giugno 5, 2014 | by Emilia Filocamo
Il produttore cinematografico Thomas J. Churchill svela tutti i retroscena della sua carriera

È il 31 maggio e l’update su facebook dello stato di Thomas J. Churchill, pluripremiato produttore cinematografico americano, scrittore e conduttore di un noto programma radiofonico in onda in ben 195 paesi, si compone di alcuni elementi: ha appena terminato di rispondere alle domande per un’intervista che sarà pubblicata su un magazine italiano di cultura, Ravello Magazine appunto, sta per recarsi a Times Square dove farà un brunch veloce in qualche locale del centro, poi di corsa a riposare qualche ora prima di prepararsi per la premiere mondiale del suo ultimo film: “Lazarus, Day of the Living Dead”. Premiere per la quale i biglietti sono andati a ruba. Fortunatamente, quando ancora assonnata, praticamente all’alba, controllo le mail con il mio smartphone, mi rendo conto che nonostante la serata da red carpet, immortalata da foto inequivocabili che lo ritraggono con tutto il cast e numerosi ospiti vip, Thomas J. Churchill è riuscito ad inviarmi le fatidiche risposte. E quindi eccomi qui a raccontare un uomo con una passione smodata per Alfred Hitchcock, per l’horror e che a 7 anni aveva già deciso cosa avrebbe fatto da grande.

Thomas, come è cominciata la tua carriera? Come hai capito che volevi entrare nel mondo del cinema? A sette anni già avevo capito che avrei voluto recitare. I miei genitori mi portavano in giro a fare audizioni e tutto il resto, ma solo più tardi, mi resi conto che volevo di più. Così ho scritto, prodotto, diretto e sono stato protagonista di un film, “The War Master” che, fondamentalmente, avrebbe dovuto essere uno showcase del mio talento. Beh, per farla breve, il film ha vinto numerosi premi, attirando l’attenzione dei giornali locali e non solo, ricevendo recensioni ed articoli un po’ ovunque. Sì, ha funzionato. Anzi, in verità funziona ancora benissimo! Ride.

Quindi immagino avrai avuto subito dei fan? Ma la prima persona che ti ha detto “Thomas, sei nato per fare questo!”? Direi la mia famiglia. Ma il mio primo fan sono io stesso. Voglio dire, quando ho dei momenti no, quando mi capita di sentirmi giù, io ci sono sempre. Ricordo che a 7 anni mio padre mi portò al cinema a vedere Star Wars: bene, in quell’istante capii che volevo essere proprio là dentro, in quello schermo. Restava da capire come. Con il passare del tempo, ho avuto tantissimi amici, anche insegnanti del Liceo che mi hanno sostenuto, quindi un bel po’ di fan.

Potresti darci una definizione di buon film e quella di un film scadente? Un buon film deve coinvolgerti subito, darti grandi emozioni e questo dipende sempre e totalmente dal modo in cui viene raccontato. Alfred Hitchcock, Orson Welles, Martin Scorsese o Steven Spielberg e Francis Ford Coppola, sono innanzitutto dei narratori eccezionali, per questo sono capaci di film grandiosi. Secondo me, se un film non riesce ad incollarti allo schermo nei primi 14 minuti, allora puoi essere certo che non ci riuscirà nemmeno in quelli successivi. È come quando stai per leggere un libro, se il primo capitolo non ti attira, allora non andrai avanti di una sola pagina. Molti film sembrano stupidi, le storie non hanno senso, magari possono essere questi gli indizi di un film scadente. Tuttavia non sarei così estremista: credo che nessun regista voglia raccontare davvero una storia stupida, molto spesso quella che è la prima intuizione di un regista, insomma la prima visione, viene mortificata e perde vigore nella fase delicata dell’editing o comunque nei passaggi successivi di produzione.

Sei un regista ed un produttore cinematografico pluripremiato. Può sembrare una domanda scomoda o antipatica, ma cosa ritieni abbiano in più i tuoi lavori? Innanzitutto io adoro raccontare storie, belle storie. 1Ultimamente mi sto dedicando quasi totalmente al filone horror e realizzo questi lavori da un punto di vista non solo di produttore, ma anche di spettatore, di fan. Quindi, quando comincio a lavorare su un progetto, mi pongo queste domande fondamentali: è qualcosa che andresti a vedere? Piacerà alla gente? Può vendere bene? Sono contemporaneamente l’uomo d’affari e lo spettatore. Per vendere un prodotto, deve essere un prodotto di qualità. Il valore aggiunto dei miei film potrebbe essere che si compongono di una voce nuova, originale. Quando ad esempio realizzo un film sugli zombie, non mi piace portare in scena una storia trita e ritrita. Ed è il caso del mio ultimo film, “Lazarus, Day of the Living Dead” e del prossimo, “Marilyn Monroe, Zombie Hunter”. Ma ho in serbo altre storie interessanti, di fantasmi e licantropi. 

Sei anche conduttore di un programma radiofonico, qual è il potere della radio oggi? E come si fondono le due attività, cinema e radio? Conduco Tuesday Nights su AllradioX.com, che si diffonde in oltre 195 paesi. Giustifico questa passione con una sola considerazione, mi piace intrattenere le persone, farle divertire. Il programma è interessantissimo perché in ogni puntata intervisto grandi registi, produttori sulla cresta dell’onda, attori e cast di spicco, ma con un occhio particolare anche ai talenti emergenti. La gente si diverte ed impara un po’ i segreti che sono dietro un buon film. Certo, all’inizio non è stato un percorso facile, anche perché ho dovuto  imparare tutte le tecniche e le tecnologie che ci sono dietro la radio, ma questo mondo mi appassiona terribilmente. 

Come è nata la tua casa di produzione Church Hill? È il mio marchio. Il nome è nato giocando sul mio cognome, appunto Churchill. È una creatura di cui sono estremamente orgoglioso, perché so che le persone che guardano qualcosa realizzato dalla mia casa di produzione, distinguono il marchio come un marchio di qualità, di un prodotto serio, e fatto con passione. 

Cosa rende un regista indimenticabile? Esiste una formula? Splendida domanda! Credo che sia una combinazione di ciò che lo caratterizza come essere umano; insomma, la sua personalità, che inevitabilmente influenza e confluisce nel suo lavoro. E poi sono convinto che un buon regista deve essere in perfetta osmosi ed armonia con il proprio gruppo di lavoro, con il cast. Non approvo un atteggiamento del tipo “Lui è il regista, qualsiasi cosa dica o faccia è sacrosanta!” Il regista di talento deve permettere all’attore di far venire fuori il suo talento, non mortificarlo, ma stuzzicarlo, valorizzarlo. E questo si può ottenere solo con un buon lavoro di squadra. Un po’ quello che è successo a me con i miei primi lavori, in cui il mio partner è stato un grande amico, oltre che un valente collaboratore: David M. Parks e la Apothecary Entertainment.

I tuoi modelli in questo lavoro? Anche del passato? Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Steven Spielberg, Brian De Palma, Orson Welles, tutti grandi uomini e registi straordinari.

Il tuo primo lavoro? A 17 anni. Guardandolo adesso ho come l’impressione che tutta la mia carriera si sia materializzata davanti ai miei occhi in quel momento. Un’esperienza indimenticabile.

La persona conosciuta nell’arco della tua carriera che ti ha dato di più? Ho incontrato tantissime star di Hollywood, ma l’attore Fred “The Hammer” Williamson, incontrato una domenica mentre ero con mio padre allo Zoo di Central Park, ha letteralmente fatto divampare in me la scintilla già vivace che c’era e che mi avrebbe portato ad Hollywood. Poi sicuramente tutti i miei fan, ognuno di loro ha contribuito in maniera diversa a confermare che stavo andando nella giusta direzione,  e questa è una sensazione meravigliosa.

Sei mai stato in Italia, anche per lavoro? E cosa pensi dei nostri registi? Sfortunatamente non sono mai stato in Italia, anche se, e questo è paradossale, la famiglia di mia madre ha origini siciliane, proviene infatti da Trapani. Fra i miei progetti c’è anche quello di girare presto un horror proprio nel paese di origine dei miei avi. Adoro lo stile di Sergio Leone e Dario Argento. Tempo fa ho avuto la fortuna di lavorare con il compositore, Marco Werba, in un progetto che ho prodotto personalmente.

Fra tutti i film che hai realizzato, ne hai uno preferito? Sicuramente il mio primo film da regista ma, vedi, per i registi i film sono come dei figli, e quindi si amano un po’ tutti alla stessa maniera, perché magari ti sono rimasti dentro o per lo stile in cui sono stati girati o ancora per l’esperienza straordinaria che hai vissuto.

La parte più difficile e quella più bella del tuo lavoro? Sicuramente la parte più complessa è ottenere i finanziamenti, quello è un po’ l’assillo di tutti i registi. Una volta che si è ottenuto il finanziamento, la sfida successiva è riuscire a rendere sullo schermo la visione che emerge dalle pagine delle sceneggiature. Ma la parte più soddisfacente per me è l’editing e, naturalmente, il calore dei fan. Quando mi ospitano in varie trasmissioni e mi acclamano o acclamano i miei lavori, beh, non potrei chiedere di meglio.

Cosa pensi del cinema indipendente. Cosa ha in più o in meno rispetto alle grandi produzioni hollywoodiane? Sai, il vero problema del cinema indipendente è che la maggior parte delle persone non sa cosa significhi esattamente cinema indipendente. Si crede che il regista sia senza una lira o che sia tagliato fuori dal circuito cinematografico vero e proprio. Il paradosso è che il regista indipendente è la risposta a tutto, perché i grandi registi sono quelli che hanno la capacità di emergere e di dire la propria storia seguendo un percorso diverso, originale. Ecco, io credo che per questi registi fuori dallo Star System ufficiale, andrebbe fatto di più, per consentire loro di brillare come meritano.

Il film, anche del passato, in cui avresti voluto recitare? Un ruolo qualsiasi nel film Psycho di Hitchcock: essere diretto dal maestro della suspense per antonomasia, sarebbe stata un’esperienza incredibile. 

Quale genere di film preferisci girare? Ultimamente sono focalizzato sul genere horror, ma amando questo mestiere totalmente, e soprattutto volendo far divertire le persone, qualsiasi genere è perfetto. Dalla commedia, al dramma.

La crisi economica mondiale ha toccato anche il mondo del cinema, esiste un modo per salvare il cinema? Ti dirò che anche la crisi economica stessa può diventare materia per un buon film, con questo voglio dire che un buon regista sa come e cosa usare per fare in modo di andare avanti per la propria strada e fare successo.

Tutti noi che non apparteniamo al tuo mondo, crediamo che Hollywood, lo Star System, sia solo bellezza, soldi e feste da capogiro. Ma cosa c’è dietro questa facciata? Domanda interessante! Non so esattamente cosa ci sia dietro questa facciata, ma non so se hai visto il Mago di Oz. Ecco, c’è tanto luccichio intorno e purtroppo, come recita il proverbio, non è tutto oro quello che luccica.

Come spieghi il grande successo che sta riscuotendo negli ultimi anni il genere fantasy? È solo una tendenza del gusto, una moda, o c’è qualche ragione più profonda? Diciamoci la verità, un buon film fantasy ti trasporta in una realtà parallela sicuramente più piacevole, ti allontana dai problemi quotidiani e per almeno 2 ore puoi svagarti. È lo stesso per i film e gli spin off tratti dai videogames o dai fumetti.

Il tuo ultimo pensiero prima di andare a letto? Di solito mi dico, oggi è stato un gran giorno, speriamo anche domani. E poi, come è prevedibile, penso a cosa devo girare.

A chi vuoi dire grazie oggi? Innanzitutto a Dio, per avermi messo su questa strada ed avermi aiutato a diventare ciò che sono. Poi i miei genitori, per il sostegno incondizionato che mi hanno dato. Poi  John Sterns, il primo ricevitore nei New York Mets: quando frequentavo la St. Matthias School, a Ridgewood, New York, giocavo come centro campo per la piccola squadra di baseball della scuola, Mr. Sterns, durante un pranzo dopo un premio che avevamo ricevuto, fece un discorso indimenticabile e io ho fatto mie quelle parole, per questo oggi gli dico grazie. Poi dico grazie a David M. Parks e Marisa “Sugar” Parks per essere stati sempre dei miei sostenitori ed avermi spinto ad andare avanti in questo mestiere: sono stati dei collaboratori eccezionali. Poi ancora, John Brunner, per tutto il suo aiuto ed Ignazio Panepinto, uno dei miei più cari e vecchi amici, sin dall’asilo, ringrazio lui e la sua famiglia. Ma ci sono tantissime persone che dovrei ancora ringraziare, l’elenco è lunghissimo.

Credo che l’intervista con Thomas J. Churchill si sia conclusa qui, quando, inaspettatamente, mi aggiunge un’ultima, piacevole battuta. Posso dirti una cosa? Grazie di cuore per questa intervista: mi sono divertito!

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Lazarus Official Trailer

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