maggio 18, 2014 | by Emilia Filocamo
Il “pirata” Chuck Williams ci racconta com’è avere Johnny Depp come partner

Di questa intervista, che mi riempie di gioia perché dimostra, ancora una volta, che non sempre più si va in alto e più c’è distanza, anzi, molto spesso l’umiltà più grande è proprio nei personaggi che sembrano irraggiungibili o comunque contornati da un bordo di inaccessibilità, dirò subito che non è stata semplice. E non per le difficoltà del personaggio a concedersi, ma solo perchè gli impegni di Chuck Williams, attore, regista e produttore americano, lo hanno trascinato senza un attimo di respiro da un impegno all’altro, da un set all’altro. Fino a quando, due sere fa, lui sfinito forse dalla mia insistenza, io forse un po’ scoraggiata dall’attesa, ottengo un piccolo regalo: Chuck Williams, uscendo dalla doccia, e me lo dice chiaramente, mi promette di rispondere all’istante alle mie  domande e addirittura si scusa per aver impiegato più tempo del dovuto. Parte così questo piccolo viaggio fatto di fama, difficoltà, esempi, di artisti e sacrifici. Ma su tutte, mi preme una domanda: Chuck Williams è uno dei protagonisti, si proprio uno di quei fuligginosi componenti delle ciurme che affollano il film Pirates of the Caribbean: on stranger tides (Pirati dei Caraibi, Oltre i confini del mare) e non posso non esordire che con questa domanda, che mi incuriosisce più delle altre e che ha confermato il fenomeno Depp.

La prima domanda che voglio farti è ovviamente relativa alla tua presenza sul set di Pirati dei Caraibi, Oltre i Confini del mare. Cosa si prova ad avere come partner Johnny Depp e, soprattutto, cosa ti porti dietro da questa esperienza fantastica? Chuck, che un po’ se l’aspettava e che credo abbia risposto a questa domanda centinaia di volte, lo fa con estrema generosità e semplicità. Johnny Depp è un ragazzo eccezionale, una delle persone più belle con cui abbia mai lavorato, non puoi immaginare quanto sia stato gratificante poter apprendere da lui ed ammirarlo mentre si aggirava sul  set nei panni di Jack Sparrow. Ma tutto il cast è stato straordinario, anche se solo per il mio personaggio erano necessarie ben tre ore di preparazione fra trucco e guardaroba. Il film è stato girato alle Hawaii, a Puerto Rico, agli Universal Studios ed in Inghilterra. Una delle ultime notti in cui stavamo girando negli Universal, io ed un gruppo di pirati siamo entrati nella casa dove è stato girato Psycho e abbiamo fatto delle foto davanti al famigerato portico, è stato spaventoso, una cosa che non dimenticherò mai.

Chuck, io ho un debole per il mondo del cinema, mi affascina sin da bambina. Quindi ti chiedo come hai mosso i primi passi in questa realtà e come hai capito che sarebbe stato il tuo futuro? Per me tutto comincia da bambino, mia madre, Emma Laura Williams, adorava i film e mi portava al cinema spessissimo, ricordo ancora quando vidi per la prima volta in Giappone il film Godzilla e pensai “Wow, un giorno voglio fare proprio questo”. Ma il mio ricordo più bello con mia madre è quando andammo a vedere uno dei miei film preferiti, “Sound of Music”, in Italia uscito come “Tutti insieme appassionatamente”, e uscendo dalla sala, mia madre, guardandomi mi disse, vuoi vederlo di nuovo? E così tornammo di corsa a rivederlo.

Tu sei produttore, scrittore, regista ed attore. Ma quale preferisci fra questi tre ruoli? Onestamente scrivere per me è sempre stato tutto. Non è mai stato semplice, questo è certo, però sono convinto che dietro un film eccezionale non può che esserci una sceneggiatura eccezionale. Produrre è lo step successivo, un grande produttore è colui che è sicuro che ciò che va sullo schermo corrisponde perfettamente alla visione del regista. Fare il regista è complicatissimo, devi mantenere i nervi saldi e non perdere mai la calma. Recitare è la mia seconda pelle, sarà sempre la mia prima scelta ed ecco perché adesso sto producendo il mio primo show.

Hai un genere preferito quando lavori come attore o come regista? Horror e Commedia, suona strano vero? Ma diciamoci la verità, tantissimi registi di cinema indipendente si fanno strada attraverso l’horror, per una qualche ragione gli investitori sono più interessati a questo genere di film. Il discorso cambia con le commedie, perché i giovani registi hanno bisogno di una star per poter veicolare questo genere di film. In poche parole se sei amico di Adam Sandler, è fatta, puoi realizzare la tua commedia.

La prima persona che ha creduto in te? Sempre mia madre, lei ha sempre creduto in tutto ciò che ho fatto. Poi fortunatamente, a parte la famiglia, anche alcuni insegnanti hanno creduto in me. Una era Mrs Johnson e poi la mia insegnante di letteratura biblica Miss Barbara Pinter, alle scuole superiori.

Suggerisci di iniziare questo tipo di carriera con un percorso scolastico preciso? Assolutamente. Ci sono tantissime scuole in tutto il mondo, certo è più semplice se vivi a New York o a Los Angeles e per i registi, gli sceneggiatori ed i produttori la USC, University of Southern California, una delle più grandi intuizioni del mondo.

Cosa rende un regista indimenticabile? C’è una sorta di ricetta? Diciamoci la verità, i registi migliori del mondo sono quelli che riescono a raccontare la propria storia, che hanno passione nel comunicare la propria visione e tanta costanza perché in questo mestiere è una guerra fin dall’inizio. È quello che dico sempre a tutti quelli che si accingono a fare un film, al di là delle difficoltà nel procurarsi i finanziamenti. In questo mondo ci sono tante persone con cui avere a che fare ed è questa una delle cose più complicate. Si, questa è la triste realtà del mondo del cinema.

Straight into Darkness DVD LargeSei mai stato in Italia? No, non ho mai avuto il privilegio di visitare il vostro Paese ma il film che ho prodotto “Straight Into Darkness” per la regia di Jeff Burr per gli Universal Studios è stato proiettato al Film Festival di Milano e abbiamo vinto il premio per i migliori costumi. Il riconoscimento è stato poi presentato a Hollywood al Ministero Italiano per i Beni e le attività culturali. Vorrei tanto visitare l’Italia, magari un giorno ne avrò l’occasione.

Hai un regista italiano preferito o un’attrice ed un attore italiani che vorresti dirigere? Beh, da americano, anche io come molti sono cresciuto con il mito di Sergio Leone, Francis Ford Coppola e Federico Fellini. Adoro Sophia Loren, una donna bellissima e piena di talento. Ma ammiro molto anche Giancarlo Giannini, il grande Mastroianni e Roberto Benigni.

Com’è la situazione ad Hollywood considerando la crisi che ha investito anche il settore del cinema? Le grandi produzioni risentono di questo contraccolpo? Il problema ad Hollywood è che si destinano 100 milioni o anche 200 milioni di dollari per le grandi produzioni e poi magari 1, 2 milioni per fare tutti gli altri film. Non esiste una via di mezzo e se si continua in questa direzione, saremo presto nei guai. Bastano solo due stagioni di produzioni flop per far affondare gli Studios.

Cosa ne pensi del cinema indipendente? Penso che il cinema indipendente è nato nel momento in cui tutti noi siamo andati al cinema a vedere “Easy Rider. La bella notizia è che abbiamo bisogno del cinema indipendente! Se non esistesse, probabilmente io stesso non avrei lavoro per gran parte dell’anno. Viva Dio esistono anche i Film Festivals. Ho girato il paese in lungo e largo, visitando città, facendo vedere i miei lavori e parlando alla gente dei miei film, Hollywood ha bisogno del cinema indipendente perché quando uno di questi attrae l’attenzione e si fa notare, allora quel determinato  regista è catapultato direttamente nel mondo delle grandi produzioni, è un passaggio naturale. Pensiamo a Sam Raimi, se non avesse diretto “Evil Dead” a quest’ora non avrebbe diretto Spiderman.

I tuoi prossimi progetti? Attualmente sto scrivendo una nuova commedia romantica, che narra la storia di una ragazza che sta per sposarsi. Inizieremo a girare ad Aprile dell’anno prossimo in North Carolina, un posto che adoro. Inoltre, in DVD, è uscito l’ultimo lavoro che ho prodotto “Dr. Shocker’s Vault of Horror” che ha fra gli interpreti le star Rob Zombie, Guillermo del Toro e Jorge Garcia.

Hai davanti un ragazzo che vuole fare il tuo stesso mestiere, vuole diventare regista. Qual è il primo consiglio che gli dai? Lavora a qualcosa che ti appassiona, fregatene di tutti quelli che ti diranno “non ce la puoi fare”. Ascolta solo la tua passione ed il tuo cuore e ricorda, perché a Hollywood è fondamentale: sei valido quanto è valida la tua sceneggiatura.

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Straight Into Darkness trailer

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