giugno 21, 2015 | by Emilia Filocamo
“Il programma del Ravello Festival è incredibile! Mi dispiace per chi non troverà posto” l’attore Romuald Klos racconta la sua incrollabile fede e il suo provino con Mel Gibson

Ho riletto più volte l’intervista fatta all’attore Romuald Klos, come in uno stato di ipnosi, di veglia inconsapevole. L’ho riletta con attenzione e, al di là del modo in cui l’ho resa, che spero possa essere il più piacevole possibile, ho intuito nel percorso di Romuald Klos il compiersi di un disegno, come se l’attore fosse destinato appunto ad imbarcarsi in un’avventura da sempre e tutti gli elementi intorno fossero a sua completa disposizione e pronti per essere utilizzati per lo scopo preciso a cui erano stati preposti. Romuald Klos è un artista, anzi è un signore. Una persona pacata nei modi, nel proporsi, nel parlare di se e del proprio arrivo in Italia, nel definire il nostro Paese che lo ha ospitato sin dalla prima volta e di cui si sente parte integrante, un tesoro di bellezza e di bontà, di occasioni e di tradizione. Ma, soprattutto, Romuald Klos è un uomo di grande fede che ha riversato questa sua componente non scontata per un artista, di certo non prevedibile, in tutto ciò che fa. Alla fine dell’intervista mi sono trovata con le labbra disposte in un sorriso di serenità, accarezzata da quella consapevolezza e da quella pace che trasferiscono solo le persone che hanno qualcosa in più, che lo tengono non serrato dentro ed intoccabile, ma fruibile, a disposizione di chi, magari casualmente, può raccoglierne gli effetti. Romuald Klos è l’attore che non si cala nella parte, ma che prende il corpo del personaggio che interpreta, è il professionista che studia ma che, mandata a memoria la parte, ne rivive, come in uno sdoppiamento di personalità, vicende e pensieri. Ma è anche l’uomo di fede che ha costruito e progettato un’opera  per Giovanni Paolo II, che guarda al nostro Paese come ad un cesto di primizie e di bellezza, che non ha rimpianti perché vede solo vita ed opportunità di fronte a se; Romuald Klos è l’uomo che tenta di convertire un collega scettico prima di un provino, l’artista che prega prima di essere provinato e che lavora per raccontare al mondo le storie dei bambini handicappati. Ed è l’attore che vorrebbe interpretare un giorno S. Paolo.

Signor Klos, guardando la sua galleria fotografica mi ha impressionata la sua grande versatilità, non solo a livello di recitazione, come dimostra la lunga lista di lavori a cui ha partecipato, ma anche dal punto di vista estetico, fisico. È questo che le piace del suo lavoro? Questa possibilità che ha di entrare in mille vite diverse? È vero che costume e trucco mi aiutano ad entrare nel personaggio, nella sua mente e nel modo di vedere il mondo e le sue faccende però, al contrario dei ruoli teatrali, quando mi preparo per il cinema, non costruisco il personaggio, come insegna il metodo Stanislawski. Cerco di vivere in prima persona le avventure del personaggio, sono io quel personaggio, ed io vivo la sua storia! Io stesso posso essere molto meglio di qualsiasi personaggio possa provare ad inventare. E quando mi dimentico che è una finzione, quando la storia diventa realtà, allora succede qualcosa di straordinario che mi porta al settimo cielo e che di solito piace molto al pubblico.

Come si prepara in genere ad un ruolo? Intendo tecnicamente. Considero l’interpretazione di un ruolo quasi una sorta di “possessione buona”: qual è il suo metodo per affrontare una parte? La cosa principale è imparare a memoria la parte perché questo mi permette di concentrarmi meno sul testo e maggiormente su storia e pensieri. Cerco di concentrarmi ma di non stancarmi troppo e quando le prove finalmente ci portano al fatidico momento, bene, giriamo e sento una forza entrare in me ed in tutto quello che mi circonda. Poi dopo c’è solo la recitazione e, infine, gli applausi.

Come nasce il suo amore per l’Italia? E cosa le piace del cinema italiano? Ma come si fa a non amare l’Italia! Siete persone meravigliose, ci sono bontà, cultura, ricchezza interiore e spirituale. E poi siete pieni di posti stupendi, penso a Ravello, di luoghi caratteristici per mare, montagna, per le antichità, per la storia e l’arte. E ancora adoro la cucina italiana che sto continuando ad imparare. Sono capitato qui per caso, provenendo dal Canada, poi però ci sono tornato nel 1990 e sono rimasto qui. Il cinema italiano poi è una storia di totale bellezza. Grazie alla mia fidanzata italiana, amante dell’arte e del grande cinema italiano, ho preso anche io questo vizio! Abbiamo guardato insieme tutti i grandi film, cominciando da quelli in bianco e nero ed è impressionante la continuità dell’arte cinematografica italiana. Gibson ad esempio ha girato la Passione a Matera per onorare Pasolini ed il suo Vangelo Secondo Matteo. Adoro anche Don Matteo e sono un estimatore di Terence Hill.

A proposito di Mel Gibson con cui ha lavorato nel film La Passione, c’è un aneddoto o un momento che vuole raccontare di quell’esperienza? Beh, sì. Ero arrivato troppo tardi per i casting del film: ero fuori e non sapevo che si facessero. Ma non mi sono arreso e mi sono presentato alle audizioni senza appuntamento. Ovviamente di solito non si accettano i ritardatari, ma ebbi una fortuna incredibile perché Gibson ha deciso di vedermi comunque e, tramite la sua segretaria, mi ha comunicato di aspettare fino a quando non fossero terminate le audizioni degli altri. Mentre aspettavo ho avuto una discussione con un altro attore riguardante Dio.

Cosa vi diceste? Questo attore sosteneva che Dio non ha interesse nei confronti dell’umanità, ed io puntualmente cercavo di dimostrargli il contrario. Attingevo direttamente alle mie esperienze spirituali e di vita. Ma questo attore, questo collega non si lasciava convincere e ripeteva soltanto che Dio non ascolta le nostre preghiere perché è distratto, perché ha cose più importanti da fare. Tutti gli attori intorno si erano appassionati al nostro discorso e ci seguivano. Ad un certo punto la segretaria si presentò per dirmi che era troppo tardi e che Gibson non aveva tempo per ricevermi, in quel momento tutti gli attori mi guardarono per vedere cosa facessi visto che stavo perdendo un’occasione d’oro. Chiesi alla segretaria cosa fare, se aspettare o andare via, ma lei non mi rispose. Allora mi rivolsi ai colleghi che nemmeno mi risposero. A quel punto dissi: va bene, chiedo a Lui, chiedo a Dio. E cominciai a pregare. Dopo qualche istante, riapparve la segretaria per dirmi che Gibson aveva deciso di ricevermi. Allora mi alzai e rivolto all’attore incredulo gli dissi “Hai sentito?!” E tutti gli altri attori intorno si misero a ridere.

A cosa sta lavorando adesso? Il mio amico e produttore polacco Jacek Samojlowicz, con cui lavoro da tanti anni, mi ha invitato alla sua nuova produzione: il film sarà in inglese, visto che lui viene da Hollywood. Sto inoltre collaborando nella preparazione di una serie tv che parla dei problemi dei bambini handicappati. Ho anche preparato un mio corto sulla città di Roma che, non a caso, a contrario si legge Amor.

Che tipo di spettatore è Romuald Klos? Cosa le piace guardare in tv e al cinema e cosa proprio non sopporta? Non sono un grande spettatore, amo molto gli effetti speciali in quanto ritengo che un film sia il concorso di più arti, dal teatro alla musica, dalla pittura alla scultura passando per ballo, evoluzioni da circo, fuoco, acqua e fulmini! Il film deve essere ricco ed approfittare di tutto il progresso di arte e scienza.

C’è ancora un ruolo che vorrebbe ottenere, una sorta di sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare? Sì. Mi identifico in qualche modo con San Paolo e vorrei interpretare lui in un film. Credo che possa dare molto a questo personaggio.

Se non fosse diventato un attore, oggi sarebbe? Sono laureato in architettura e ho realizzato un mio progetto all’interno della Basilica di San Pietro nel 2000. Il progetto è piaciuto moltissimo a papa Giovanni Paolo II che mi chiese di mettere una targa sulla fontana che è parte del progetto. Si trattava di un brano dalla Bibbia che parlava di acqua della vita sgorgante dal lato destro del tempio e non a caso la fontana si trova sulla destra della Basilica.

Ha qualche rimpianto? Assolutamente no. La vita è ancora tutta davanti e si può fare ancora tanto.

Il nostro magazine come sa è legato al Ravello Festival: potrebbe fare una dedica al nostro festival? Il vostro programma è incredibile, così ricco ed importante, fra l’altro inaugurato da Wagner, il mio compositore preferito. E poi lo scenario è assolutamente meraviglioso. Mi dispiace per chi non troverà posto! Mi colpisce il livello degli eventi, la diversità degli artisti e la durata che copre praticamente tutta l’estate. Ecco, vorrei venire il 3 luglio, quando c’è Ute Lemper. Davvero complimenti e auguri!

A chi sente di dire grazie oggi Romuald Klos? A Fulvio, perché è un amico! E grazie anche a lei Emilia per questa interessante intervista.  

Non lo rivelo a Klos, ma sono certa che l’attore abbia ringraziato ancora una volta Lui con quella sicurezza che non è di questa terra, dei nostri limiti, e che lo affianca da sempre in un susseguirsi di segni divini. Quella che invece la nostra disincantata quotidianità ci fa ammantare con il termine più prosastico e per noi plausibile e razionale di caso o coincidenza.

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