aprile 22, 2014 | by redazione
In libreria “La mia Utopia”, ultima fatica letteraria di Renato Brunetta

Dal 22 aprile in libreria è possibile imbattersi nell’ultima fatica letteraria di Renato Brunetta: La mia Utopia. La piena occupazione è possibile (edito da Mondadori). Il professore, Presidente della Fondazione Ravello, propone un nuovo “New Deal”, che permetta al Paese di ripartire. In questo libro Brunetta propone infatti, una “road map” perché si possa compiere una transizione da un mondo di salariati in perenne bilico sul nulla della disoccupazione a un pianeta della piena occupazione. Un’istanza utopica che non prevede si sparga il sangue degli italiani, ma una pacifica ribellione contro l’Europa e i suoi vincoli, che poggi e confidi nel precedente del New Deal. Come capitò a Roosevelt, che riuscì a salvare l’America dalla catastrofe applicando criteri, strategie, decisioni e principi che fino ad allora parevano impensabili. Tra un anno sarà troppo tardi per salvarci dal cataclisma sociale. Questa crisi dura da troppo tempo, con gli stessi effetti, gli stessi drammi, le stesse macerie di una guerra perduta. È necessario scoprire il Nuovo Mondo e per farlo Brunetta propone la sua mappa. La mette sul tavolo del dibattito proponendo di prendere il largo spezzando il vincolo del 3% di Maastricht. È prioritario far respirare la nostra società, i nostri giovani, sviluppando, investendo, facendo manutenzione del nostro territorio, delle nostre case, del nostro patrimonio urbano. Restaurando e ristrutturando, costruendo le reti del nostro futuro. È arrivato il momento di prendere decisioni importanti, non più rinviabili, e se qualcosa non dovesse funzionare “è l’invito di Brunetta”, potremo sempre aggiustare la rotta in mare aperto.
copertina-la-mia-utopiaLa Trama: Herman Melville in Moby Dick immagina che nel Pequod, la baleniera comandata dal capitano Achab, viga un sistema che non discrimina, perché ciò che conta è il merito individuale, e che assegni a ciascun lavoratore-capitalista una “pertinenza”, un salario, basato sulle competenze individuali e sui profitti, cosicché a tutti convenga che il capitale frutti il più possibile. È un sistema simile che in queste pagine Renato Brunetta propone anche per il nostro Paese per superare la crisi, “una grande occasione per ristrutturare, per soffermarsi a capire il mondo e le sue trasformazioni, e reinterpretare idee e teorie”: una riforma radicale che preveda il passaggio da una società a retribuzione fissa verso sistemi di partecipazione dei lavoratori ai rischi d’impresa. Solo così, realizzando un “socialismo liberale” dove il salario non sarà più una variabile fissa e incomprimibile, si potrà compiere la transizione da un mondo di salariati in perenne bilico sul nulla della disoccupazione a un pianeta della piena occupazione. “Facciamo respirare la nostra società, i nostri giovani. Sviluppiamo. Investiamo. Facciamo manutenzione del nostro territorio, delle nostre case, del nostro patrimonio urbano. Restauriamo e ristrutturiamo. Modernizziamo, costruiamo le reti del nostro futuro. Togliamo la gente dalle scrivanie della pigrizia statale. Aggiusteremo la rotta in mare aperto. Questa è l’utopia positiva”.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA RILASCIATA AL CORRIERE DELLA SERA

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