febbraio 14, 2014 | by Nicola Mansi
Il mercato discografico italiano torna a sorridere: +2% dopo 11 anni di calo

Nel mercato musicale italiano quest’anno si brinda. I dati di mercato del 2013 raccolti dalla società Deloitte per FIMI (Federazione industria musicale italiana) e usciti ad inizio febbraio dimostrano come l’industria discografica italiana sia tornata a crescere dopo ben 12 anni di segno negativo. L’incremento è minimo, si parla del 2%, ma è un fattore incoraggiante, dopo anni di calo e ricerca di una formula magica che sopperisse al declino delle vendite. L’ultimo anno in cui crebbero le crescite fu il lontano 2002, che costituisce anche l’ultimo album di crescita del cd fisico. Da quel momento la crisi del supporto fisico non è stata supportata da una crescita del digitale in grado di coprirne le perdite e la “crisi della discografia” è stato il leit motiv di questi anni. Parte della colpa fu data alla pirateria, anche se quest’argomento è sempre stato combattuto (non ultimo da uno studio della London School Of Economy pochi mesi fa), ma il problema era quello di dover affrontare il sempre crescente predominio del digitale e la diminuzione dei ricavi (maggiori) del supporto fisico. Poi, con molto ritardo, hanno cominciato ad approdare i primi servizi di streaming che hanno ridato respiro al mercato e hanno tirato la volata per questo risultato. I ricavati sono stati, nel 2013, di 117,7 milioni di euro al sell-in contro i 115,9 del 2012, con la musica digitale che ha segnato un 18% di crescita del quale +182 % nei servizi in abbonamento streaming, che oggi rappresenta il 32 % del mercato.

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