luglio 22, 2015 | by redazione
Il suono dei Caraibi al Ravello Festival, la musica cubana che sopravvive

di Gianni Minà

“Questi me li porti qui a qualunque costo perché suonano come divinità, anche se per me rappresentano un altro mondo, rappresentano semmai quell’incontro di note e di artisti che ho montato qui”.
Ricordo ancora il tono perentorio di Luciano Pavarotti quando gli feci ascoltare qualche minuto della band di mambo (18 persone) che, 13 anni fa, Augusto Enriquez, sfidando il sacrale rispetto per questa invenzione di Benny Moré (che molti pensavano non potesse più essere vincente dopo di lui) resuscitò il mambo dopo un periodo di oblio nella Cuba rivoluzionaria e ideologica.
Ma la nobiltà non si compra e così questa tessitura ritmica (che si propone solitamente alternandola al bolero e richiede addirittura sul palcoscenico la presenza del direttore d’orchestra) convinse Augusto Enriquez a ridarle anima.
Il grande Pavarotti a sua volta, dopo che alle prove del Pavarotti & Friends del 2002 tutta l’orchestra sinfonica che lo accompagnava si alzò in piedi per batter loro le mani, scelse di fare aprire il concerto a quella band caraibica.
Era un sogno mai sognato per il ragazzo cubano che aveva lasciato la medicina per la musica popolare, poter eseguire insieme al grande tenore la vecchia canzone popolare Chitarra romana arrangiata a danzon.
D’altronde Augusto Enriquez è sempre stato uno studioso, un ricercatore e uno sperimentatore musicale. Da quando era il frontman del gruppo Moncada, che, in un’epoca, fu il gruppo preferito dagli studenti cubani, ai tre long – play che accettò di incidere, più di 10 anni fa, per una produzione intitolata Trilogia del mambo, fino alla scelta attuale di venire al Ravello Festival per proporre le prime quindici incisioni di un bellissimo omaggio, in tre parti, alle canzoni di Silvio Rodriguez.
Per chi è informato abbastanza sulla musica latinoamericana, più che mai in auge negli ultimi anni con artisti come i portoricani Calle 13, il colombiano Juanes, Miguel Bosé e la nuova leva brasiliana, non si sorprenderà di questo riconoscimento a Silvio che, con Pablo Milanes, quasi mezzo secolo fa, fu tra i fondatori del gruppo di Experimentacion Sonora creato dal grande musicista Leo Brouwer che ha fatto nascere la nuova musica cubana, specie quella di impegno sociale.
Le canzoni di Pablo e Silvio hanno conquistato un’epoca, Silvio a volte con più partecipazione politica, Pablo con più romanticismo. Non è un caso che solo 6 anni fa, Rodriguez fu invitato da Bruce Springsteen per la festa dei 90 anni di Pete Seeger, che con Woody Guthrie ha rappresentato il rifiuto della vita grama delle minoranze nordamericane e le battaglie per l’affermazione dei diritti civili.
Per questo è degno di attenzione lo sforzo del Ravello Festival, che ha saputo dar spazio ad artisti da decenni prestigiosi nel mondo, ma poco conosciuti nel nostro paese (diciamo per colpevole distrazione della discografia). Artisti come Joan Manuel Serrat, Augusto Enriquez o la nuova stella dei ritmi brasiliani Maria Gadù sempre più grata ai vati del suo paese Chico Buarque de Hollanda, Caetano Veloso, Gilberto Gil etc. che forti di una lunga carriera, che per molti ha contemplato anche l’esilio, hanno aperto un futuro a una produzione che non ha mai avuto niente da invidiare alle proposte del mercato europeo e americano, ma è stata ugualmente snobbata.
Ora succede anche con Serrat, autore, poeta e da 50 anni il cuore della musica popolare spagnola e latinoamericana, e con i cantautori cubani diventati anche loro, nonostante l’embargo, icone della canzone mondiale. Alcuni pensano che dopo la generazione di Silvio e Pablo, l’evoluzione politica in corso, darà spunti maggiori ai nuovi cantastorie dell’isola, altri invece pensano che i cambiamenti che verranno metteranno in crisi la cultura con cui Cuba è sopravvissuta ai veti e alle sanzioni che gli comminava il mondo occidentale.
Per onestà intellettuale bisogna dire che anche se molti sportivi come i professionisti del baseball o del pugilato se ne sono andati, gente come il pianista Chucho Valdes o leggende come Omara Portuondo, l’ultima rimasta dei simpatici “vecchietti” di Buena Vista Social Club, hanno tenuto botta, malgrado tutto. Chucho Valdes, per esempio, ha fatto recentemente incetta di Grammy Latinos.
La speranza è che la nuova generazione intellettuale dell’isola, tanto frustrata per le rinunce a cui la costringeva l’embargo, saprà ancora esprimere l’orgoglio che ha mostrato in questi anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654