dicembre 3, 2014 | by Emilia Filocamo
Il “Mondo Nuovo” di Orlando Cinque “Ecologicamente sostenibile, democratico ed incentrato sulla bellezza”

Ancora una volta, a sorpresa ed in maniera spiazzante, Ravello ed il Ravello Festival diventano, imprevedibilmente, un “terreno comune” ed un argomento “condivisibile”. Accade in un pomeriggio che poteva essere come tanti se non fosse che, dall’altra parte del telefono, c’è la voce leggermente influenzata di Orlando Cinque, attore di teatro innanzitutto, ma anche di cinema e tv, e recente, straordinario interprete del filosofo Eugenio Colorni nella fiction “Un Mondo Nuovo”, andata in onda su Rai 1 domenica 23 novembre con  la regia di Alberto Negrin. Accanto ad Orlando Cinque, Vinicio Marchioni nella parte di Altiero Spinelli e Peppino Mazzotta in quella di Ernesto Rossi, sullo sfondo la storia del Manifesto di Ventotene. Mentre osservo un silenzio a cui sono abituata, quello del pomeriggio ravellese, Orlando Cinque, mi confida di amare Ravello in maniera straordinaria, che uno dei suoi sogni è proprio quello di trasferirsi a Ravello e che la sua famiglia ha antiche origini in Costiera Amalfitana. Ma c’è di più: Orlando, raccontandosi, rivelerà nel corso dell’intervista che, fra i suoi ricordi più belli, ce n’è uno legato proprio al Ravello Festival.

Orlando, ci racconti come è nata l’esperienza della fiction “Un Mondo Nuovo”: come sei arrivato al ruolo e, soprattutto, cosa hai amato del tuo personaggio e cosa hai trovato più difficile da interpretare? Faccio televisione già da un po’ di tempo, avevo incontrato il regista Alberto Negrin l’anno scorso per il film dedicato al Caso Ambrosoli, ma non mi aveva scelto. È successo invece di essere scelto per “Un Mondo nuovo”, mi ha visto sia per il ruolo di Altiero Spinelli che per quello di Colorni. Di Eugenio Colorni ho amato tanto la sua ricerca della sincerità, intesa sia come stile di vita che come percorso creativo, e poi l’amore viscerale per la libertà di pensiero che lo fa reagire al fascismo. Pur essendo un uomo di pensiero, un intellettuale, si sente coinvolto e sacrifica la vita per quello. Ciò che ho trovato difficile da comprendere, è la sua concezione dell’amore, quasi sovrumana, esempio tangibile della sua grandezza di animo. L’oggetto d’amore, in questo caso sua moglie Ursula, interpretata da Isabella Ragonese, deve essere in ogni attimo riscoperta come altro da se, e considerata sempre come una persona dotata di un libero arbitrio e che, proprio in virtù di questo, può essere portata a fare scelte differenti dalle nostre, che vanno sempre accettate. Ecco, questo va oltre le mie capacità umane, ma ci sto lavorando.

Sei diventato attore perché? Avevi dei precedenti in famiglia o hai cominciato tu per primo? Non sono figlio d’arte, assolutamente. Mio padre era un avvocato e ci ha dato la possibilità, fra mille sacrifici, di studiare. Io non avevo certo intenzione di diventare un attore, sono sempre stato un ragazzo timido, ed in parte lo sono ancora, ma a 18 anni, per una delusione d’amore, ho deciso di cimentarmi facendo un corso di teatro per vincere la timidezza: da lì ho capito davvero cosa desideravo più di ogni altra cosa. Nel giro di due anni ero alla Scuola di teatro di Genova, una delle migliori. Certo è stato un percorso lungo e tortuoso, con tante difficoltà, anche perché non solo non sono figlio d’arte, ma nessuno nella mia famiglia fa parte del mondo dello spettacolo, dunque ho impiegato tanto tempo già solo per capire come funzionava questo ambiente che ancora adesso, a volte, fatico a capire.

Sei un uomo del Sud: quanto ti ha agevolato o ostacolato questo tuo essere del Sud? Del sud riconosco in me e ne sono fiero, la grande capacità di ascolto e di comunicatività, oltre a quello sguardo compassionevole che è tipico dell’essere meridionali. E poi sono napoletano, con tutto quello che comporta. Io amo Ravello, è il mio posto preferito al mondo, anzi il mio sogno è proprio quello un giorno di vivere a Ravello. Tornando al Sud, tendo sempre a considerare anche gli Italiani del Nord come dei meridionali dell’Europa, quindi, a volte, sinceramente, non capisco tante distinzioni. Credo che l’Italianità esista da Pordenone a Palermo, da Trieste a Lecce, e credo che sia un valore positivo.

Gli incontri professionali che hanno segnato positivamente la tua carriera? Ce ne sono stati tantissimi, da Matthias Langhoff alla mia prima insegnante Anna Laura Messeri alla Scuola del Teatro Stabile di Genova. E poi, ovviamente, l’incontro con il regista Alberto Negrin, un regista non facile, così come io non sono un attore facile. Con lui c’è stata subito un’intesa incredibile ed ho potuto imparare tanto.

I tuoi prossimi lavori? Domani parto per Genova e riprendiamo Il Sindaco di Rione Sanità di De Filippo con Eros Pagni e la regia di Marco Sciaccaluga. Abbiamo debuttato a Giugno al Festival di Napoli e continueremo in tournee fino a febbraio. Poi ho in progetto un altro lavoro su Strindberg (di cui ho già realizzato una regia) e aspetto conferme su altri progetti di cinema e tv.

Ma dove sei, sinceramente, più a tuo agio fra teatro, cinema e tv?  Sicuramente a teatro, il teatro è casa mia, sono nato lì, ma la tv, se fatta bene, come nel caso di questa fiction di Negrin, può traghettare nello spettatore stati d’animo importanti, una qualità delle emozioni che non ha nulla da invidiare al teatro. Certo, devo ammettere che amo moltissimo la macchina da presa.

Hai mai dei rimpianti? Assolutamente si! Prima avevo davvero un brutto carattere, adesso credo di averlo smussato un po’. A causa del mio carattere ho litigato con alcuni registi, ma per troppo amore, come dico spesso. È stato il caso di Langhoff ad esempio: ecco il mio rammarico è aver troppo spesso creduto poco nel mio talento ed aver scaricato tutte le colpe sui registi con i quali lavoravo. Credo di aver cercato in loro, nei primi anni di apprendistato, dei sostituti della figura paterna, errore gravissimo che non porta mai nulla di buono.

Come passi il tuo tempo libero, chi è Orlando Cinque fuori dal set o dal palcoscenico, quali sono le tue passioni? Ti dirò che sono totalmente coinvolto in quello che faccio, e questo talvolta è un bene, talvolta non proprio, perché ti costringe a vedere il mondo sempre con gli occhi dell’attore. Amo molto fare sport, ma a causa degli impegni, l’unica cosa che posso fare è palestra, anche se amo ad esempio l’aikido ed il pugilato. Ma alla fine mi ritrovo sempre a leggere copioni o comunque cose che sono inerenti al mio lavoro. Di certo mi piacerebbe poter viaggiare di più, ho viaggiato poco e sono attratto ed incuriosito da tutto ciò che è diverso e che mi permette di confrontarmi.

Conosci il Ravello Festival e ti piacerebbe assistere ad una serata? Non solo lo conosco, ma ho un ricordo splendido legato al Festival: avevo 20 anni e sono venuto a vedere lì il concerto degli Avion Travel, ricordo che eseguirono una canzone bellissima (Cuore grammatico) con un crescendo pazzesco, in quello scenario meraviglioso mi sembrava di decollare, quel panorama è indimenticabile. Ci tornerò volentieri, se mi invitate!

Come dovrebbe essere “Il Mondo Nuovo” di Orlando Cinque: cosa ti auguri? Sicuramente dovrebbe essere ecologicamente sostenibile, non possiamo più reggere questo stile di vita, credo che questo sia palese. E poi dovrebbe essere, ovvio, un mondo in cui le ricchezze non possono essere sempre e solo di pochi: l’Europa sognata da Spinelli, Colorni e Rossi in anticipo, non esiste ancora. Ci sono spinte nazionaliste e razziste che stanno riprendendo quota e che preoccupano e fanno pensare. E poi, vorrei un mondo con la bellezza al primo posto. Quest’ultimo punto dovrebbe essere un aspetto fondante del carattere nazionale di cui sopra e in cui io credo ancora. Siamo il Paese dell’arte e della bellezza, in tutto il mondo ci vedono ancora così, peccato che proprio noi ce lo siamo dimenticati.

L’intervista con Orlando Cinque si chiude qui: l’attore partirà per Genova per i suoi impegni teatrali. Poco fa accennava al suo carattere difficile, addirittura mi parlava di un brutto carattere, eppure la disponibilità con cui si è concesso alle mie domande, nonostante gli impegni, la partenza imminente e l’influenza, credo confermino ampiamente che quell’Orlando Cinque dal brutto carattere sia soltanto uno sbiadito, lontanissimo ricordo.

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