aprile 23, 2014 | by Emilia Filocamo
“In una band deve vincere la democrazia” Così Cary Singman dei Chimpz racconta la storia del gruppo

Cary Singman non ha manie di protagonismo, anzi. Prima di rispondere alle domande inerenti gli esordi della sua carriera come chitarra solista nel gruppo californiano dei Chimpz, si è a lungo interrogato se potesse farlo o dovesse essere un altro della band a rispondere al suo posto. Alla fine, investito del ruolo di “portavoce”, si è lasciato andare in maniera amichevole e ha delineato la storia di una band giovane ma che gode già di notevole successo. E già da questa sua prima ritrosia si comprende un po’ quello che è lo spirito di questa band nata fra le strade di Los Angeles, fra le mille difficoltà e alla ricerca di una propria identità musicale, un pout pourri fra suggestioni musicali, dall’heavy metal all’hip hop, senza ovviamente dimenticare il rock. Una band è più forte se nasce da un’amicizia, una band è sicuramente destinata a durare più a lungo se vige un discorso democratico al suo interno. Cinque componenti, oltre a Cary, (in arte SCARY Cary), c’è Artimus Prime, il cantante, e poi il rapper Chuck P e ancora al basso Sonic e Sean Topham alla batteria. I nostri esordi sono facilissimi da raccontare. Eravamo amici già molto prima di fondare la band. E forse è stato proprio questo il segreto del nostro successo e ciò che ci ha permesso di durare a lungo senza tensioni e rischi di scissioni che vanno tanto di moda nelle altre band. Ride, e lo farà spesso.

La musica è linguaggio, il linguaggio veicola, la vostra musica cosa vuole trasmettere? C’è un messaggio particolare che volete diffondere? Certo! Il nostro messaggio è chiaro, ed è diffuso in maniera chiarissima nelle nostre canzoni. Noi non vogliamo essere controllati, manipolati: chiunque ci dica cosa fare o non fare o chiunque ci ostacola nella nostra progettualità, è bersaglio delle nostre canzoni ed uso un termine edulcorato.

Il messaggio è  chiaro ed originale, ma avrete avuto un modello a cui fare riferimento? Non riesco a parlare di un modello in musica, trovo complesso sintetizzare una molteplicità di influenze e di suggestioni con un solo modello. Siamo cresciuti tra le strade di Los Angeles contaminati da diversi spunti musicali che vanno dall’hip hop al rock all’heavy metal, sicuramente qualcuno ha influenzato maggiormente il nostro modo di fare musica, ma non lo prenderei come esempio limitativo ed unico. Ci piace molto osservare, ci piace vedere cosa funziona nelle altre band ed impariamo dai nostri e dagli errori altrui. Ecco perché, come spesso ci piace sottolineare nelle interviste, siamo una work in progress band. 

Basandovi sulla vostra esperienza, come si è evoluto lo scenario musicale americano negli ultimi anni e quali sono le band che hanno maggiore possibilità di essere incisive e lasciare un segno? È una bella domanda ma non sono in grado di dare un giudizio. Piuttosto, trattandosi del nostro lavoro, posso dire che lo scenario musicale ultimamente è diventato oltre che competitivo, complicatissimo, soprattutto per la situazione economica. Va avanti solo chi prende questo lavoro sul serio e chi sbatte la propria musica in faccia a chiunque, senza mai arrendersi perché quello è l’unico modo per farsi sentire, per farsi notare.

Il vostro primo fan? Noi siamo stati i nostri primi fan!

Puoi dirci però dei vostri esordi? Come è nata l’idea di fondare una band? Devo essere estremamente sincero: all’inizio non avevamo la più pallida idea di quello che stavamo facendo. Il primo segnale di successo è stato poterci esibire all’Uproar Festival con gli Avenged Sevenfold e poi Hellyeah nel 2010. È stato divertente parcheggiare il nostro furgone accanto a tutti quegli autobus! Scherza. 

Qual è la cosa che vi piace di più in assoluto dei vostri fan? Quello di cui non potete fare a meno, insomma. Apprezziamo molto il fatto che i nostri fan abbiano il nostro nome tatuato dappertutto, che ci riempiono di foto, di regali, cibo e che addirittura durante i tour ci ospitano a casa loro… poi ci sono cose che non possiamo dire – Cary ride – Scherzi a parte cerchiamo di fare sempre tutto il possibile per non deludere i nostri fan e per continuare a sostenere il nostro progetto, la Chimpznation, come la chiamiamo noi!

Come si fa a mantenere unita una band? Qual è il vostro segreto? La tolleranza è alla base di tutto visto che bisogna passare tanto tempo insieme e prima o poi le personalità differenti finiscono col cozzare. Ci sono componenti dello stesso gruppo che non riescono a stare nemmeno nella stessa stanza insieme! 

Cosa pensate delle band italiane? C’è qualcuno che vi incuriosisce? Non abbiamo molta dimestichezza con la musica italiana, ma c’è una band milanese che ammiriamo molto, i Lacuna Coil, e poi una band francese i Lizanxya, li ho conosciuti durante un tour nel quale suonavo con un’altra band. Sono fantastici!

Avete mai pensato ad un tour in Italia? Quali città scegliereste? Qualsiasi città sarebbe quella giusta per creare una Chimpznation italiana! 

Quali sono adesso i vostri progetti? Siamo eccitatissimi perché il 13 maggio uscirà  il nostro nuovo singolo, Ep e poi stiamo promuovendo quello appena uscito “War Machine” per il quale abbiamo realizzato un video davvero poetico.

Cosa suggerite ad un ragazzo che vuole formare una band o essere leader di una band? Di farlo solo per se stesso e per la musica. E di non considerarsi mai un leader: ogni band deve basarsi sulla democrazia. Ad esempio, ancora oggi, noi prima di decidere qualcosa la mettiamo ai voti!

Cosa volete che i vostri fan non dimentichino mai di voi e della vostra musica? Che la nostra musica contiene un messaggio universale di aggregazione, di divertimento, come una grande festa in cui nessuno è escluso. E vogliamo continuare in questa direzione. 

Un’ultima domanda, anzi una curiosità: avete qualche rito scaramantico prima di entrare in scena, prima di un concerto? Certo! Un goccetto di Jagermeister prima di salire sul palco. Ok, lo so, ora tutti penseranno che lo dico perché è il nostro sponsor, ma in verità direi che è un bel modo per cominciare!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

War Machine

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654