novembre 14, 2014 | by Emilia Filocamo
“Il successo non è un diritto ma va conquistato a suon di studio e di volontà”. Marco Falaguasta si racconta

La testa prima del corpo, un cervello attivo, pulsante più di un cuore, curioso, vispo, instancabile ed affamato prima di un profilo perfetto, di un’estetica da copertina. Inizierò così quest’intervista con Marco Falaguasta, attore di teatro, cinema e tv, interprete di tante fiction di successo e dai grandi ascolti, in questi giorni fra l’altro su Rai 1 con il Restauratore 2 con Lando Buzzanca, in cui  interpreta il Commissario Maccari. A suggerirmi questo “preludio”, scomodando un termine musicale, è una piacevole interruzione della nostra chiacchierata a spasso fra esordi, sogni e cinema, ad opera di un’altra intervista che si intreccia alla mia e che mi permette di ascoltare le risposte dell’attore in silenzio. Si parla di bellezza, di ciò che spinge Marco Falaguasta a scegliere una compagna di vita, ad innamorarsi e sento la sua voce, inconfondibile e splendida, rispondere che a farlo innamorare di una donna è innanzitutto il cervello, sono la curiosità e la voglia di imparare, che magari un paio di occhi possono essere l’amo per un flirt ma non per una vita insieme. E poi di bellezza si tornerà a parlare nel corso dell’intervista proprio parlando di lui, quando, recinterà il suo aspetto in una connotazione a mio parere riduttiva di “interessante e affascinante” per spiegare come la sua prestanza fisica, non obbligatoriamente oggettiva, sia stata da lui condita nel corso degli anni da studio e voglia di dimostrare la passione per il suo mestiere.  Nel pomeriggio che è ormai sera a tutti gli effetti, Marco Falaguasta mi concede di parlargli e di curiosare nel suo mondo di personaggi complessi e di interpretazioni.

Chi è Marco Falaguasta e come nasce il suo amore per la recitazione? Figlio d’arte o primo in famiglia a tentare con successo la strada artistica? No, non sono assolutamente figlio d’arte, anzi i miei erano quanto di più lontano potesse esserci dal mondo del cinema, non a caso sono stato anche a lungo osteggiato in questo percorso. Mio padre è direttore sanitario di un ospedale romano, mia madre insegnante, quando espressi loro il desiderio di fare questo mestiere, ho praticamente minato l’equilibrio familiare con una poderosa scossa tellurica. Ricordo ancora che mio padre mi disse: “Ma non ti puoi drogare come tutti gli altri? Almeno poi ti passa!”. Ho combattuto tanto per realizzare questo sogno e, purtroppo, devo ammetterlo, le energie spese per affermare il mio diritto a fare questo sono state sottratte al mestiere stesso, al tentativo di convincere gli altri che ero in grado di fare questo. Ma attraverso varie difficoltà, e passo dopo passo, ci sono riuscito.

Teatro, cinema e tv: dove Marco Falaguasta si sente a proprio agio? Io sto bene ovunque ci sia una bella storia da raccontare, una storia che vale la pena di portare agli altri, di comunicare e, allo stesso modo, fuggo da quelle che non mi convincono o che, peggio, sono troppo pretestuose.

Il tuo mestiere è splendido ma anche complesso e, credo, altamente competitivo. C’è un consiglio che ti senti di dare a chi si affaccia a questa professione, non so errori da evitare?  Non so se posso parlare di consigli, perché quello che posso trasmettere più che un consiglio è la mia diretta esperienza professionale. E cioè la prima cosa che consiglierei è di essere sinceri ed obiettivi al massimo con se stessi perché sognare tanto per e senza finalità o per un piacere fine a se stesso, non serve a nulla, crea illusioni e fa male. Bisogna chiedersi se effettivamente si possiede il talento e la forza di volontà necessari per fare questo mestiere, anche perché il successo non è un diritto ma va conquistato a suon di studio e di volontà che si rinnova quotidianamente. E a tal proposito, non credo che si possa parlare di fortuna o sfortuna, il modo migliore per dimostrare quanto si tiene a questa passione, è impegnarsi bene e studiare.

L’incontro che professionalmente ti ha segnato? Ma sai, è difficile parlare di un solo incontro anche perché di incontri ce ne sono stati davvero tanti nell’arco della mia carriera  e ho preso da ogni persona positiva un qualcosa così come le persone negative mi hanno permesso di fuggire dalle loro caratteristiche. Ecco, è come se ci fosse una persona immaginaria, costantemente incontrata, una sorta di patchwork nato dall’insieme di tutte le persone positive e negative che hanno intrecciato il mio cammino.

So che fare preferenze non è carino, ma c’è un lavoro fra i tanti che hai fatto che ti rappresenta maggiormente o al quale sei più legato? Assolutamente il Bene e il male, una serie fantastica, precorritrice dei tempi e con tematiche coraggiose ed ambiziose.  Auguro davvero ad ogni attore di interpretare il personaggio che ho interpretato io, Pietro Marconi, un cattivo che non era realmente cattivo, quasi una sorta di buono distorto da alcune dinamiche e dalle mille situazioni percorse, con un proprio codice morale ed una propria interpretazione del concetto di bene.

Avendo fatto teatro, ritieni che il teatro abbia effettivamente un valore propedeutico per un attore e che dia qualcosa in più a chi si forma su un palcoscenico? Guarda non so dirti se effettivamente il teatro possa essere propedeutico, posso dirti che ho colleghe e colleghi bravissimi sul palco così come colleghi eccezionali al cinema ma che non hanno fatto un solo giorno di palcoscenico. Anche perché il palcoscenico  è ansiogeno e magari non avrebbero modo di resistere o di affrontarlo. Certo il teatro ha di inimitabile il contatto con il pubblico, l’emozione e di conseguenza anche l’adrenalina quotidiane che si rinnovano. Anzi ti dirò che il teatro permette anche di mettersi in gioco tutte le sere a livello emotivo e insegna a canalizzare e gestire le emozioni.

Il complimento più bello che ti è stato fatto, intendo sulla tua professione? L’ho ricevuto proprio quest’estate, mentre ero al mare, da una signora che mi ha fermato e mi ha detto “Complimenti perché io le credo sempre, non sembra che stia recitando”. Ecco, io credo che questo sia il complimento più bello per un attore che si propone di essere credibile. Io non capisco perché sul set bisogna essere così diversi dalla vita, magari usando parole, posture e sospiri che nella vita non si adottano per niente!

Che rapporto hai con la tua bellezza? È stata più spesso un ostacolo o ti ha agevolato? Ma io non ritengo di essere un bello! Voglio dire, non nel senso oggettivo del termine, ammetto di essere affascinante, interessante ed in questa definizione mi ci riconosco appieno, so di aver suscitato in virtù di questo molto interesse nelle donne e di averle conquistate anche, ma non mi sono mai basato solo su questo, ho preferito sempre andare oltre, oltre l’apparire. E questo forse perché mi sono sempre ritenuto interessante, non un bello. Certo, accolgo il tuo complimento e mi fa piacere ma ciò che voglio precisare è che comunque la bellezza non può essere considerata una prigione e non è certo onesto definirla così. Io stesso credo e sono consapevole che il mio aspetto fisico mi abbia aiutato ed agevolato, altrimenti magari avrei interpretato ruoli completamente diversi. Ma sono abituato a condire la bellezza con il talento.

I tuoi prossimi progetti? A cosa stai lavorando adesso? Sto lavorando a due progetti bellissimi. Il primo è un progetto teatrale, debutteremo infatti a gennaio con “Come 3 Aringhe” e saremo in tournee da Milano, a Stresa, poi Bologna e in diversi teatri italiani. Poi ho un progetto di scrittura, una commedia tratta dal bellissimo racconto di Valentina Capecci, il Quadro quadra, ovviamente un lavoro per il teatro e che poi vorremmo proporre anche  al cinema.

Sei anche sceneggiatore: è stata un’evoluzione naturale passare alla scrittura oppure era una passione che già covavi?  Mi piace scrivere, è per me naturale, lo è stato e poiché mi sono accorto di farlo con continuità, ho deciso di prepararmi adeguatamente e ho affinato la tecnica con dei corsi preposti.

Hai mai dei rimpianti? Si, il mio rimpianto è di non essere stato in grado di capire prima le persone che potevano essere funzionali al mio progetto di vita e distinguerle da quelle che mi hanno fatto solo perdere tempo. Ma come dico sempre è l’esperienza che consente di correre quando non si hanno più le gambe. E poi sono convinto che possono esistere tanti domani ma non un altro ieri. Quindi mi dico sempre che migliorerò, imparando a circondarmi delle persone giuste.

Cosa ti piace del personaggio che interpreti nel Restauratore 2, il commissario Maccari, e cosa di lui proprio non ti piace? Di Maccari mi piace quasi tutto, mi piacciono il suo modo di stare al mondo, pacato, mi piace che il fatto che applichi  la legge con umanità, facendo giustizia ma non il giustiziere. Diciamo che è il tutore dell’ordine ideale. Quello che non sopporto è che con Basilio, il restauratore interpretato da Lando Buzzanca, ha troppa pazienza, ma è lui il protagonista, quindi…

Se i tuoi genitori avessero avuto la meglio e tu non fossi diventato un attore, oggi saresti? Sarei stato un venditore, sono molto bravo a vendere, qualsiasi cosa, anche case. Ho sempre un’alternativa se mi dovesse andare male come attore!

Come ti vedi fra 20 anni? Ancora sul set o sul palcoscenico oppure hai ancora un sogno da realizzare? Fra 20 anni mi vedo ancora in giro a fare maratone, che con il pugilato è la mia altra grande passione, mi vedo ancora fare la mia mezzora al sacco o uscire per correre, il momento migliore per stare con me stesso, pensare e costruire i personaggi che andrò ad interpretare.

Forse Marco Falaguasta ha ragione, lui non è bello, non è un bello nell’accezione più piana e comune del termine: è un bello nel quale fanno a gara due bellezze, quella che arriva per prima, quella esteriore e l’altra, quella della sua testa, del suo modo di pensare e di stare al mondo.

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