aprile 12, 2014 | by Emilia Filocamo
Julie Kendall: “La recitazione? Antidoto alla timidezza”

Un sogno ha una prerogativa fondamentale: non accetta scuse, rinunce. Un sogno, ha tutte le carte in regola per essere definito tale solo se non contempla ne giustifica i compromessi. Può tuttavia imporre delle scelte e davanti alla fatidica biforcazione, indicare senza mezzi termini la traiettoria da seguire. Julie Kendall, attrice originaria di Boston, ma trasferitasi a Fr Lauderdale, lo sa bene e la sua vita, così come la sua carriera, sono la prova tangibile che un sogno è molto simile ad una vocazione: una volta avvertita, non lascia spazio ai “se” ed ai “ma”. Per Julie Kendall, seguire la propria vocazione ha avuto un duplice risultato è servita come una vera e propria terapia e le ha permesso di rivoluzionare completamente la sua vita precedente. I miei esordi sono stati un po’ diversi dal percorso generalmente seguito da tutti i miei colleghi: ho cominciato a recitare per provare a guarire da una timidezza fuori controllo che mi bloccava davanti alle persone e mi impediva di parlare. Così decisi di iscrivermi ad un corso di recitazione per tentare di superare quello che consideravo un vero e proprio handicap anche per la vita sociale. Dopo pochi mesi, mi resi conto che ero nata per recitare, era la mia vocazione, il mio destino. In quel periodo ero un direttore delle vendite in una società nota e guadagnavo tanto, ma ho deciso di lasciarmi tutto alle spalle pur di seguire il mio sogno, quella che consideravo la mia verità, la mia dimensione.

Una scelta coraggiosa quella di lasciare un lavoro sicuro e ben remunerato per inseguire una carriera che era solo un’ipotesi. Chi ti ha sostenuto in questa “scelta folle”? Il mio insegnante di recitazione a Los Angeles: è stato lui a sostenermi e a dirmi chiaramente che ero nata per fare l’attrice. Ricordo che facevo avanti e indietro dalla Florida a Los Angeles per andare a lezione  e l’ho fatto per ben 4 anni.

Secondo la tua esperienza un’attrice è solo tecnica, è solo talento o è il risultato di un perfetto equilibrio fra questi due requisiti fondamentali? Per rispondere devo sempre rapportare tutto alla mia esperienza. La tecnica, per quello che ho imparato, è importante, ma niente conta di più della capacità di ascoltare e di empatizzare. Per alcune persone, per alcuni attori, questo accade naturalmente. Per altri, ed è stato il mio caso, bisogna imparare a farlo. Io ero totalmente rinchiusa in me stessa, di qui anche la difficoltà ad espormi e a parlare in pubblico, così ho dovuto esercitare una grande capacità di disciplina su me stessa per imparare ad aprirmi e ad ascoltare e questo ha richiesto tante ore di lezione e tanto, tantissimo tempo.

Quindi esiste un percorso specifico da seguire, giusto? Ed è questa capacità di ascolto, di empatia a rendere grande un attore ed a farlo emergere in un campo così competitivo? Julie Kendall si abbandona ad un sospiro leggero. Magari! Purtroppo non esiste una regola, così come non esiste un percorso specifico e di certo non basta tutto ciò ad emergere in questo lavoro affascinante ma molto molto complesso. Il viaggio di ciascuno di noi è unico e differente ed è così anche nella crescita personale e nel raggiungimento di un obiettivo importante come il successo. Le uniche cose che ci accomunano sono la passione, la dedizione, la fede e la verità. Quelle possono essere condivise, il resto è tutto destino e apporto personale.

Qual è stato il tuo primo ruolo, il primo film a cui hai lavorato? Non ho dubbi: Girls Gone Dead! Ma non è stato il mio primo ruolo e dunque nemmeno il mio primo film: è tuttavia sicuramente il personaggio che sono stata più orgogliosa di interpretare e a cui mi sono dedicata con tutta me stessa perché aveva una psicologia intensa e complessa, contorta, quasi borderline. Era la storia di una donna, una donna molto religiosa, anzi una vera e propria fanatica, che odiava tutti, tranne sua figlia e, ovviamente, Dio. È stato splendido interpretarla ma ti dirò che spesso ho odiato quella parte, così come l’ho adorata, non so se riesci a capirmi, sembra una considerazione insensata, ma essendomi calata totalmente nel ruolo, ero io stessa combattuta al pari del personaggio principale. Quasi una sorta di transfert.

La domanda mi viene di conseguenza: quindi questo è il genere di ruoli che ami interpretare? Ruoli drammatici, complessi? O lasci spazio anche ad un bel ruolo comico? Ti dirò che non ho preferenze, adoro tutti i generi, perché adoro il cinema e recitare è la mia vita. Diciamo che scelgo sulla base della mia capacità di interpretazione: mi va bene qualsiasi genere purchè io sia in grado di penetrare ed impersonare in maniera perfetta la parte che mi viene affidata.

Fra tutti i colleghi e registi con cui hai lavorato, chi ti ha influenzato di più e ti ha lasciato un segno indelebile? Ci sono tantissimi colleghi a cui sono grata per ciò che mi hanno dato sul set. Fare i nomi non mi sembra carino, di sicuro dimenticherei qualcuno. In genere chi si da totalmente sul set e si lascia coinvolgere pienamente, così come faccio io, entra subito in sintonia con me. Non va mai dimenticato in questo lavoro che il miglior partner sul set è quello che è totalmente in sintonia con te, quasi in una sorta di corrispondenza telepatica, devi sentirlo come se fosse il tuo braccio destro, fidarti ed affidarti a lui e la stessa cosa deve essere per il tuo collega: se sul set riesci a creare questa sorta di magia, allora è fatta, lo spettatore crederà a qualsiasi cosa gli farai vedere. E lo stesso vale per un regista: è una questione di fiducia reciproca e anche in questo caso, ce ne sono alcuni con cui si è stabilita la stessa, miracolosa corrispondenza.

Grandi attrici del passato a cui ti ispiri? Ce ne sono troppe, inutile elencarle!

Ed il cinema italiano ti incuriosisce? Hai un film del cuore? Adoro il cinema italiano, “La vita è bella” è uno dei miei preferiti ma ho una passione incredibile per i vostri western. Adoro “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”, un film incredibile, eccezionale.

Spesso il confronto con i film ed i modelli del passato diventa inevitabile. Che genere di film vorresti vedere nel futuro e non solo come attrice, ma anche come spettatrice? Una bella storia, non importa il genere, purchè sia ben scritto e ben recitato.

I tuoi prossimi progetti? Devo girare tre film: il primo è un horror soprannaturale “Apollyon”, il secondo un dramma comico “Side Kicked” e poi  un film horror “Agoraphobic”, poi the “Red Box”, di cui sono anche sceneggiatrice. Sono emozionatissima, sono coinvolta in tanti progetti. Di questo sono entusiasta.

Per la gente comune il mondo del cinema è tutto bellezza, soldi, fama e feste incredibili. Ma esiste un rovescio della medaglia dietro tanto splendore? Quali sono le maggiori difficoltà di questo mondo apparentemente dorato? Le difficoltà sono molteplici: innanzitutto le audizioni, lo stress di essere giudicata, se si viene scelti magari poi si scopre che determinate scene sono state tagliate. E poi ci sono ruoli difficili da interpretare, io stessa ho dovuto interpretare ruoli in cui piangevo per tutto il giorno e per tutta la notte e, una volta sul set, il giorno seguente, dovevo ricominciare con la stessa intensità se non di più. Ma di sicuro la cosa più difficile da affrontare è quando, alla fine di un film, devi dire addio a tutti: lavorando insieme tutti i giorni, si diventa un po’ come una famiglia e se la sintonia è giusta, quella sintonia di cui parlavo prima, fatta di complicità e di fiducia totale, allora diventa difficilissimo. Sul set si condividono momenti bellissimi, o anche tremendi e tutto questo, che va lasciato ogni volta è forse la parte più complessa.

Da addetta ai lavori cosa consiglieresti ad una ragazza che ha deciso di fare l’attrice? Di iscriversi subito ad una scuola di recitazione, la migliore che può trovare e permettersi. E poi di essere certa di voler fare l’attrice perché è una grande responsabilità e richiede sacrificio e dedizione. Ma, e questo vale ancora anche per me, non bisogna mai permettere a nessuno di dirci che non ce la faremo, perché si può fare tutto ciò in cui si crede davvero. Niente si ottiene facilmente ma se è questo davvero che si desidera, ed è questo che ci riempie la vita, allora consiglio di non arrendersi e di tenere duro, sempre!

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Julie Kendall’s Acting Reel

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