maggio 25, 2015 | by Emilia Filocamo
Il regista e produttore Gianluca Cerasola svela i suoi ultimi progetti: “Astrosamantha”, dedicato a Samantha Cristoforetti con la partecipazione straordinaria di Giancarlo Giannini e la commedia “Attese e cambiamenti”

Se devo pensare al modo migliore per introdurre questa intervista, allora penso ad una parola carica di energia, mistero e significato, Big Bang. Da qualsiasi lato venga presa questa chiacchierata con il regista e documentarista Gianluca Cerasola, il concetto di “creazione” sembra insito, familiare e pertinente, e legato a doppio nodo a quello di realtà. Questa intervista sarà strutturata come un cerchio, con un punto di origine e di fine che coincideranno, si partirà da lontano, dall’immagine illimitatamente poetica delle stelle, del mistero infinito dell’Universo per arrivare ad un mistero altrettanto insondabile, quello dell’origine, della procreazione. Gianluca Cerasola ne parla come se fosse dote di tutti poetizzare con le immagini le stelle ed il mistero di un parto, la Via Lattea o i nove mesi in cui il percorso di una madre, di una coppia, diventa un “viaggio” non meno sorprendente e pregno di significato. Ma forse la magia del cinema, di chi ha il privilegio di fare questo mestiere è proprio rendere vicini ed accessibili il sogno così come il mistero. Cominciamo parlando di stelle, anzi di Universo.

Signor Cerasola, ho letto delle sue esperienze all’estero e delle sue collaborazioni importanti come con la HBO: può parlarci di quel periodo, cosa le ha lasciato e quali sono le differenze che ha riscontrato rispetto all’Italia? Sì quel contesto nasceva da un master all’Università. Le differenze sono eclatanti, soprattutto da un punto di vista economico. Se noi qui in Italia spendiamo due milioni di euro per una serie, lì solo una puntata vale più o meno la stessa cifra. E poi tante differenze si riscontrano anche dal punto di vista strutturale. Noi tagliamo, riduciamo molto, loro tendono ad utilizzare il doppio del personale. La preparazione è puntuale, attenta, sia del cast degli attori che di quello tecnico. Inoltre noi riduciamo anche molto sui tempi, lì invece ogni dettaglio viene approfondito al massimo e i risultati sono lo specchio di questo investimento di attenzione. Una cosa che ricordo e che mi ha colpito molto è che per realizzare una serie molto nota, The Shield, veniva utilizzata una telecamera comandata ma remotata da esterno e che si muoveva sul pavimento mediante rotelle. C’era un responsabile che comunicava con il regista e lo coordinava attraverso un monitor dicendogli come muovere la telecamera. Tutta l’attenzione era evidentemente concentrata su quella telecamera perché dava un taglio diverso alla serie. Quindi le differenze possono essere sintetizzate in tre punti: budget, preparazione e tecnica.

Cosa ha di più o di diverso un documentario rispetto ad un film? Si tratta di due creature sostanzialmente differenti, il documentario dovrebbe partire da un concetto fondamentale: deve  essere attinente al reale. Tuttavia questo nel 90% dei casi non succede; anche il documentario diventa una sorta di fiction. Adesso sto lavorando ad un film documentario, un docufilm, “Astrosamantha”, sull’astronauta italiana, Samantha Cristoforetti. Abbiamo ricevuto tutte le autorizzazioni ed i permessi necessari per poter seguire Samantha nei due anni di preparazione e poi nello spazio. Il docufilm è stato presentato al Festival di Venezia con Giancarlo Giannini come voce narrante. Il mio obiettivo è raccontare la realtà dei fatti e farla vedere.

I suoi progetti in questo momento? A cosa sta lavorando? Ho due progetti in corso. Astrosamantha è un’esclusiva assoluta e proprio ieri eravamo in collegamento dall’Expò con Samantha alla presenza del ministro Giannini ed è stato ufficializzato che la Cristoforetti rientrerà a giugno e non il 14 maggio come si era detto. Poi con la mia casa di produzione, la Morol, è in progetto una commedia, prodotta per Rai Cinema con il contributo della Apulia Film Commission, “Attese e Cambiamenti”. La commedia è incentrata sugli inevitabili cambiamenti che investono la coppia nel momento in cui si progetta di avere un figlio o in cui nasce un figlio. È un racconto di dinamiche, sia ormonali che psicologiche, che alterano completamente l’equilibrio di un rapporto: nello specifico è la storia di due coppie, una eterosessuale e l’altra lesbica. Si analizza un altro aspetto molto importante della nostra società, il fatto che ormai si fanno figli solo dopo i 35 anni riducendo così le possibilità di fertilità. Abbiamo un cast di tutto rispetto con Martina Stella, Corinne Clery, Antonio Catania, Eleonora Giorgi, Corrado Fortuna, Samuela Sardo, Roberta Giarrusso e Paolo Conticini nei panni di un ginecologo. Le riprese inizieranno a Roma il 25 maggio, il film sarà infatti girato fra la Puglia e Roma.

C’è un documentario che vorrebbe fare e che resta un po’ il suo sogno nel cassetto? Mi piacerebbe poter fare un documentario sul cinema in Italia, o meglio su come funziona il cinema in Italia, ma so che sarà difficile, e che ci saranno molte perplessità per realizzarlo. Però è quello che vorrei raccontare, è un sogno che ho già su carta.

Che rapporto ha con la musica e che ruolo ha nei suoi documentari? La musica è fondamentale, e deve cambiare a seconda delle emozioni e dei progetti che si vogliono raccontare. Io sono un amante del jazz, il mio mito è Charlie Parker. Credo che la musica costituisca il 50% di un’opera, è fondamentale che coinvolga ed emozioni. Ma non amo utilizzare sempre gli stessi artisti, ogni progetto è un universo a se e merita un compositore che sia adatto a quel progetto. Per Astrosamantha i  compositori sono stati due, Giuseppe Tortora e Fabio Mandarà. Per la commedia Attese e Cambiamenti ho scelto ancora Giuseppe Tortora. Mi piace che ogni attimo sia assecondato dalla musica giusta.

L’intervista con Gianluca Cerasola si chiude qui. Il suo mondo, raccontato in poche, essenziali battute, sa di grandi sogni, di vita da catturare con talento e passione, di stelle, di orbite distanti, di anni luce e di vagiti. Se è la realtà che cercava, non credo ci sia realtà più “vera” di quella che spazia dal sorriso di un neonato ad una galassia puntellata di stelle.

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