardo Cicelyn nutra un certo risentimento nei confronti della giunta regionale di Stefano Caldoro è cosa nota. Non per questo appaiono giustificabili certe affermazioni contenute nell’articolo a sua firma (“La presa del Trianon”), pubblicato il 22 maggio su la Repubblica Napoli, in relazione al Ravello Festival, definito “eclettico passatempo turistico-mondano per onorevoli e corti di villeggianti”. Dispiace, certo, che un intellettuale solitamente avveduto perda così platealmente di vista il senso di una proposta culturale, cedendo alle lusinghe della vendetta trasversale nei confronti di quelli che individua, da due anni almeno, come nemici propri, e non della comunità.
Già l’anno scorso un giornalista de la Repubblica era incorso in una gaffe imbarazzante (per lui), scrivendo di festini a Ravello e amenità del genere senza mai aver raccolto neanche uno straccio di informazione sul Festival. Ora Cicelyn riduce la manifestazione ad esito dello spoils system campano e ad una sorta di divertissement da circolo aristocratico, con buona pace delle decine di migliaia di spettatori che premiano, in modo crescente da anni, le proposte del Festival.
Avendo lavorato come Direttore al fianco di ben tre Presidenti della Fondazione Ravello molto diversi tra loro, dal 2009 ad oggi, posso infischiarmene delle allusioni allo spoils system, che ha mietuto, evidentemente, altre vittime in altri ambiti. Quello che è meno sopportabile, invece, è il pensare che artisti come Daniel Harding e Martha Argerich, come Burt Bacharach ed il Kronos Quartet, come Chick Corea o Alexandre Desplat, come Tony Cragg o Wang Guangyi (nomi più familiari a Cicelyn) o ancora che complessi come la London Symphony, la Orchestre National de France o la Ailey II Dance Company possano rappresentare un eclettico passatempo per onorevoli.
Mi rendo conto di come, fino a qualche anno fa, le “corti di villeggianti” abbiano costituito l’oggetto del desiderio di chi trascorresse lunghe giornate nelle sale semideserte di un museo napoletano, ma non per questo si può gettare discredito su un Festival per il solo fatto che muova riscontro di pubblico, villeggiante o stanziale che sia.
La storiella degli onorevoli, poi, è noiosa non meno di quella che tira in ballo Wagner ad ogni occasione. Il Ravello Festival ha le liste nominali degli accrediti rilasciati nel corso delle ultime edizioni, in percentuale sensibilmente più bassa rispetto ad analoghe manifestazioni non solo del territorio; e di onorevoli, oggettivamente, ce ne sono troppo pochi per giustificare il successo della proposta. Quanto a Wagner, di cui Cicelyn, reduce dal pellegrinaggio a Bayreuth, sente insopportabile la mancanza, va detto che è un autore cui il Festival, dal 1953, ha dedicato una o due serate per ogni edizione, non avendo la possibilità di proporre allestimenti teatrali; ed il teatro, come sapranno onorevoli e villeggianti, fu l’ambito frequentato quasi esclusivamente da Wagner. L’anno scorso, ad esempio, il Ravello Festival ha consacrato al compositore tedesco una mostra, una presentazione di un libro, un film e almeno due concerti; temo che Cicelyn se li sia persi. Nel 2014 ospiterà Gianandrea Noseda per una serata monografica impreziosita dalla presenza di Evelyne Herlitziius. E a Wagner dedicheranno i propri bis l’Orchestre National de France così come l’Orchestra Sinfonica di Lucerna. Per la Tetralogia ci stiamo attrezzando…!
Il Ravello Festival non ha colore politico, come risulterebbe chiaro agli occhi di chiunque volesse concedere attenzione ai cartelloni degli ultimi anni e del 2014 prossimo venturo. Adombrare questa ipotesi, così come hanno fatto anche i tanti moralisti scandalizzati dai finanziamenti concessi dalla Regione Campania nel biennio 2013-2014 (meno imponenti di quelli elargiti ad altre istituzioni cittadine), significa ignorare la storia ed il valore della Fondazione Ravello, alla cui crescita hanno contribuito in tanti – presidenti, consiglieri, collaboratori, artisti – senza logiche di appartenenza politica. Dovere spiegare tutto ciò, quasi a giustificarsi di fronte ad un risultato lusinghiero, è davvero mortificante; ma in un paese come questo, rancoroso e dietrologo, succede purtroppo.

*direttore del Ravello Festival

Per leggere la lettera di Eduardo Cicelyn del 22 maggio: 

 

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