agosto 16, 2014 | by Emilia Filocamo
«Il Sud è casa, magia e tristezza». L’attore Paolo Sassanelli tra fiction, cinema e luoghi perfetti dell’infanzia

Sud, fiction e passione sono i tre leitmotiv su cui si muove l’intervista all’attore Paolo Sassanelli, attore di cinema e televisione, protagonista di successi come Un medico in famiglia, Compagni di Scuola, Classe di Ferro e Provaci ancora Prof. L’intervista, nata per caso, è “ sgocciolata” con una serie di risposte rapide ed intense, paragonabili ad una pioggia estiva, almeno secondo tradizione, una pioggia che, per quanto breve, stappa l’afa e regala una carie di refrigerio. Così Paolo Sassanelli, si consegna in maniera discreta e gioiosa alle mie domande e lo fa con una disponibilità ed una gentilezza davvero incredibili.

Il tema del nostro Ravello Festival 2014 è il Sud, inteso non solo come riferimento geografico ma anche come modo di vivere e di essere, può darci una sua definizione di sud? «Il sud è casa, è famiglia, è uno stile di vita. Il Sud è accoglienza, musica, caldo, ma è anche magico e triste insieme».

Come è iniziata la sua carriera? Può raccontarci i suoi esordi? «A Bari nel piccolo teatro recitando un testo su Giovanna D’Arco. Ero vestito da generale francese ma sembravo S. Michele».

La prima persona che ha creduto in lei, il primo fan? «Me stesso».

Lei ha recitato in una fiction cult degli anni ’80, Classe di Ferro: ci racconta quell’esperienza e com’è cambiato il mondo della fiction negli ultimi anni? «Raccontare in poche parole quell’esperienza è impossibile, la nostra amicizia ci vede ancora legati dopo 27 anni ed è fantastico anche se ci manca Bruno Corbucci. La fiction è cambiata in meglio tecnicamente ma tende ad assomigliare ai prodotti esteri: questo ci fa perdere a nostra genuinità che altri invece definiscono “ingenuità”, sbagliando».

Un Medico in famiglia è un prodotto ben collaudato e di grande successo: quali sono i segreti di questa fiction che continua ad avere tanti fan  dopo numerose serie? «La semplicità e l’affetto che ormai gli spettatori hanno nei nostri confronti».

L’incontro che le ha cambiato la vita? «Ogni giorno porta con se un nuovo incontro».

Come spiega, non solo da attore ma anche da spettatore, il grande successo delle fiction in Italia? E’ una tendenza del gusto degli spettatori oppure una valida alternativa ad un cinema non sempre di qualità? «Di base sta il fatto che la tv è gratis (almeno questo pensa la gente) e il cinema nostrano ultimamente non offre grande varietà o qualità».

Cosa pensa del rapporto fra mondo del cinema e giovani? Crede che nel nostro Paese siano offerte abbastanza chances a chi si affaccia questo mestiere splendido e competitivo? «Assolutamente no. Ai giovani dico “voi che potete, prendete lo zaino e andate all’estero” almeno impareranno che rispettare le regole della convivenza civile è fondamentale per una società che vuole guardare al futuro e ai giovani. Poi se hanno talento sicuramente troveranno il loro spazio».

Il maggior difetto ed il maggior pregio del Cinema italiano? «Continuo sul leitmotiv di prima: non dare spazio ai giovani, in tutti i settori e tutti i reparti».

Ha mai dei rimpianti? «Sempre, ma ci vivo tranquillamente».

I suoi progetti lavorativi al momento? «Teatro tanto, e cinema, sia come attore e soprattutto da regista».

Se non fosse diventato un attore, sarebbe stato? «Boh!».

A chi vuole dire grazie oggi? «A mia moglie la donna più bella del mondo!».

L’ultimo pensiero prima di andare a letto? «Non mollare: domani è un altro giorno di gioia».

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