maggio 13, 2015 | by Emilia Filocamo
Il set nel sangue: Rossella Izzo fra regia, scuola di cinema e doppiaggio ci anticipa i prossimi lavori

Il talento come un codice, non soltanto come condizione, il talento come contributo di geni, di dati, di informazioni tramandate con lo stesso vigore di una eredità, di un carattere, catalogabile quanto il colore degli occhi, la forma più o meno pronunciata del mento o l’altezza. Il talento come trasmissione, un testimone lasciato, anzi direi quasi rilasciato nel sangue dai propri genitori, dagli avi. Poteva essere questa l’introduzione adatta a questa intervista, ma mi suonava un po’ “fredda”, troppo schematica, priva di anima. E, allora, provo a pensare ad una passione, forte, vivace, trasferita ancora di più di qualsiasi altro dato o carattere nel sangue e nei sacrifici di una famiglia che del cinema, anzi direi dell’arte, ha fatto il proprio vessillo ed il proprio destino. E allora questo incipit mi sembra più corretto per un personaggio straordinario quale Rossella Izzo, una donna che è tante donne insieme, che nell’anima e sulla pelle, si porta l’ereditarietà di un talento indiscusso, cominciato con la passione paterna e condiviso con la sua gemella, Simona e con le altre due sorelle, Fiamma e Giuppy. Rossella è tante donne insieme, dicevo, è regista, doppiatrice, insegnante: è come se il suo amore per il cinema, per il mondo dello spettacolo e per le creature straordinarie che lo popolano, gli artisti, con i quali ha un rapporto privilegiato, non riuscisse ad esaurirsi in una sola determinazione, ma avesse bisogno di più sbocchi, come fosse una sorta di Idra, di creatura tentacolare con cui diversificare il proprio slancio artistico, la necessità di darsi e di dare agli altri. D’altronde l’Actor’s Planet, la scuola per Attori di Cinema e Teatro di cui Rossella Izzo è direttore, una struttura in sinergia con l’Università Luiss Guido Carli, è una diretta emanazione, tangibile e straordinaria, di questo che definirei un bisogno irrisolto, ma nell’accezione migliore del termine, come di qualcosa che va contrassegnato con un + infinito,  e dunque con un interminabile.

Signora Izzo, pensando alla sua famiglia, alle sue sorelle le chiedo: il talento è solo questione di Dna o si può insegnare? Il talento è sicuramente una condizione del Dna, dei geni, ma detto questo va affinato, corroborato, esercitato. È quello che insegno agli allievi, agli attori: è indispensabile studiare, aggiornarsi, essere preparati con un background umanistico. Per un attore è importantissimo leggere, gli intrecci dei sentimenti, il loro avvilupparsi o districarsi, permettono un’assimilazione ed una acquisizione di raffinatezza che poi l’attore potrà agevolmente riversare nei ruoli che dovrà interpretare.

Visto che ha anticipato l’argomento, può parlarci della sua scuola? La scuola ora ha una costola anche a Piacenza e sarà destinata sia agli attori che ai registi. A Roma siamo in partnership con la Luiss, il corso, iniziato a novembre, si completerà con una finale a maggio che sarà presieduta da Lorella Cuccarini e che coinciderà con “Trenta Ore per la vita”.  La serata si terrà il 27 maggio nell’aula Magna della Luiss di viale Pola e sarà presentata da me e da Lorella Cuccarini. Durante l’evento sarà proiettato il film “Terapia” realizzato dai registi con gli allievi. La serata prevede inoltre, il conferimento di borse di studio e premi Swarovsky, un nostro sponsor sia per affetto che per stima. I due attori premiati dalla scuola avranno in regalo il famoso topolino di Swarovsky, una delle creazioni storiche della casa e uno dei doni sarà ovviamente dato anche alla madrina, Lorella Cuccarini. E ci saranno cadeau anche per il pubblico. La scuola può contare su insegnanti di grande rilievo, come Fioretta Mari, ma anche su registi di spicco quali Giulio Manfredonia, Stefano Reali, Tognazzi ed Alex Infascelli. È una scuola di perfezionamento ma che fa da ponte con il mondo del lavoro, tutti in qualche modo avranno modo dopo di accedere al mondo dello spettacolo.

Lei è una donna attivissima, al momento a quali progetti sta lavorando? Adesso ho un progetto molto bello al quale sto lavorando con mia sorella Simona, si chiama “Anima Gemella”, un progetto che ha colpito molto Barbara D’Urso, si tratta di due puntate per la tv. Un altro progetto sempre in due puntate è piaciuto ad Elena Sofia Ricci, ed è “Viaggio di Natale”, tratto da una storia vera, e commovente. Narra la storia di alcuni bambini ospiti di un reparto di terapia in Germania che un medico decide di portare con se per un viaggio. Poi c’è sempre il mio film, “La Via di Francesco” sul rapporto fra genitori e figli ma con lo sfondo della Via Francigena che fa da punto di contatto: su questo percorso straordinario, infatti, si incroceranno 4 destini e 4 storie vere, oltre che drammatiche, ciascuna diventerà balsamo per l’altra.

Ci dice di più? Una di queste storie è quella del padre che dimenticò in macchina il bambino in estate causandone la morte, un’altra è il riconoscimento di un figlio trentenne da parte di un avvocato di 60 anni. E poi ho un progetto con Elisabetta Rocchetti, un film per il cinema che avrà come casa di produzione quella di mio padre, la DIR INTERNATIONAL FILM che ha fatto grandi film, da “Maniaci Sentimentali” a “Camere da Letto”. L’ho portata a nuova vita dopo che la malattia di mio padre l’aveva costretta ad una battuta di arresto, contiamo sull’appoggio dei fratelli Vanzina e i protagonisti saranno mia figlia Myriam Catania e suo marito Luca Argentero.

Il nostro magazine è legato al Ravello Festival: qual è il suo rapporto con la musica? Il mio rapporto direi che è molto intenso: a 18 anni volevo fare la cantautrice, avendo per cognato un cantautore, Antonello Venditti, gli feci sentire qualcosa e lui mi procurò un’audizione ma  vinse la mia timidezza di allora, e non andai avanti. Ancora oggi tuttavia amo suonare la chitarra e il pianoforte. La mia passione si è trasferita nelle colonne sonore dei miei 100 film, grazie anche a  collaborazioni importanti, fra le tante quelle con Pino Donaggio a Stefano Caprioli. Considero la musica un altro protagonista all’interno di un film, lo sceneggiatore narra, il regista narra con le immagini e la musica correda. Adoro Santaolalla che firma tutte le colonne sonore di Inarritu e ammetto che il mio sogno sarebbe avere una sua colonna sonora per La Via di Francesco.

In quale dei tanti ruoli che riveste, si sente più a suo agio? Facendo tanto set, diciamo che è sicuramente il set quello che prediligo perché dà un’adrenalina che non è paragonabile a niente altro; dal nulla, dallo scritto viene fuori un’immagine ed è questa la magia del set. Ripeto spesso che se dai una stessa sceneggiatura a 10 registi diversi, vengono fuori 10 film diversi. Un film è una alchimia fra amici e collaboratori, il regista è spesso solo, solo contro il tempo, contro i soldi che sono pochi, deve confrontarsi con gli attori che spesso vogliono fare di testa loro, specie i più giovani. Io ho avuto la fortuna di lavorare con tanti  grandi, da Christian De Sica a Franca Valeri, da Elena Sofia Ricci ad Arnoldo Foà, da Enzo De Caro e Conticini alla Cuccarini, una grande protagonista nello Zio D’America, e ancora Ornella Muti, la Pivetti, Ricky Tognazzi, sono così tanti che spesso non riesco a ricordarli tutti. Il nostro è un grande scambio di sentimenti e poi ringrazio anche i mei collaboratori Pino Venditti e Stefano Pica, direttore della fotografia e scenografo, entrambi elementi fondamentali.

Qual è il  consiglio che da più spesso a sua figlia Myriam? Il consiglio che le do più spesso è di concentrarsi, perché la sua voglia di fare è tanta, vivace, incontenibile, ma non bisogna mai perdere in concentrazione. Per un attore è fondamentale. L’artista più concentrato che abbia mai conosciuto è sicuramente Christian De Sica: con lui ho lavorato per 2 anni dalle 8 di mattina alle 7 di sera è un professionista eccezionale. E poi studiare è fondamentale, aggiornarsi, perché il set è un momento di confronto costante e continuo. Agli attori dico sempre che non bisogna avere mai paura anche di frequentare gli stage a 30 o a 40 anni perché sono degli arricchimenti. Vedo spesso dei ragazzi che dopo un anno di scuola si buttano sul set e smettono di studiare, è sbagliatissimo. Non deve essere per forza una scuola, basta anche avere un coach che ti segue e ti aiuta.

Il pregio che “invidia”, ovviamente in senso buono a ciascuna delle sue sorelle? Beh, con Simona, da brave gemelle, siamo in comunione, siamo molto simili ma quello che le invidio è sicuramente la parlantina spigliata. Di Giuppy ammiro moltissimo la calma e l’ottimismo, il suo vedere il bicchiere sempre mezzo pieno e di Fiamma la tenacia, la determinazione che la accompagnano costantemente. Io, ad esempio, sono molto più incostante.

Lei ha doppiato tante attrici famose e straordinarie: se potesse fare un augurio al Ravello Festival con la voce di quale di queste attrici lo farebbe? Sicuramente con un incrocio fra la voce di Susan Sarandon e quella di Meryl Streep, faccio assolutamente il tifo ed un grande augurio ad un Festival così importante sintesi di grande musica e grandi eventi.

Sul finire di questa intervista, Rossella Izzo mi rivela di amare molto Ravello, di esserci stata spesso  in vacanza. Ravello è sempre una sorta di nodo magico, un’alchimia buona e fatata che riesce a mettere insieme mondi e storie diverse, prendendoli per mano. E penso alle coincidenze, immagino la Izzo, sorridente ed elegante mentre passeggia in uno dei vicoli tutti sandali e sole di Ravello, e poi, poco oltre, penso ad una esile Susan Sarandon che attraversa la nostra piazza ad agosto: loro come tanti altri nomi noti, incantati e felici. Una piazza semplice ma unica, ammaliante quanto il set di un film che non vedrà mai titoli di coda.

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