gennaio 26, 2015 | by redazione
In ricordo di Filippo Alison, amico di Ravello, interprete del bello, filosofo di vita

di Secondo Amalfitano*

Quando da Sindaco ebbi conferma del finanziamento per il rifacimento dell’impianto di illuminazione pubblica, il pensiero volò immediatamente a Filippo. Chi meglio di lui poteva “illuminare” Ravello? Nessuno! Lui avrebbe saputo cogliere lo spirito del luogo, strappando alla “globalizzazione architettonica” il pilastro portante dell’arredo urbano: il palo dell’illuminazione pubblica.
Filippo era ricoverato a Milano per una grave patologia che aveva messo a rischio la sua vita, aveva superato la fase più acuta ed io decisi comunque di telefonargli: Filippo come stai? “Nu poco meglio” fu la sua risposta con voce ancora più dolce e debole del solito. Andai subito al sodo: Cerca di stare bene presto e torna subito, devi regalare a Ravello la tua opera; mi devi progettare un nuovo palo per la pubblica illuminazione. La sua risposta pronta e secca: “Va bene, lo farò“. Qualcuno mi fece notare che forse non ero stato garbato ed opportuno, viste le circostanze. Quando gli riparlai, al suo rientro vittorioso sul male, Filippo rimosse tutti gli scrupoli che mi avevano indotto, mi ringraziò per la telefonata; nella sua lingua madre, il Napoletano, mi disse: “Tu neanche immagini la tua telefonata cosa ha fatto. È stata meglio di tutte le medicine che mi davano. Con la testa ho smesso di soffrire per il male ed ho iniziato a pensare al palo per Ravello”. Partì con una lezione che era una mix di filosofia, architettura, design, cultura, tradizione, storia, illuminotecnica, economia, ergonomia. Insomma una lezione multidisciplinare, profonda ma semplice, articolata ma fluida. Un grande interprete della vita che vinceva la rigidità e staticità degli oggetti e della loro materia, rendendoli non solo estremamente funzionali, ma gradevoli, efficaci e “mobili”.
Amava Ravello anche perché gli dava spunti di riflessione in continuazione. Passava ore senza parlare ad osservare lo spazio, gli effetti, i dettagli. Si lasciava permeare dallo “spirito del luogo” e lo riversava nelle sue parole, nelle sue creazioni, nella sua vita. Mi infondeva un senso di serenità e di fiducia con il suo mistico parlare, camminare, disegnare. Un uomo che tutti vorrebbero avere come amico e come realizzatore dei propri sogni, finanche delle proprie utopie. Si perché la grandezza di Filippo, almeno per me, era questa: ti raccontava un’utopia, la progettava come un sogno, te la consegnava come reale.
Il suo segno e il suo amore per Ravello lo ritroviamo ad ogni angolo del paese, in tanti atti pubblici, in tanti ricordi. Con lui non ho mai parlato di soldi e di compensi. Le sue sole preoccupazioni di carattere economico erano quelle di realizzare cose che non costassero molto per il Comune.
Ma il regalo più grande che mi ha fatto sono stati i suoi insegnamenti di vita. Per quelli, prima ancora che per il “Palo Ravello”, le panchine, la ristrutturazione della sede della Fondazione, lo ringrazierò a vita, e chiedo anche ai Ravellesi che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di serbare un perenne pensiero di gratitudine e riconoscenza. Sarebbe bello che il grazie ed il ricordo fossero perenni. Si potrebbe realizzare un progetto semplice e poco oneroso, ma di altissimo valore morale e culturale. Lo affido all’Amministrazione Comunale di Ravello: Ciascun palo della pubblica illuminazione del centro storico diventi, attraverso l’apposizione di una semplice targa, un monumento di gratitudine e ricordo per i tanti benefattori di Ravello. Il primo lo si dedichi a Filippo Alison.
Intanto, e nelle more, scrivo un grande GRAZIE FILIPPO, ripongo la targa nel mio cuore, e gioisco sapendo che lui, nel mio file personale degli amici, è in ottima compagnia con persone che hanno regalato a me e a Ravello pezzetti della loro vita per migliorare la nostra.

* Segretario Generale Fondazione Ravello
già Sindaco

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