aprile 2, 2015 | by Emilia Filocamo
“Il Sud è un luogo in cui i gesti sono ancora autentici”. L’attore pugliese Luciano Marinelli si racconta dall’ultimo film di Tonino Zangardi ai nuovi progetti

La voce è solitamente un veicolo, una sorta di carro del sole sul quale viaggiano i concetti, i significati, le storie, i progetti, un vagone in cui far accomodare istanti, speranze, ricordi. La voce non dovrebbe insomma coprire o comunque oscurare ciò di cui si fa mezzo di trasporto eppure, intervistando l’attore Luciano Marinelli, il primo impatto che ricevo è quello con la sua voce potente, a lento rilascio, una di quelle voci che non si potrebbero immaginare “impiegate” vanamente in un mestiere qualsiasi, che si possono solo ipotizzare tuonanti dalle assi di un palcoscenico, o dal filtro magico di un grande schermo. Una voce, insomma, che per fato, per costituzione, per dna, sembra essere stata destinata ad essere quello che è oggi, la voce di un artista. L’intervista procede di pari passo su due binari: da un lato il coinvolgimento in un mestiere, quello di attore appunto, che non era stato premeditato dal protagonista, ma che si è manifestato nel corso degli imprevedibili giochi del caso e dell’occasione e dall’altro, sui richiami alla propria terra di origine, la Puglia, terra vivace e pulsante, specie negli ultimi anni nell’ambito della cinematografia, un set prezioso, acceso di giallo e di oro, come il grano che la riveste, e sempre verde, come gli ulivi secolari che la puntellano emblematicamente.

Signor Marinelli, perché è diventato un attore? Come nasce la sua carriera? Tutto è iniziato assolutamente per caso, ho accompagnato un mio amico ed il regista ha voluto sottopormi ad un provino. Ho accettato, e così è iniziato tutto. All’inizio ero piuttosto titubante, lo ammetto: per me, fino a quel momento, il cinema era sempre stato una poltrona da occupare come spettatore e non avrei mai potuto concepirlo diversamente. Poi non posso nascondere che piaccia a tutti questo mondo, come non posso nascondere la soddisfazione del farne parte.

Quando l’ho contattata la prima volta era sul set, impegnatissimo: a cosa sta lavorando adesso? Proprio qualche settimana fa ho terminato le riprese dell’ultimo film di Claudio Fragasso, regista noto per “Palermo Milano solo andata” e per molti altri titoli e che andrà a Cannes: “La Grande Rabbia”. E poi c’è in programma un altro progetto molto importante di cui non posso anticipare nulla, per scaramanzia.

Quanto ha contato e conta la bellezza nella sua carriera? Direi che c’entra ben poco, tranne che per casi particolari, per storie in cui l’attore si veste della propria bellezza ed in cui è quasi una statua. Per me l’attore esula dal concetto di bellezza, chiaramente un bell’aspetto non guasta, ma la fisionomia va anche declinata in base al ruolo che si riveste nel film. Penso ad un attore straordinario come Tony Servillo che, di certo, non può essere definito un bellissimo e che in un film come “La Grande Bellezza” è la locomotiva di tutto, chiunque altro non avrebbe reso allo stesso modo, Servillo ha fatto parlare il silenzio.

Il complimento che le  è stato fatto e che le è rimasto nel cuore? Proprio l’anno scorso, durante una scena girata con Marco Bocci e Claudia Gerini, nel film di Tonino Zangardi, “L’esigenza di unirmi ogni volta con te”, avevo un piano sequenza di 15 minuti ed il primo ciak, cosa praticamente insolita e quasi impossibile, è stato perfetto. La reazione di tutti, regista compreso, è stata quella di complimentarsi con me e darmi pacche sulle spalle, è stato bellissimo. Questi sono riconoscimenti che, a mio avviso, valgono più del denaro. L’ultimo complimento che mi è rimasto nel cuore è stato quello sul set di “Questo è il Mio Paese” che andrà in onda sulla Rai ed in cui ci sono anche Michele e Violante Placido, per la regia di Michele Soavi. Il regista è venuto a complimentarsi, ed è stato un omaggio personale indimenticabile.

Lei ha già realizzato, credo, molti dei suoi sogni, ma ne ha ancora uno nel cassetto? Poter fare anche solo l’ombra di grandi attori come Robert De Niro, Al Pacino o Michael Douglas credo sia il sogno di ogni attore. Più che altro immagino l’emozione che si possa provare vedendoli recitare, è come portare un bambino a Disneyland.

Lei sembra un uomo molto sicuro di se, ma ha qualche rimpianto? Se devo essere sincero, credo che avrei dovuto valutare prima qualche occasione che mi era stata offerta e così facendo avrei magari avuto la possibilità di vivere questo sogno molto prima, invece che a 47 anni. Anche perché questo è un mondo splendido ma spietato, che ti può risucchiare e sputare subito via, e nel quale le raccomandazioni non servono. Molti credono che fare un film basti, ma spesso questo può avere una duplice accezione, può trasformarsi in un altare o in una tomba.

Lei è pugliese, qual è il suo rapporto con la sua terra di origine? Adoro il Sud ed adoro l’Italia, per chi ha la possibilità di girare e di viaggiare molto, la mancanza dell’Italia ad un certo punto si avverte, la si avverte nei sapori, nelle tradizioni, nei profumi. La mia terra sta avendo una buona visibilità grazie alla Apulia Film Commission, in questi giorni sono attivi ben 4 set, da Gravina, a Lecce e a Giovinazzo, più un altro che si aprirà a breve. Da meridionale sono legato alla mia terra, ai suoi colori splendidi, pur essendo barese, il mio progetto fra una decina di anni, è di andare a vivere in Salento.

Come impiega il suo tempo libero? Curo il mio fisico, studio molto il metodo Orazio Costa, faccio sport, cammino all’aria aperta e, quando posso, cerco di frequentare gli amici.

Conosce il Ravello Festival? Lo conosco, ma non ci sono mai stato, se mi invitassero ci verrei volentieri, anche a piedi! Conosco invece bene Sorrento, il calore e l’accoglienza sono simili a quelli del Salento. Sono posti in cui gli abbracci sono ancora sinceri, così come le pacche sulle spalle.

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