gennaio 22, 2015 | by Nicola Mansi
Il neo console del Venezuela a Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe, in visita a Ravello: “La storia del vostro paese è un punto di riferimento e di ispirazione anche per il Venezuela.”

Giornata a Ravello per la neo console della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe. Nonostante il maltempo e la pioggia che sta caratterizzando questi ultimi giorni di gennaio, la console non ha voluto perdere l’occasione di visitare Villa Rufolo, informarsi sulle attività della Fondazione Ravello e sul Ravello Festival. Incantata dai giardini, dal chiostro e dall’atmosfera che si respira nei viali del monumento simbolo della Città della Musica, la console è stata accompagnata dai suoi collaboratori più stretti e dai suoi due figli. A fare da cicerone la dott.ssa Monia Belloro della direzione di Villa Rufolo. Un rapporto forte quello tra Ravello e il Venezuela che si rinsalda dopo l’indimenticabile due giorni del 2012 che vide esibirsi, all’Auditorium Oscar Niemeyer, per il suo debutto italiano, l’Orchestra Giovanile di Caracas diretta da Dietrich Paredes, accompagnata da Josè Antonio Abreu, insignito proprio in quella occasione dal Comune di Ravello, del Premio “Città di Ravello ai valori sociali della Cultura”, inventore di quel “Sistema” che ha unito nella musica e nella cultura tutta l’America del sud e che ha tolto dalla strada migliaia di ragazzi. Dopo le foto di rito sul Belvedere e dopo essere stata omaggiata con un piccolo cadeau offerto dal segretario generale della Fondazione, Secondo Amalfitano, Amarilis Gutiérrez Graffe si è intrattenuta con l’addetto stampa della Fondazione per una chiacchierata partita inevitabilmente da quel concerto e da “El Sistema”.

Questa mia politica segue il filo di quanto avviato dal nostro governo già da diversi anni. – ha esordito la console – Fondamentalmente il governo bolivariano ha sviluppato, a partire dalla presidenza di Chavez ed, a seguire, con il suo successore Maduro, un interesse per il riscatto di valori culturali fondamentali puntando in particolare sui giovani. Abbiamo scoperto, grazie all’esperienza maturata nel tempo, che la musica, attraverso il sistema di orchestre nazionali, fa sì che i bambini entrino in contatto con la propria parte migliore. Al tempo stesso si è puntato sulla forte connessione spirituale e culturale tra Venezuela e Italia. Nel nostro paese c’è una grande ammirazione per tutto ciò che l’Italia rappresenta dal punto di vista storico e politico, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale. C’è un enorme rispetto per la vostra ricchezza architettonica, storica (cita Garibaldi), letteraria (cita l’Odissea)…. La storia del vostro paese, in ogni sua sfaccettatura, è stata ed è un punto di riferimento e di ispirazione anche per il Venezuela.

In Venezuela e in tutta l’America latina si sta puntando in maniera decisa sulla cultura e sulla musica. In America Latina stiamo sviluppando e promuovendo El Alba Cultural, un’iniziativa che, attraverso vari progetti ed azioni, mira a facilitare l’integrazione tra i diversi popoli latinoamericani e non solo, promuovendo la conoscenza, oltre che degli aspetti politici e commerciali di ogni paese, anche di quelli culturali. L’intento è incoraggiare l’incontro delle persone, farle entrare in contatto attraverso la propria cultura, che è ciò che più di ogni altra cosa rappresenta ogni essere umano, fornisce elementi comuni di condivisione, favorisce l’integrazione.

Nel 2012 Ravello ha ospitato Josè Antonio Abreu e i ragazzi dell’Orchestra Giovanile di Caracas, solo gli ultimi di una moltitudine di musicisti e solisti che ormai si sono affermati come delle vere e proprie stelle della musica. In altri tempi non c’erano tante opportunità per i nostri giovani. I direttori d’orchestra erano per lo più sempre gli stessi. La scelta di dare possibilità e fare largo a nuovi protagonisti ha ossigenato tutto il sistema e ha permesso che tale apertura fosse presa ad esempio in altre parti del mondo. Perché una rondine non fa primavera, c’è bisogno di molte persone per raggiungere un obiettivo di rinnovamento. E sono proprio i giovani artisti a realizzare fattivamente questa interconnetività. Il fatto che i ragazzi possano sviluppare e presentare nuove idee e progetti, dà loro la possibilità di immaginare per sé stessi un futuro da musicisti o anche da direttori d’orchestra, di entrare a far parte di un sistema da diffondere al mondo intero.

La cultura ha quindi cambiato la vita a migliaia di giovani, dando loro un futuro. Prima pochissimi giovani avevano la possibilità di interessarsi ad arti come la musica, la pittura, la scultura, perché la cultura non era valorizzata, non c’era un sistema sociale a tutela di chi volesse percorrere carriere artistiche. Gli artisti, terminate le tournée e in assenza temporanea di lavoro, erano costretti a fermarsi senza poter contare su un sistema di tutela sociale. Attualmente i musicisti, i pittori, gli architetti, tutti coloro che fanno parte del sistema culturale del Venezuela, possono beneficiare di un politica pubblica che garantisce stipendi adeguati al rilevante lavoro prestato. Ciò è importante specialmente per i più giovani, poiché viene loro riconosciuta la possibilità di desiderare una carriera da musicista, oltre che da medico o avvocato, in quanto è stata data alle professioni artistiche pari dignità che alle altre. I giovani vogliono fare i musicisti anche perché questo oggi non nega loro la possibilità di sostenere una famiglia, anzi dà loro questa opportunità, grazie al riconoscimento di una remunerazione appropriata, che va ad aggiungersi al valore impareggiabile del tornaconto spirituale rappresentato dal fatto di condividere un palcoscenico con colleghi di altri paesi, che parlano sì lingue diverse, ma comunicano con il linguaggio universale della musica.

Intorno alle orchestre sono nate tante professionalità e tanti altri posti di lavoro insomma la cultura come straordinario volano economico. Quello che è fondamentale in un governo di pace come quello venezuelano è mettere al centro l’essere umano. Ciò significa che è fondamentale analizzare e tenere in conto tutti gli aspetti necessari affinché anche un giovane musicista possa dedicarsi con piena convinzione e serenità alla propria professione, godendone appieno. In questo senso il Venezuela è la patria di uno dei popoli più felici nel mondo. Prima la gente non poteva che preoccuparsi unicamente dei problemi pratici e contingenti come alimentazione, lavoro, casa, salute… In questi ultimi anni il Venezuela ha lavorato alacremente, con tutti i paesi dell’America Latina, grazie ad un sistema integrato, mettendo al centro delle proprie politiche nazionali l’essere umano, incrementando i benefici sociali, ponendosi come obiettivo la qualità della vita, la felicità delle persone e dei lavoratori. Perché non si può essere creativi se ci sono problemi sociali ed economici. La musica, la pittura parlano all’anima e non ci si può dedicare all’anima quando si hanno troppe preoccupazioni ed è il cuore a soffrire.

A chiudere la chiacchierata una confessione della console che racconta, non senza commuoversi il suo passato da musicista: Io mi sono laureata all’università, ma ho dovuto abbandonare la musica, suonavo nell’orchestra infantile, Federico Villena, perché gli studi musicali non avrebbero potuto proiettarmi verso una professione, non mi avrebbero garantito un sostentamento. Io e le mie sorelle abbiamo maturato sin da piccole una grande passione per l’arte, per la musica in particolare, perché nostra madre si preoccupò noi sapessimo cos’era una partitura. Ed oggi ancora soffro per non aver proseguito i miei studi e per non essere figlia di questa epoca che mi avrebbe consentito di restare in un’orchestra e partecipare di quella gioia che oggi riconosco nei nostri giovani musicisti. Chavez e Maduro sono molto attenti alla musica popolare e favoriscono la commistione tra sonorità classiche e sonorità popolari e folcloristiche, rappresentando queste ultime uno specchio autentico e profondo della società, delle nostre radici. È questa la direzione nella quale intendo lavorare con il mio team e porrò tutte le mie energie affinché questo impegno culturale possa essere portato avanti.

Messi da parte i ricordi, la console promette di ritornare a Ravello per il Festival e soprattutto di lavorare per una collaborazione con Fondazione Ravello: come ha dichiarato lei stessa nella “musica e nella cultura parliamo tutti la stessa lingua”. La visita si è conclusa nel tardo pomeriggio con la visita a Palazzo Tolla e i saluti al Sindaco, Paolo Vuilleumier. (foto Pino Izzo)

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