gennaio 13, 2015 | by Emilia Filocamo
“Il palco del Ravello Festival è una delle cose più suggestive che abbia mai visto”. L’attore e compositore Stefano Fresi si racconta in vista dell’uscita di Noi e la Giulia, il film di cui è protagonista con Edoardo Leo e Luca Argentero

Sarò sincera: non ho avuto grandi difficoltà nel trovare un preambolo adatto a questa intervista con l’attore e compositore Stefano Fresi, già protagonista di Smetto quando voglio e dal 19 febbraio al cinema con Noi e la Giulia, nel ruolo di protagonista accanto ad Edoardo Leo e Luca Argentero. Insomma nessuna problematicità nell’individuare una “ouverture” di parole degna dell’esecuzione del protagonista, tanto per rimanere anche con la terminologia in ambito musicale. E sarò doppiamente sincera nel dire che questa intervista, essenziale e schietta, mi ha emozionata in più punti e in uno colpita profondamente, proprio perché in quell’apice si è svelata   non solo come la descrizione di un artista che si racconta, cosa che mi aspettavo, ma come una vera e propria dichiarazione d’amore alla propria famiglia. Ecco, l’apice a cui mi riferisco, è quando Stefano Fresi, parlando di figli e famiglia, due punti saldi di questa intervista, non a caso la apriranno e la chiuderanno come delle corpose parentesi, confessa che avrebbe potuto avere un figlio soltanto dalla sua compagna attuale. È qualcosa che resta, una frase semplice ma lapidaria, bella come una serenata condensata in poche lettere, spazi e segni di interpunzione. Una piccola opera d’arte “imboscata” con dolcezza e gratitudine nella fresca vegetazione delle sue risposte.

Stefano, puoi parlarci del film in uscita a Febbraio, Noi e la Giulia? Puoi anticiparci qualcosa? Come è iniziata per te questa avventura e come è stato il tuo rapporto con il resto del cast e sul set? È un film che parla di fallimenti e riscatti, del tempo in cui arriva la necessità di mettere in piedi e giocarsi un piano B. È divertente e commovente, imprevedibile. Questa avventura per me è iniziata con la telefonata di Edoardo Leo in cui mi chiedeva “Stefanì, ti va di fare il mio film?”. Mi aveva già parlato della storia mentre giravamo Smetto quando voglio ed io, incuriosito, ho letto il romanzo di Fabio Bartolomei da cui è tratta la sceneggiatura di Edoardo Leo e Marco Bonini. Sul set regnava una sorta di aura magica, eravamo tutti (e dico tutti, non solo il cast, ma tutta la crew) consapevoli che stavamo facendo qualcosa di bello, diverso, profondo. E secondo me il risultato si vedrà.

Musica e recitazione sono i punti fermi della tua carriera, in che modo la musica influenza la tua recitazione? E quanta parte occupa la musica nella tua giornata? La recitazione è musica. È ritmo, sonorità, tempo. La mia giornata è intrisa di musica, la mia compagna Cristiana Polegri è una sassofonista cantante, in casa non mancano strumenti di ogni sorta. Mio figlio si sta avvicinando con curiosità alla batteria. Ed ha solo quattro anni. 

C’è un set, fra quelli nei quali hai lavorato, in cui si è creata un’alchimia particolare, un set insomma che non riesci a dimenticare? Senza dubbio questo di “Noi e la Giulia”. Durante la lavorazione di tanti film nascono amicizie e ci si diverte. Ma qui eravamo proprio uniti, insieme tutte le sere, complici. Una gita scolastica. Complice la cornice materana.

Ci racconti brevemente chi è Stefano Fresi e come è nato il suo amore per la recitazione? Stefano Fresi è un musicista che ha avuto la fortuna di scoprire il teatro molto presto. Ha cominciato scrivendo musiche di scena per il teatro e collaborando con un trio di attori cantanti (i Favete Linguis). E così è nata la mia passione parallela per la recitazione. Proprio durante uno spettacolo con i Favete Linguis di cui firmavo le musiche e nel quale recitavo anche, venne Michele Placido e mi scelse per la parte del “Secco” di Romanzo Criminale. Da lì è iniziato il cinema. 

Cosa ti piace e cosa no della commedia italiana e, più in generale, del cinema? Della commedia italiana mi piace la sua verità amara. Maestri come Risi, Monicelli e Scola hanno dipinto spaccati della società che valgono storicamente più di qualsiasi cronaca. Non mi piace invece quando si scade nel pecoreccio inutile, trovo che siano tutte occasioni sprecate quei film beceri che non raccontano nulla e vanno a caccia della risata crassa. Del cinema in generale mi piacciono tante cose, più concrete e più astratte. È un discorso piuttosto articolato. Diciamo che mi piacciono soprattutto le possibilità espressive che si porta dentro.

Sei anche un papà: quale genere di storie vorresti che il cinema raccontasse in futuro per tuo figlio e per le nuove generazioni? Non c’è un genere di storie che vorrei fossero raccontate. Mi preoccupa solo il modo in cui vengono raccontate. Perciò mi auguro per mio figlio buoni sceneggiatori e buoni registi. 

Ci racconti i tuoi prossimi progetti? Dopo “Noi e la Giulia” in uscita il 19 febbraio prossimo, usciranno anche “La prima volta di mia figlia” di Riccardo Rossi, al suo esordio come regista e “Solo per il week-end” di Gianfranco Gaioni, in uscita a fine aprile. Poi teatro e musica che non mancano mai.

Il nostro magazine è legato al Ravello Festival, che è soprattutto ma non solo musica: conosci Ravello ed il suo festival, ci sei mai stato? Sono stato a Ravello e quel palco con quello sfondo incommensurabile è davvero una delle cose più suggestive che io abbia mai visto.

Quali sono i tuoi hobby e chi è Stefano Fresi fuori dal set? Stefano Fresi fuori dal set è un uomo normalissimo che si dedica alla famiglia e agli amici. Mi piace viaggiare, mi piace molto stare con gli amici. Amo il mare follemente. E mi appassiona la tecnologia in generale.

Hai qualche rimpianto? Mi piacerebbe essere un papà più giovane per poter giocare con mio figlio più anni. Ma io e Cristiana ci siamo incontrati già grandi e un figlio io lo potevo fare solo con lei.

C’è un no che diresti a qualcuno o a qualcosa, intendo sul lavoro, se potessi per assurdo tornare indietro? Ho avuto molta fortuna, e ho sempre fatto cose di cui non mi sono dovuto pentire. Quelle cose che non sono andate proprio come mi aspettavo comunque mi hanno formato e oggi sono un ricordo divertente di cui ridere.

Stefano Fresi chiude qui il suo racconto di se, ma io torno volutamente con lo sguardo qualche riga più su, a quando ha detto per e della sua compagna: alcuni regali sono così preziosi da non poterne quantificare il valore in nessun modo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654