marzo 19, 2015 | by Emilia Filocamo
“Il mio desiderio è di presentare al Papa il mio film su San Felice da Nicosia” l’attore Tony Gangitano racconta esordi, sfide, sogni e il suo ultimo progetto

Il coraggio deve obbligatoriamente essere un requisito fondamentale nella composizione mista di ingredienti di un artista. Perché è di coraggio che probabilmente ci si sfama quando tutto sembra remare nel verso contrario e le difficoltà tendono dispettosamente ad innalzarsi come un muro micidiale di acqua. Coraggio che non è ostinazione ingenua o superficiale, del tutto scevra dalle  necessarie riflessioni, ma che è soprattutto voglia di guardarsi dentro e capire perché si avverta quel solletico che non vuole saperne di smettere. Tony Gangitano, l’attore e regista siciliano Tony Gangitano, è l’emblema di questa considerazione: come lui stesso mi racconterà nel corso dell’intervista, ha assistito, nella sua vita, ad uno spettacolare evolversi di situazioni e coincidenze che lo hanno portato fino a questo punto; in sette anni tutto è cambiato e da guardia giurata davanti ad un tribunale, è passato al set. Un set fra l’altro assolutamente particolare, perché dedicato alla vita e alla storia di un Santo, San Felice da Nicosia. La nostra intervista si svolgerà ad intermittenza; la presenza di gallerie e tunnel lungo il percorso che condurrà il regista ad una tv regionale dove appunto parlerà del film, non gli impedirà tuttavia di introdurmi in un mondo fatto di Sicilia, ritorni necessari alle proprie radici, di conventi e regole conventuali, di santità e prove, di questue e sai.

Tony, perché fare un film su Felice Da Nicosia? Come nasce questo progetto così particolare? Sai anche io ancora oggi spesso me lo chiedo, è come se ci fosse stato alla base un disegno iniziale. Mi ha cercato Enza Amoruso, l’ideatrice del progetto e mi ha voluto coinvolgere; all’inizio, sono sincero, ero piuttosto titubante ma poi, dopo aver preso un appuntamento, ho visitato e sono stato accolto nel convento dove ha vissuto il Santo, a Nicosia appunto, e lì ho notato il grande interesse che c’era per questo progetto da parte degli stessi conventuali, la voglia che avevano di riportarne in auge la vita e le opere.

Si, ma qual è la particolarità di questo Santo, cosa c’è di speciale che vale la pena di raccontare in un film? Come già suggerisce il titolo del film, Un Santo senza parole, San Felice da Nicosia, uno dei tanti santi analfabeti, ma dotato di grande amore e carisma, ha vissuto prove difficili, molto spesso maltrattato all’interno del suo stesso convento; giungeva qui dopo aver fatto ben 30 km di cammino e appena arrivato, spesso era costretto a ripartire per la questua; in realtà a tutto ciò c’è una spiegazione, ogni difficoltà era uno sprone verso la sua santità. Io interpreto Padre Macario, padre spirituale del Santo, non a caso la barba che ho è dovuta a ragioni di copione, e sono uno dei principali artefici di queste prove che condurranno il protagonista alla santificazione. Il mio obiettivo è portare e presentare il progetto al Papa anche perché ad agosto ricorrerà il tricentenario del Santo. È un progetto in cui mi sono tuffato a capofitto, dalla titubanza iniziale sono passato ad una fase di totale immersione, in cui ogni istante della mia giornata è occupato, anzi ossessionato positivamente da questo lavoro. Stiamo facendo le cose in grande, per il cast abbiamo coinvolto tantissimi giovani, fra i quali mi ha colpito tanto l’attore Angelo Maria Sferrazza.

Chi ha curato la sceneggiatura del film? La sceneggiatura è opera di Angelo Maria Sferrazza e di due frati filosofi del convento di Nicosia che hanno praticamente messo a disposizione, fra i 18 libri ai quali si poteva attingere, tutto il materiale necessario per ricostruire pedissequamente e senza alcuna forzatura o artificio la vita del Santo, il nostro intento è di dire solo la verità. Questi frati sono fra Salvatore Russo e fra Salvatore Seminara a cui si è aggiunto anche il guardiano del convento Natalino Fiorilla.

La location è dunque Nicosia? Il film sarà girato fra Mistretta, Troina, Gangi e Sperlinga, località dove abbiamo trovato scenari meravigliosi ed adatti alla storia che intendiamo raccontare. Si comincerà subito dopo Pasqua, fra il 12 ed il 13 aprile, godiamo di uno scenografo di grande talento, Filippo Altomare. Pierangelo Gullo, finalista di Italia’s Got Talent, interpreterà il santo dagli 8 ai 12 anni, Angelo Maria Sferrazza, dai 20 ai 40 e l’attore Giuseppe Scaglione interpreterà San Felice da anziano.

Parlando di Sicilia, quanto c’è della tua terra nei tuoi lavori e come ne sei influenzato? Io sono spesso costretto ad allontanarmi dalla mia terra per lavoro ma le mie radici sono e restano qui, non a caso, quando sono fuori per un progetto, faccio di tutto per riportarlo e presentarlo anche qui. La Sicilia è una terra vessata da tanti problemi, ma è una terra generosa, che ci ha dato la vita e non si può additare un territorio per colpe che appartengono e di cui sono responsabili gli uomini. La nostra terra va difesa ed esaltata.

Come nasce l’amore di Tony Gangitano per il cinema? La mia storia ha dell’incredibile: io fino all’anno scorso lavoravo in un tribunale come guardia giurata, poi ho lasciato tutto per fare l’attore e così è arrivato San Felice, ho anche girato due cortometraggi sulla sicurezza stradale.

Hai sempre desiderato fare questo mestiere? La mia vita era destinata al palco: ho cominciato cantando e sentivo dentro di me di possedere una marcia in più. Ho avuto la soddisfazione di presentare un dialogo ad uno stage in cui, nella giuria, c’erano gli attori Claudio Gioè e Vincent Riotta e ho vinto, così ho deciso di dedicarmi al cinema. Il regista Salvatore Bonaffini mi ha scelto per il film Pagate Fratelli e ho avuto l’onore di ottenere una figurazione speciale in War Story accanto all’attrice Catherine Keener; il film uscito in Gran Bretagna, arriverà anche da noi.

Tu hai cominciato tardi la tua carriera nel cinema: c’è mai stato un momento in cui hai pensato di mollare tutto?  Sì, ho iniziato molto tardi rispetto alla norma, nel 2008, ma nel giro di sei, sette anni è cambiato tutto. Certo, ci sono stati dei momenti difficili, in cui magari mi sono scoraggiato ma poi, come se fosse un segno del destino, arrivava subito una smentita, accadeva qualcosa che mi riportava dentro questo mondo. E lo farò per sempre. Le difficoltà ci sono anche in questo progetto sulla vita di San Felice, soprattutto per la reperibilità dei fondi, ma non ci arrendiamo, affronteremo tutto perché vogliamo assolutamente raccontare la storia di questo santo eccezionale.

Le tue passioni nel tempo libero? In verità in questo periodo il tempo libero a mia disposizione è davvero poco, sono totalmente coinvolto in questo progetto, ed in alcuni teatrali: portiamo rappresentazioni nelle case circondariali. E poi ho in programma un progetto, intitolato Il Viaggio della Vita, nato da un’idea di Angelo Maria Sferrazza, praticamente è la sua storia ed è un invito a lottare contro alcool e droghe, infatti intendiamo portarlo nelle scuole con una campagna di sensibilizzazione. D’altronde il cinema deve avere questa funzione: rappresentare la vita.

C’è una storia che ti piacerebbe raccontare in futuro? Di storie ce ne sarebbero tante, ma quelle che mi incuriosiscono di più sono quelle che raccontano la gente, la vita quotidiana ed il modo in cui stiamo distruggendo tutto ciò che ci circonda. Ecco, il mio ideale sarebbe realizzare un docufilm in cui raccontare la gente utilizzando persone comuni. Poi, certo, ci sono i sogni grandi, come quello di lavorare accanto ad Al Pacino e, andando ad un conterraneo, con Tornatore. Tengo sempre presente l’insegnamento di Marlon Brando, così come me lo ha trasferito il mio amico attore  Vincent Riotta: “Per fare questo mestiere bisogna innanzitutto credere in se stessi”.

Cosa rifaresti tornando indietro e cosa non ripeteresti? Tornando indietro forse ripartirei prima, almeno 20 anni prima. Probabilmente per riuscirci avrei dovuto avere qualcuno accanto che mi spronasse e che, appunto, credesse in me. Per il resto non rinnego nulla di ciò che ho fatto, magari sorrido davanti a qualche lavoro non eccellente, ma non lo rinnego, assolutamente.

L’intervista con Tony Gangitano, ancora un po’ traballante per qualche galleria che ingoia le nostre voci, si chiude qui: lo aspettano uno studio televisivo e tante domande a cui, immagino, darà le stesse risposte cariche di coraggio e di fede.

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