luglio 8, 2014 | by redazione
Il Palco di Villa Rufolo: storia di un’idea geniale / FOTO VIDEO

Un centinaio di sedie, non di più. Tutte collocate, qua e là, tra i giardini e le fontane di Villa Rufolo. O a ridosso di quel palco, che di poco rialzato dal selciato, ospitava le prime orchestre che fecero di Ravello la “Città della Musica”. È solo uno dei ricordi sbiaditi di quegli anni Cinquanta: un fotogramma in bianco e nero in cui compaiono eleganti dame e uomini rigorosamente in abiti da grandi occasioni. Parte da qui, da quest’immagine a tinte fosche, il lungo solco tracciato a Ravello nei pomeriggi d’estate e culminato da dieci anni ormai nel poliedrico Festival che la Fondazione Ravello nelle ultime due edizioni, ha saputo spalmare su un arco di dieci mesi. Un percorso lungo 62 anni. Un percorso colmo di eventi e mutamenti e in cui solo la musica, in formato “en plein air”, non ha subito variazioni. Come del resto l’inossidabile location di Villa Rufolo, resa oggi più bella e più incantevole che mai. Tutto il resto, invece si. A cominciare dal palco: prima interno ai giardini, poi proteso verso quell’estremo limite del blu a mezza strada tra il mare e il cielo della Costiera. Oggi, è un elemento distintivo che con la sua audacia, a strapiombo su giardini digradanti verso la costa, trasmette suggestione e incanto. Una struttura monumentale che di anno in anno ha subito importanti trasformazioni e non solo per soddisfare al meglio le esigenze del grande pubblico del Ravello Festival.

Il video del concerto del 1953 (Archivio Storico Luce)


Questo, è però l’anno della grande novità: non più squadrato come in passato, il palcoscenico ricalca l’intuizione che Niemeyer ebbe per Ravello. E così, quella linea curva che contraddistingue l’auditorium, dal 21 giugno è l’elemento distintivo anche del nuovo teatro di Villa Rufolo. Un desiderio coccolato per almeno due anni dal presidente della Fondazione, Renato Brunetta, che lo ha immaginato sempre così: curvo, avvolgente. Un’idea, la sua, disegnata tra il mare e il cielo della Costiera e che al contempo crea un legame con l’opera concepita dalla matita dell’archistar brasiliana. Un palcoscenico unico che da oltre 50 anni affascina e rapisce sia gli spettatori che gli artisti che lo calcano. E se il “fil rouge” col passato è rappresentato proprio da quelle melodie sospinte per un arcano mistero fino ai giorni nostri, l’elemento di discontinuità è invece nella struttura che ospita gli eventi.
Quanti mutamenti per quel palco, quante suggestioni in oltre cinquant’anni di storia! A cominciare dal 18 giugno 1953, giorno del primo concerto organizzato in Villa Rufolo, in occasione del settantesimo anniversario della morte di Richard Wagner. In quella circostanza, ad esibirsi fu l’orchestra del Teatro di San Carlo diretta da Hermann Scherchen. Da quella data e fino al 1955, i musicisti venivano sistemati direttamente nei giardini della villa quasi a confondersi con il pubblico. Il successo dell’iniziativa, che poi si connoterà come “Concerti Wagneriani”, impose agli organizzatori di trovare una soluzione alla crescente richiesta di posti a sedere. Da questa necessità nacque l’idea geniale di Paolo Caruso che ancora oggi lascia tutti senza fiato: costruire un palco a sbalzo sul mare per ospitare i soli musicisti e adibire i giardini esclusivamente a platea per gli spettatori. Semplice e geniale! Da quel giorno di circa 60 anni fa, il palco del Belvedere di Villa Rufolo ha subito notevoli miglioramenti divenendo un’opera d’arte esso stesso. Ecco qualche numero: è posto a circa 340 metri sul livello del mare, è largo 22 metri e profondo 14 su uno strapiombo di ben 15 metri, è costruito con oltre 400 quintali di materiale completamente fuori dal parapetto dei giardini della Villa. La platea così, riesce ad accogliere 730 spettatori.
La struttura, composta da palco e tribune, da qualche anno è disegnata dall’architetto ravellese Raffaele Cioffi, direttore degli allestimenti del Festival. La soluzione adottata nel 2014, con il palco tondo a liberare ancor più la vista sulla bellezza della costa; assieme alle forme curve ha riportato, grazie all’intuizione del direttore di Villa Rufolo, Secondo Amalfitano, la divisione tra lo spazio scenico e la platea che degrada dolcemente fino al livello dei giardini che ritornano ad essere visibili e ad impreziosire il parterre con i loro colori sgargianti. L’unico collegamento tra i due elementi è una passerella in vetro che permette agli artisti di arrivare quasi a toccare il pubblico. I gradoni che ospitano le tribune sono stati ricoperti da legno di betulla migliorando così l’acustica e il confort del pubblico. A racchiudere il gioiellino, eleganti balaustre di cristallo e passamani in alluminio. Storia, cultura, musica, un’idea geniale e il fascino di paese incantato, tutto questo è Ravello.

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Il palco del Belvedere di Villa Rufolo 2003 – 2014 

Il palco 2014 (ph Pino Izzo)

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