aprile 28, 2015 | by Emilia Filocamo
In esclusiva Gerard Diefenthal allievo di Luc Besson e George Lucas e regista di Darkside Witches: Streghe di Sangue

I sogni hanno forme strane, smussate, acuminate, arrotondate quel tanto che basta a far si che si adattino alla vita reale, comune. I sogni hanno “parti” imprevedibili, gestazioni complesse, dolorose, sempre in procinto magari di una minaccia di aborto. E quando ciò non avviene, il sogno acquista vigore, forza, smette di essere titubante e, come se si trattasse di una pupa per troppo tempo incamerata ed ingobbita dal bozzolo, ecco che spuntano fuori le ali che fanno di quel sogno una farfalla. Quello del regista francese Gerard Diefenthal, allievo di grandi come Lucas e Besson, è un sogno che ha impiegato tre lunghi anni per venire alla luce, per essere completo così come è e riscuotere il consenso di pubblico e critica meritato. E questo sogno ha un nome, Darkside Witches, The Darkside (Streghe di Sangue, in italiano). Un film con una produzione completamente italiana, in cui, come scherza Gerard Diefenthal, solo il regista è francese; una trama insolita, un fantasy/horror che guarda alle grandi produzioni americane non solo per la tematica, quella appunto della stregoneria, ma anche per gli effetti visivi – necessario sottolinearlo – e non solo di trucco che non hanno nulla da invidiare a produzioni dai grandi effetti speciali. E Diefenthal lo sottolineerà più di una volta nel corso dell’intervista. Nello specifico il film è un coinvolgente  racconto sull’accusa di stregoneria di sei donne innocenti nella Liguria del XVI secolo, con un cast che include Barbara Bouchet, Anna Orso, Giuditta Niccoli e Marco Di Stefano. Quando ho l’onore di raggiungere al telefono il regista posso immergermi in un’atmosfera insolita e a metà fra la fiaba e l’incubo.

Signor Diefenthal, perché fare un film sulle streghe? Come è nata questa idea? È un’idea che mi porto dentro da tanti anni. Questo film è un insieme di temi che affascina la gente e su cui si dibatte da anni: si va dalla Chiesa, dalle condanne della Chiesa in periodo di stregoneria all’eterna lotta fra bene e male, fino al tema dell’esoterismo. È un gioco che attrae, incuriosisce, magari anche spaventa. È un film a metà fra il fantasy e l’horror.

Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nella realizzazione di The Darkside: Streghe di sangue? Abbiamo girato al Lago di Turano, a novembre, su una montagna con un castello. C’era un freddo incredibile e devo dire che per il cast è stata una bella prova. L’attrice che mi ha sorpreso di più è stata Barbara Bouchet, era la prima ad arrivare sul set, anche prestissimo, con il freddo pungente. È un’attrice di una professionalità unica e dotata di una disciplina tale da essere in grado di affrontare tutto con estrema leggerezza. L’altra difficoltà sono stati gli effetti visivi, preciso, effetti visivi, non di trucco, che sono una cosa ben diversa. Si tratta di effetti all’americana, per intenderci, anche perché ci sono scene con streghe che volano, altre che bruciano. Quindi era un elemento necessario e che andava curato nei particolari.

Secondo lei il cinema italiano è abbastanza coraggioso nella scelta dei temi? Se devo essere sincero la maggior parte di coloro fanno questo genere di film, tendono a copiare i grandi come Argento e Bava. Darkside Witches è completamente nuovo, non influenzato né copia di altri. Gli Americani l’hanno definito con entusiasmo il rinascimento dell’horror italiano, e per me è stata una soddisfazione incredibile, sono molto contento. Il film è uscito anche in Germania, proprio in questi giorni, e sto avendo grandi soddisfazioni. Tornando al discorso dell’Italia, credo che in Italia andrebbero sostenute nuove idee, progetti originali, anche talenti esordienti, perché le idee valide ci sono e andrebbero prese in considerazione.

Da spettatore cosa guarda al cinema o in tv e cosa proprio non le piace? Non mi piacciono i cine-panettoni, le commedie senza senso. Ci sono vari tipi di commedie, ogni paese ha i propri punti forti, ma io detesto i film che promuovono una comicità fine a se stessa.

Lei è stato allievo di grandi registi, da George Lucas a Luc Besson: qual è l’insegnamento che le hanno dato e che ancora oggi si porta nel cuore? Sì, sono stati i più grandi e quello che mi hanno sempre detto è “Se hai un’idea chiara, netta, realizzala da te e non chiedere agli altri, perché non ti aiuteranno”. In questo film, che ha impiegato 3 anni per essere realizzato, ho speso tante energie, mi sono occupato della sceneggiatura, della regia fino alla ricerca di effetti visivi che fossero all’altezza e che poi ne hanno decretato anche un costo elevato. Io amo il cinema, è la mia vita, ma fare cinema non è vedere il proprio nome da qualche parte: è darsi con passione.

Cosa la aspetta dopo Darkside Witches? Prossimi progetti? Stiamo lavorando sul sequel di Darkside Witches II, che attualmente è in pre-production, poi mi aspetta un film d’azione, Fratelli d’Armi, “No way out” è il titolo inglese. È un film con pochi attori italiani e molti americani, un action movie alla “Taken” per dare un’idea.

Quando non lavora cosa le piace fare? Hobby? Il mio più grande hobby nel tempo libero è mio figlio, un altro mio grande amore dopo il cinema. Amo il sud dell’Italia e le sue terre, non a caso mia moglie è di origini napoletane.

Gerard Diefenthal ha un rimpianto? Lo dico alla Edith Piaf “No, je ne regrette rien”. Assolutamente non ho rimpianti, tutto quello che ci accade, tutto ciò che mi è accaduto, avviene per una ragione, per un motivo specifico. Sono contento per tutto ciò che è successo.

Il finale di questa intervista è fatto di alcune piccole curiosità, è fatto di un mio riferimento al noce di Benevento e alle leggende che si raccontano proprio sulle streghe di quella zona, ed è fatto della mia ansia di svelare a Gerard Diefenthal che le streghe mi hanno sempre affascinata, e che anche io ho scritto un racconto in proposito. E quando ho l’opportunità di farlo, proprio alla fine dell’intervista, mi sento insolitamente compresa dal suo dirmi, mentre gli sciorino velocemente la trama, con la sua delicata cadenza francese “bello, davvero interessante”. Dicono così, lo hanno detto anche Lucas e Besson, le idee, così come i sogni, vanno sostenuti, realizzati. E anche parlarne, condividerli, forse, è un modo per dare loro ali. E cielo.

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