ottobre 29, 2015 | by Emilia Filocamo
“Il tema del prossimo Ravello Festival potrebbe essere l’Oggi”. Alessio Vassallo, il Mimì Augello de “Il Giovane Montalbano” si racconta

Il successo di un prodotto televisivo è sicuramente il risultato di un concorso di elementi. Talvolta questi elementi non sono solo tangibili, ma soprattutto impalpabili. Il successo è spesso nelle atmosfere, nel rincorrersi di scenari che fanno da palcoscenico alle emozioni, ai ricordi, alle situazioni e agli avvenimenti. Nel caso del Giovane Montalbano questo concorso di elementi ha un denominatore comune: è il bianco delle vie di Scicli, di Ragusa Ibla e di Modica, è la scalinata della Chiesa di San Giorgio che si apre sulla città come un estuario di tegole e geometrie fittissime, è il rincorrersi asfittico e afoso delle vie, dei tetti che la fanno assomigliare ad un nido, è la girandola di personaggi mai identici, calati nelle situazioni spesso contorte della commedia umana, ma ritratti in un modo talmente meraviglioso da essere amabili anche nei loro peccati, nei vizi e non solo nelle virtù. Quando ho l’occasione di intervistare l’attore Alessio Vassallo, che nel Giovane Montalbano interpreta Mimì, un seduttore per eccellenza, mi si affollano nella mente mille immagini ma su tutte quella dominante delle campagne del modicano, a cui sono personalmente affezionata, della pietra viva che puntella le facciate delle case e di mille ricordi che si mescolano rendendo quegli scenari contraddittori perché lontani e familiari.

Signor Vassallo, non credo sia stato facile fare in modo che il Giovane Montalbano potesse tener testa e addirittura equiparare “l’affetto” dei telespettatori nei confronti del cast già rodato del Commissario Montalbano. Sicuramente il romanzo di Camilleri deve essere stato fondamentale, ma la sfida degli attori era notevole. Cosa, secondo lei, da diretto interessato, ha colpito i telespettatori? Abbiamo il privilegio di poter mettere in scena delle sceneggiature tratte dai racconti del maestro Camilleri e già questo è un ottimo punto di partenza. Poi Tavarelli è stato un “direttore d’orchestra” straordinario: siamo stati guidati a non ricercare nessuna imitazione o emulazione rispetto alla serie classica. Ognuno di noi doveva creare il proprio “mondo”: Augello, Montalbano, Fazio, Catarella e via dicendo. L’unico riferimento era quello letterario dei romanzi di Camilleri e penso che questo sia stato l’ingrediente vincente.

Il suo è un personaggio amatissimo e controverso, una sorta di giullare meridionale ma anche una figura di confronto per Montalbano. Come si è preparato per indossare al meglio i panni di Mimì Augello e, una curiosità, ha mai avuto modo di confrontarsi con il Mimì “maturo”, con l’attore Cesare Bocci, per chiedergli consigli? Con Cesare Bocci ho avuto la fortuna di incontrarmi poche settimane fa, quindi già con due serie alle spalle. Nessun consiglio ma profonda stima per un attore bravissimo che ha speso per me parole d’elogio che mi hanno reso felice. Poi Cesare, oltre ad essere un bravissimo attore, è una persona per bene, un vero signore. E non è così scontato nel nostro ambiente. Per Augello la mia guida sono stati il romanzo ed il regista. Sono un attore che tende a lasciarsi guidare completamente dal regista, e logicamente dipende anche dal regista.

In un certo senso lei “gioca in casa” essendo siciliano. Ma cosa si prova ad interpretare una storia di successo nella propria terra di origine? Magari si è agevolati, ma si è anche più carichi di responsabilità. Lei cosa ne pensa? Io vengo dalle zone del palermitano che sono molto differenti dalle location del Commissario Montalbano ovvero quelle del ragusano. Ma da siciliano oltre alla responsabilità è un onore poter far parte di una serie così importante e venduta all’estero. Riceviamo messaggi bellissimi da tutto il mondo.

A cosa sta lavorando adesso? Prossimi progetti, lavori in cui potremo vederla? Sto per iniziare a girare un film per il cinema, una commedia ambientata in Basilicata. Ne sentirete parlare: avrà un cast giovane e una storia bellissima, ma di più non posso dire. La regia è di Salvatore Allocca.

C’è un ruolo che le piacerebbe interpretare e che per lei rappresenta una sorta di meta o di sfida? Ho avuto la fortuna di partecipare alla serie televisiva “I Borgia” e di recitare in inglese: mi auguro mi possa capitare ancora di far parte di un altro progetto importante fuori dai confini italiani.

Perché Alessio Vassallo è diventato un attore? Non lo so neanche io. Appena troverò la risposta forse smetterò di farlo. Dietro comunque ci sono tantissimo studio ed impegno.

Ha qualche rimpianto? Intendo professionalmente: tornando indietro, per assurdo, lascerebbe tutto così o cambierebbe qualcosa? I rimpianti non li devo avere io, devono averli gli altri.

Una cosa che adora ed una che proprio non sopporta di Mimì Augello, del suo personaggio? Mi piacciono la sua sensibilità e lo sguardo da bambino che ha nei confronti del mondo. La cosa che sopporto poco: Mimì, sei troppo permaloso!

Chi è Alessio Vassallo fuori dal set? Passioni, hobby, le cose che detesta? Guardo film, viaggio e cerco di vivere la vita così come viene. Seguo e soffro per il mio Palermo e sono una buona forchetta.

Le andrebbe di provare ad indovinare o a suggerire il tema del prossimo Ravello Festival? Il tema potrebbe essere “Oggi”, perché è il giorno più importante.

Come saluterebbe Mimì Augello i lettori di Ravello Magazine? Spero di non avervi rotto i cabbasisi! Se vedete Salvo in giro, ditegli che ho da fare!

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