novembre 28, 2014 | by Emilia Filocamo
Intervista doppia alle attrici Vicky Catalano e Valeria Sgaramella “Il nostro teatro vuol far ridere e riflettere”

Questa intervista, doppia come un Giano bifronte, un parto gemellare, e la parola parto è assolutamente in sintonia con l’argomento, è piuttosto unica nel suo genere ed è stata caratterizzata da alcuni “ingredienti” fondamentali: tanto sud, altrettanta pioggia, il vetro rotto di un’auto, un cellulare scarico, un fraintendimento di appuntamento telefonico, una prima, quella dell’11 novembre, un paio di riunioni e un appuntamento dal parrucchiere per una delle protagoniste. Questa carrellata di annotazioni per chiarire le difficoltà attraverso le quali si è protratta, difficoltà poi fortuitamente superate grazie alla pazienza e gentilezza delle dirette interessate, le due attrici Vicky Catalano e Valeria Sgaramella, calabrese la prima, pugliese la seconda, e in parte, anche alla mia proverbiale insistenza. Iniziamo così una piacevole chiacchierata “in tre”, in cui partiamo da quello che è il più recente successo teatrale delle due, lo spettacolo OGM, una commedia di Enzo Ferrara, con la regia di Fabio Avaro e portata in scena dalla Compagnia Teatro delle Follie, fondata appunto dalle due attrici nel 2011. OGM, che ha debuttato appunto l’11 novembre ed è andato in scena fino al 16 al Teatro Sala uno e poi dal 20 al 23 novembre al Teatro Brancaccino di Roma, racconta la storia di due coppie di futuri genitori, interpretate da Vicky Catalano e Fabio Avaro da una parte e Valeria Sgaramella e Francesco Stella dall’altra, che s’incontrano nella sala d’attesa di un medico, inventore di un nuovo straordinario metodo scientifico che permette di modificare la struttura genetica del feto. Le mamme e i papà potranno dunque decidere come e soprattutto cosa diventerà il proprio figlio, prima ancora che il nascituro venga al mondo. Le due coppie saranno investite da dubbi ed ansie dopo aver sperimentato il metodo ed in attesa dei nove mesi, e saranno coinvolti in una serie di cambiamenti imprevisti per il continuo cambiamento genetico del nascituro fino al giorno del tanto atteso parto. 

Vicky, Valeria, ci raccontate come nasce OGM e qual è il punto di forza di questo spettacolo? 

Vicky: Lo spettacolo è la terza produzione del nostro Teatro delle Follie: abbiamo letto tanti testi, e poi Valeria ha trovato questo testo di Ferrara e abbiamo deciso di realizzarlo innanzitutto perché è un argomento di estrema attualità che fa leva sulla preponderanza della tecnologia nella nostra società. Poi può essere interpretato in maniera diversa a seconda delle generazioni a cui è rivolto. È una storia che fa ridere ma anche riflettere, e poi lascia un finale aperto e come ho già detto in un’altra intervista, e come d’altronde ci ha confermato il pubblico dopo lo spettacolo, si presterebbe benissimo a realizzarne una serie tv o una webserie. Lo spettacolo si chiude infatti con una battuta che ovviamente non posso anticipare e che lascia una serie di interpretazioni aperte. Intanto abbiamo anche un altro progetto che partirà il 17 aprile, dedicato al mondo della mitologia greca e rivolto ai ragazzi, intitolato Mythos.

Valeria: Concordo anche io pienamente con Vicky, la forza di questo spettacolo sta nell’attualità, in un argomento, quello della scienza e della tecnologia che fa riflettere e che, nello stesso tempo, incute qualche timore e porta a chiedersi fino a dove può spingersi la scienza o potrà farlo nei prossimi anni. E poi, il finale aperto, che tanto è piaciuto al pubblico e ha portato molti di loro a chiederci, fuori scena, se continuasse o come sarebbe andato a finire, rende questo spettacolo molto simile ad una fiction a puntate, in cui ecco, si rimane sospesi in attesa dell’episodio successivo

Perché fare le attrici? Figlie d’arte, o semplice passione?   

Vicky: Per me tutto comincia da bambina, sono figlia d’arte, mia madre è un’attrice di cabaret e di musical del Blue Sky Cabaret di Mimmo Raffa di Reggio Calabria. Io ero solita accompagnarla in tutte le prove e mi sono appassionata, non solo, molto spesso venivo anche coinvolta in piccole cose, così ho deciso che quell’amore era così grande che poteva diventare altro. Non sono stata mai spinta da mia madre, ma è stata una passione che è diventata giorno dopo giorno più forte. Ancora ho l’entusiasmo e la gioia della bambina che ero e che vedeva il teatro come un divertimento.

Valeria: Non sono figlia d’arte nel senso specifico del termine, ma comunque in casa respiravo arte, perché mio padre è un pittore. A sei anni ho cominciato con la danza e l’ho praticata per ben 14 anni, intanto però ero anche appassionata di cinema. Vedevo tantissimi film di Totò con mio padre, al punto quasi da odiarli e poi sono stata folgorata da “Storia di Una capinera” di Zeffirelli, mi colpì così tanto che, ricordo, provavo da sola le battute del film. Adoro la drammaticità, nonostante tutti mi dicano che ho una innata vena comica ed ironica, io adoro il dramma. Intanto mi sono laureata e poi, ad un certo punto, mentre facevo anche teatro, ho deciso di dedicarmi totalmente a questo lasciando la danza, seppure a malincuore. In fondo da bambina, pur studiando danza seriamente, non avevo mai pensato di fare la ballerina, volevo fare l’attrice, e non capivo bene nemmeno perché. Sai, molte volte voglio dire basta a questo mestiere però c’è sempre qualcosa che mi porta indietro, come se fosse un amore viscerale, ne vengo risucchiata. Oggi fare l’attrice è difficilissimo, se non fai parte di certi giri sei tagliata fuori e la nostra compagnia, Teatro delle Follie, nasce appunto con la precisa volontà di autoprodurci e di occuparci di tutto per poter fare questo mestiere. Certo si accumula tanto stress, si arriva magari al giorno del debutto distrutte, stanche, perché si è pensato tutto dalla a alla zeta, ma poi bastano 2 o 3 repliche di successo, come in questo caso, per rincuorarti. Ed ecco, quindi, che il destino mi riporta al teatro risucchiandomi nuovamente!

L’incontro professionale che vi ha segnate?   

Vicky:  Per me sicuramente il primo è stato quello con Mimmo Raffa che da Reggio Calabria mi ha portata a Roma e poi quello con Giovan Battista Diotajuti che non è stato solo un mio maestro di tecnica, ma di vita. E credo che non potrò mai ringraziarlo abbastanza per avermi insegnato l’amore, la serietà e l’umiltà per questo mestiere. Non mi interessa la fama, io chiedo solo di fare questo mestiere con l’amore che sento e di non dover rimetterci facendolo.

Valeria: Ogni incontro nella mia vita professionale mi ha dato qualcosa, penso a tutti gli insegnanti dell’Accademia, al maestro Diotajuti, da ognuno ho assorbito un po’. Spesso anche le persone dalle quali sembra che non possiamo prendere nulla, ci lasciano qualcosa.

I vostri prossimi progetti? 

Vicky: A parte Mythos, questo progetto per ragazzi che partirà appunto il 17 aprile, sto scrivendo il soggetto di un film e poi, ho girato diversi paesi, dall’Australia all’America al Brasile perché il nostro obiettivo è di portare all’estero OGM, dalle favelas ai teatri di Broadway. Spesso non ci rendiamo conto del talento che c’è in ambienti privi di mezzi, in alcuni scantinati ci sono attori incredibili. È una cosa a cui tengo tanto, mi sono laureata in lingue con una tesi che traduceva il film di Faenza “I giorni dell’abbandono” con Margherita Buy e Luca Zingaretti in spagnolo e ho studiato anche business, quindi ho una certa dimestichezza con l’estero.

Valeria: Da Mythos che parte dal teatro di Barletta e che poi porteremo anche a Reggio Calabria, poi passeremo a questo progetto per portare all’estero OGM. Facciamo tutto da sole, dalla produzione alla promozione, e abbiamo anche coinvolto le scuole, ecco perché poi si arriva al debutto stanchissime.

Avete un piano B? 

Vicky:  Beh, già metto in atto il mio Piano B perché giro l’estero come produzione e sono una sorta di manager di me stessa, mi occupo anche della comunicazione e di coproduzioni di cortometraggi. Inoltre collaboro con un’agenzia di pubblicità e promozione che fa capo a mio fratello e che sostiene la nostra compagnia.

Valeria: Io invece sto creando una linea di abiti con la costumista del nostro spettacolo Moira Ricciardi, è una linea bon ton chic di cui non posso rivelare ancora il nome e che si ispira ad un’idea di femminilità molto sobria ed elegante. Inoltre vorrei dedicarmi a dei laboratori teatrali e ai corsi per ragazzi, insegnare non era certo fra le mie idee, anche la mia maestra di danza mi aveva a suo tempo paventato la possibilità di insegnare danza, ma non ci pensavo proprio. Adesso mi rendo conto che il teatro è importantissimo per i bambini, è cultura, è terapeutico e dà tanto.

Il vostro augurio al teatro italiano? 

Vicky: Auguro che la gente capisca che il teatro è per tutti, che non è un luogo elitario e deve essere alla portata di tutti. E in questo senso mi fa male vedere i teatri storici che chiudono, soprattutto a Roma che dovrebbe essere la patria del teatro, bisogna fare di più per sostenerlo. 

Valeria: Io spero vivamente che cambi un po’ il sistema in Italia perché si dia più spazio alla meritocrazia. Nel nostro Paese troppo spesso c’è un circolo chiuso in cui devi conoscere o essere legato a qualcuno. Ecco perché è nata la nostra compagnia, per avere una chance per farci conoscere senza scendere a compromessi. Io non voglio essere costretta a fare public relations per far conoscere quello che faccio, dovrebbe essere una conseguenza, non l’inizio di tutto.

Per concludere una domanda un po’ particolare: ciascuna di voi dica un pregio ed un difetto dell’altra. 

Vicky: Io e Valeria ci compensiamo, quando supero la soglia di stress, mi basta guardarla e lasciarle la palla, per me è un conforto, un appoggio. Uno dei suoi pregi più grandi è la grande ironia, la notevole vena comica di cui è dotata, lei vorrebbe essere un’attrice drammatica, dice di preferirlo, ma in realtà ha un talento straordinario e spontaneo nella comicità, e poi si sa, far ridere è molto più difficile che far piangere. Il difetto è che è frettolosa, pugliese in questo direi, e parte troppo spesso in quinta, in maniera impulsiva. 

Valeria: Il pregio di Vicky è che è generosissima e poi in fondo siamo simili, siamo diventate subito amiche, forse essendo anche entrambe meridionali. Parlerei del nostro incontro come di una grande sinergia, come di due anime che si riconoscono, fra noi c’è grande energia, anche se spesso entriamo in contrasto. Un difetto di Vicky? Lei parte subito in quinta, è diretta, schietta, ma  quando poi ci comprendiamo sappiamo creare cose davvero meravigliose.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654