settembre 3, 2014 | by redazione
Il sentire mediterraneo di Alberto Pizzo

Domani sera, il pianista napoletano presenterà alla platea del Ravello Festival il suo nuovo progetto “On the Way

di Olga Chieffi* 

Il Ravello Festival si accinge a vivere l’ultimo mese di programmazione con una coda molto varia ed interessante. Giovedì 4 settembre, alle ore 21.25 sul Belvedere di Villa Rufolo, sarà protagonista il pianoforte eclettico di Alberto Pizzo. Il giovane e talentuoso artista napoletano presenterà al pubblico della “Città della Musica” l’album On the way, lavoro registrato dal vivo al Bunker Studio’s di Brooklyn che vanta importanti collaborazioni, tra cui quelle con Fabrizio Sotti, Mino Cinelu, Renzo Arbore, Toquinho e David Knopfler. Già caro all’attore Michael Douglas, che dopo averlo notato in un locale newyorkese lo ingaggia per diverse serate di gala, Alberto Pizzo ha duettato con Chick Corea nel corso di un recente concerto napoletano. La creazione e l’inventiva di questo musicista che abbraccia e inter-scambia ogni genere e stile, potrà certamente coinvolgere il pubblico che accorrerà a Villa Rufolo dopo aver conosciuto il pianista che si è esibito anche a Salerno. Il tema è quello universale del viaggio ed è un viaggio che fa tappa in ben sicuri porti, da Tico tico a “image” di Debussy dai quali però partirà per schizzare il suo sfaccettato universo musicale, un viaggio che è naturalmente trasgressione e contaminazione, con protagonista un wanderer, di schubertiana memoria, che segue un cammino non dirigendosi verso qualcosa di connotabile fisicamente, verso un “luogo” reale, tangibile, ma nelle vesti di avventuriero dello spirito, di un essere che va alla ricerca di sé stesso, o meglio dell’indefinibile, di ciò di cui una lontana eco del proprio animo rende certi dell’esistenza, sfuggente ad ogni più rigorosa disamina razionale. Il pianoforte lirico di Pizzo evocherà i brani di “On the way” in cui ha frequentato i propri incroci sonori con la chitarra di Fabrizio Sotti e le percussioni e la voce di Mino Cinelu. La fantasia di Alberto Pizzo, assolutamente libero da cliché, sempre estremamente lirico e comunicativo, l’approccio al ritmo estremamente creativo di Sotti che sfrutta a pieno le colorazioni timbriche del suo strumento, ma ritorna puntuale nel seguire la strada indicata da Pizzo e a proporre egli stesso delle deviazioni, sono gli ingredienti di questo spirito attualizzato di lasciare intuire melodie che sono nel sentire di tutti noi, in brani originali: la bellezza del jazz sta nell’infinità di soluzioni, nella libertà dell’improvvisazione, nel divertimento che nasce tra i musicisti quando si suona sapendosi ascoltare, divertissement che si  trasforma in una conversazione strettamente familiare tra i solisti e l’ ascoltatore. Che la musica di Pizzo sia sostenuta dal pensiero più che dall’istinto, lo si intende sin dalla sua entrata, dal suo sedersi sulla panchetta del pianoforte, con una compostezza senza pari, confermato nelle eccellenti melodie, in cui ricamerà una fine ornamentazione dal fraseggio puro e giocato nota dopo nota, quasi creando un microcosmo caro all’interpretazione barocca, regalandoci una straordinaria qualità di esecuzione, esaltata dalla freschezza, sempre mantenuta vivissima, dalle soluzioni espressive, dalla perfetta combinazione di lucida razionalità e di poetico abbandono, in un miracolo fondato sul piano cantante, dalle lunghe, flessibili linee melodiche. Su queste tracce, che spaziano dal tango di Oblivion a Passione e Voce ‘e notte, che nell’album pubblicato da Egea, casa attenta alle alchimie dei suoni, ai loro profumi e alla loro delicatezza, troviamo eseguite da Renzo Arbore al clarinetto con Francesca Schiavo, sino a Bachianinha con Toquinho o The ship has Sailed con David Knopfler, Pizzo rivelerà il modo di scivolare con la sua raffinata eleganza, in un fluxus di idee in continua evoluzione nel loro sviluppo. Il pianoforte, coniugante l’espressività con la bellezza della forma, con un senso ritmico palesato in modo sempre naturale, saprà catturare l’ascoltatore in modo delicato, suggerendo e completando le sue architetture, ricche di luci, di segni, in una iridescente e caleidoscopica creatività, formante un mosaico affermazione di spontaneità, feeling, semplicità, in tempi in cui il linguaggio musicale diventa sempre più complesso e lo sviluppo di una diversa articolazione strumentale, l’affrontare strade nuove, deve anche poter significare non dovere, ad ogni costo, cancellare i legami con un luminoso passato.

*Giornalista e critico musicale

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