maggio 31, 2015 | by Emilia Filocamo
“Il mio desiderio è di lavorare ancora una volta con Matteo Garrone”. Ernesto Mahieux, il protagonista de L’Imbalsamatore si racconta fra cinema, progetti e famiglia

La gratitudine è un sentimento nobile, importante. Semplice, sembrerebbe. Ma non alla portata di tutti, non di tutti. La gratitudine, quando spontanea, diretta, non artificiosa, è forse uno degli insegnamenti più grandi che si possano ricevere. Questa intervista con il grande attore Ernesto Mahieux, inizia nel nome della gratitudine e di una strana, piacevole importante coincidenza che fa rima con Cannes, con cinema, con tappeto rosso ed applausi. È gratitudine quella che Mahieux dimostra più volte nel corso di questa intervista per lo strano gioco o patto, lo si chiami pure come si preferisce, che ha intrattenuto con il destino e grazie al quale, è stato realizzato ognuno dei suoi desideri.  E’ ancora gratitudine nei confronti dei grandi registi con i quali ha lavorato, gratitudine per ogni giorno che attraversa da artista, da marito e da padre. La parola che sentirò più spesso nel corso di questa chiacchierata infatti  è grazie ed il sentimento che ho provato è stata ammirazione. Sconfinata. Perché dire grazie è un concorso apparentemente semplice di muscoli, lingua e corde vocali. Un’articolazione labiale. Un’emissione di suono. Ma nel caso di Ernesto Mahieux ringraziare è così spontaneo e genuino da somigliare ad un alito di vento arrivato direttamente dal cuore.

Signor Mahieux, Matteo Garrone è a Cannes: ci può raccontare la sua esperienza sul set con lui? Infatti questa circostanza l’ho commentata anche su facebook, 13 anni fa anche io ero a Cannes con l’Imbalsamatore ed è stata un’esperienza fortissima. Garrone è un regista che sa tirare fuori il meglio di te stesso, ti da libertà, ti fa ripetere una scena tantissime volte e ti chiede di volta in volta di ripeterla  ma con parole ed intenzioni diverse. A quel punto, ti rendi conto di poter dire e fare cose che non immaginavi di avere dentro. Quando ho affrontato l’Imbalsamatore avevo un ottimo bagaglio alle spalle: il film è arrivato al momento opportuno, quando cioè ero maturo sia come uomo che artisticamente. Ha avuto una fortuna immensa e ha tirato fuori il meglio di me, d’altronde l’esito del film lo ha decretato. Io auguro davvero a tutti gli attori di poter lavorare con Matteo. Ci siamo incontrati nuovamente a Roma durante il mio spettacolo, la Carmen, e in quell’occasione gli ho chiesto di esaudire il mio desiderio, di poter lavorare una seconda volta con lui.

A cosa sta lavorando in questo momento? Sarò a teatro con la Carmen fino al 14 giugno. Adesso siamo a Milano poi saremo a Trieste e in Romania e poi arriveremo a Napoli, saremo due settimane al Bellini, tappa già confermata. Per il resto devono iniziare diversi progetti ma non c’è niente su carta, dovevo essere su due set ma la crisi ha bloccato e fatto saltare i lavori. Oggi in questo mestiere non si può davvero progettare nulla, si vive alla giornata, oppure si vive di istanti in cui arriva un film che non pensavi di fare, così all’improvviso.

Che tipo di spettatore è Ernesto Mahieux? Cosa guarda e cosa non le piace? Io adoro guardare ciò che è comprensibile, quando vedo prodotti pretestuosi o intellettuali, mi sento tagliato fuori, mi sento emarginato e non mi piace. Faccio un esempio: la Gioconda è un’opera per tutti, posso guardarla io, può guardarla l’esperto d’arte e trovare i significati più reconditi, quindi è accessibile; non mi piace ciò che non è per tutti, perché è elitario. Guardo pochissima tv e per lo più attraverso mia moglie, anzi probabilmente dovresti fare a lei questa domanda! È lei che mi ha detto che Gomorra la serie è un gran bel prodotto, io avendo fatto in teatro Gomorra, lo conosco molto bene e ho avuto anche l’onore di conoscere Saviano. Un altro bel prodotto è Squadra Antimafia, ero nella serie numero 4. Non sono un teledipendente, mia moglie si. Con lei a cena guardiamo Un Posto al sole, anche se io preferirei avere più tempo per conversare visto che non si ha mai la possibilità di stare tutti insieme e di parlarsi.

Ernesto Mahieux ha ancora un sogno nel cassetto? Ad essere sincero no. Credo di aver realizzato praticamente tutto quello che mi ero proposto nella mia vita e che mi sembrava inarrivabile. Volevo fare l’attore, sposarmi e avere tre figli, sembra incredibile ma l’ho ottenuto. Ho avuto successo e non lo contemplavo: per me aver messo piede sul palcoscenico è stato l’equivalente di un Oscar. Sono stato premiato da Dio con una bella moglie e tre figli che adoro, anzi direi che sono andato anche oltre. Ho sempre sognato di lavorare con Martone e quest’anno ho lavorato anche con lui con la Carmen, direi di aver realizzato tutto.

Fuori dal set cosa ama fare? Ho una scuola di recitazione che ho aperto perché mi era stato chiesto a furor di popolo, sono tre anni che c’è e quest’anno abbiamo iniziato un discorso su Viviani, il saggio del 4 luglio sarà “O Vico” di Viviani. E poi mi diverto a girare filmini con la videocamera, niente di professionale, tutto a livello amatoriale!   

I tre desideri di Ernesto Mahieux, carriera, matrimonio e famiglia, sembrano essere stati espressi al cospetto di un genio. Ma forse in questa storia non c’è nessun genio sfilato via dal becco dorato di una lampada: ci sono solo un artista, i suoi sogni e quell’umiltà che hanno solo i grandi quando, guardandosi intorno, non smettono di dire grazie e di riconoscere nella vita un dono immenso.

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