marzo 10, 2014 | by redazione
Il perchè di Ravellomagazine

Per chi fa cultura, in termini di gestione e condivisione, la forma può diventare sostanza. La cura del dettaglio, ossia del contenitore in quanto valore aggiunto rispetto al contenuto, si impone quale fattore decisivo ed irrinunciabile di qualità e differenza.
Scegliere il modo giusto per veicolare una notizia, al di là persino del fatto stesso di averla creata, attiene non semplicemente, dunque, al campo della comunicazione, ma si allarga verso l’ambito formativo, che è elemento portante nella mission della Fondazione Ravello.
Questo magazine, evidentemente, non nasce come strumento di propaganda ma, piuttosto, vuole rappresentare un efficace strumento di dialogo, aprendo una finestra verso il pubblico per accogliere aria nuova e rendere visibile, nello stesso tempo, idee ed intenzioni.
Ravello può diventare, in questa ottica comunicativa, un osservatorio privilegiato, sapendo conciliare dimensione internazionale e potenza delle tradizioni. Può e deve diventare, cioè, un luogo creativo, dal quale sia lecito lanciare spunti di riflessione non casuali.
Nel mare magnum di testate più o meno virtuali, sotto il fuoco amico di un bombardamento mediatico spesso indiscreto, i fondatori di Ravellomagazine non hanno la presunzione di mettere sul tavolo dell’informazione, oggi, una parola risolutiva, ben consapevoli che nessuna voce in questo settore, e per fortuna, vada ritenuta tale. Ma il piacere di potersi soffermare sulle segrete cose dell’arte e della cultura, come direbbe una pubblicità assai in voga, non ha prezzo. Specie se ad esso è sotteso il tentativo di sottrarre tali argomenti alla nicchia, non svilendone i contenuti ma esaltandone gli aspetti più condivisibili e soprattutto più legati al territorio, non per forza in modo esplicito.
Garbo, onestà, trasparenza sono optional obbligatori per gli operatori dell’informazione, e nessuno dovrà stupirsi nel ritrovarli spesi sulle pagine di questo magazine. Quello che, invece, ci auguriamo possa sorprendere il pubblico è la chiave di lettura particolare, orgogliosamente figlia di un luogo simbolo dell’arte internazionale, punto di incontro di stimoli addirittura imprevedibili.

Stefano Valanzuolo
Direttore responsabile

 

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