novembre 8, 2014 | by Emilia Filocamo
“La determinazione è spesso più importante del talento stesso” l’attore e cantautore Luca Seta si confida a Ravello Magazine

C’è un tempo per ogni cosa. Sembra il più classico ed abusato dei refrain, e forse lo è, ma ciò nonostante, corrisponde ad assoluta verità. C’è un tempo per concedersi alle domande, per raccontarsi e questo tempo, talvolta, può dilatarsi sufficientemente per consentire mille pensieri e mille altre attività. Nel caso dell’attore e cantautore Luca Seta, nome d’arte per Luca Barbareschi, protagonista di fiction e sitcom di successo, il tempo si è esteso su un arco di un paio di mesi in cui Luca, energico, entusiasta ed instancabile ha concentrato tantissime cose, dalle ultime puntate di una sitcom alla registrazione del suo nuovo album, il secondo, ai prossimi progetti. Quando, finalmente, riusciamo a trovare quel “tempo” fatidico, Luca Seta è in viaggio, la comunicazione, di tanto in tanto, viene ingoiata da qualche “fisiologica” galleria e, tuttavia, riesco a captare in maniera del tutto onesta e sincera la sua passione, miscelata in dosi proporzionate ad un talento che non merita una sola definizione, troppo stretta, troppo angusta, ma che ha bisogno di essere questo ed altro. Attore, cantautore, meglio tutti e due, meglio fare bene e farlo con amore e senza nessuna scorciatoia, perché sono quelle scorciatoie, spesso fonti di rimpianto, a nascondere agli angoli brutte sorprese.

Chi è Luca Seta in poche battute? Luca Seta ha 37 anni, è un attore ed un cantautore o almeno ci prova. Ho appena finito di girare Sguinzagliate, di girare uno spot e ho inciso il mio secondo album, esattamente un mese fa, uscirà a gennaio, insomma l’anno prossimo, anche se non so ancora il titolo. Il mio primo album, dell’anno scorso, si chiamava “In viaggio con Kerouac”, ed è nato con la collaborazione di un sassofonista e jazzista di grande talento, Gabriele Buonasorte. Questo secondo album è forse più contemporaneo, attuale, c’è musica elettronica, la collaborazione di un altro jazzista di talento, Luca Perciballi ed è stata anche un’occasione per mandare a quel paese un po’ di persone, è un lavoro di denuncia in cui mi sono tolto qualche sassolino dalla scarpa.

Artista perché? Sei figlio d’arte, oppure tutto è iniziato con te? No, non sono assolutamente figlio d’arte, mio padre è medico e mia madre un’insegnante. Ad un certo punto della mia vita ho capito che non avrei potuto fare altro che questo mestiere, ho iniziato a 24 anni, ma in realtà ero già coinvolto artisticamente dai 18, solo che mio padre mi ha osteggiato non poco e sono nati dei contrasti. Dai 18 ai 24 anni, infatti, ho anche frequentato l’università, con pessimi risultati, ho fatto il militare, poi ho frequentato di nascosto un corso di teatro al Libero di Milano. Qui c’è stato l’incontro importantissimo con il mio maestro Mamadou Dioume, attore senegalese di fama internazionale, che ha lavorato con Peter Brooke per ben 10 anni. Così è cominciato tutto, da Milano sono passato a Roma e a Roma ho cominciato a lavorare in diverse sitcom e fiction, 7 Vite con la fiction il Bene e il Male. Dopo la seconda serie di 7 Vite mi sono fermato per un po’ con alcuni amici di Borgosesia per registrare ed incidere, poi è stata la volta di un Posto al Sole e sono tornato a Napoli.

Sei anche nel cast di Funk azzisti e di Lui, Lei e L’Altro, lavori di Marco Limberti. Come hai conosciuto Marco Limberti? Con Marco ci siamo conosciuti sul set di 7 Vite di cui Limberti era anche regista. Abbiamo anche scritto un film insieme che proporremo l’anno prossimo. Poi, dopo Uno di Troppo, ho lavorato appunto a Lui, Lei e l’Altro in cui debutto anche come autore, visto che ho collaborato alla stesura di 7 delle 21 puntate.

Gli incontri che hanno cambiato la tua vita professionale? Sicuramente quello con il mio maestro, Mamadou Dioume che mi ha insegnato davvero come fare questo mestiere. E poi, ovviamente, con Marco Limberti che considero un fratello e, soprattutto, un compagno di viaggio.

C’è un lavoro in cui ti riconosci maggiormente? Di cui sei particolarmente fiero? Sicuramente sono molto affezionato al Davide di 7 Vite ma anche il mio lavoro di rientro nel cast di un Posto al sole è stato importante. Ho proposto al direttore artistico di Un Posto al sole che il mio personaggio, un personaggio complesso e borderline, avesse un cambio radicale, anche e soprattutto nell’aspetto fisico. Ho pensato all’effetto di un esaurimento nervoso e questo, di solito, comporta un aumento del peso o un deperimento. Io ho scelto di dimagrire, non è stato facile perdere ben 12 chili ma devo dirti che sono soddisfatto di ciò che ho fatto e di come ha funzionato in video, è piaciuto e ne sono fiero.

Hai ancora un sogno nel cassetto? Io il mio sogno lo sto vivendo, certo sogno sempre di vincere l’Oscar! E poi c’è anche un sogno utopico che è quello di vedere per una volta trionfare la meritocrazia: vedo troppi bastardi che urlano sotto la luce e tante brave persone in silenzio ed al buio.

Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere la carriera artistica? Cosa fare e cosa evitare assolutamente? Molto spesso persone che vogliono fare questo lavoro, giovani soprattutto, mi chiedono dei consigli. Bisogna innanzitutto essere sicuri che questa sia la propria strada, ci sono tante schifezze attraverso le quali fare lo slalom e come spesso dice un mio amico, questo mestiere non è una vocazione ma una dannazione. E poi bisogna fare tanti sacrifici ed avere una determinazione di acciaio, anzi, la determinazione è spesso più importante del talento stesso.

Se non fossi riuscito a realizzare appunto il tuo sogno, saresti diventato? Avevi un piano B? Mai avuto un piano b, non credo molto nei piani b. Certo se sei davvero ridotto male, tendi a trovare e   a fare qualsiasi cosa pur di sopravvivere, e poi il lavoro, qualunque esso sia, è pur sempre lavoro e da dignità.

Rimpianti? Non so per un’occasione che potevi prendere al volo e che, invece, hai lasciato andare?  Non ho mai avuto rimpianti perché le occasioni che mi sono fatto sfuggire, avrei potuto certo afferrarle, ma poi non mi sarei potuto guardare allo specchio e, onestamente, non intendevo fare questo.

A chi vuoi dire grazie oggi? Dico grazie alla mia famiglia, nonostante i contrasti iniziali, soprattutto con mio padre, adesso ho il loro sostegno e so che continuano a supportarmi. E poi, ovvio, a Marco Limberti, che, come ho già detto, considero un grande compagno di viaggio, e i compagni di viaggio sono fondamentali.

I tuoi prossimi progetti? Diciamo che al termine di Lui, lei e L’altro dovrò preparare il personaggio di Daniel del film Daniel, il principe dei Sogni, che sto scrivendo con Marco Limberti. Sarà sicuramente un web movie a puntate.

Luca Seta come si vede fra 20 anni? Sai, credo di averci pensato fin troppo al futuro. Forse è la società, questa società che ti obbliga a farlo, che ci obbliga a vivere nell’aspettativa della felicità ma ormai ho capito che preferisco la felicità di ogni giorno, ho perso anche delle persone care in questo periodo e mi sono reso conto che è molto meglio godere di tutta l’energia che è in circolazione adesso, nel presente, piuttosto che aspettare ed avere aspettative. Non ho nessuna aspettativa, faccio quello che mi piace e che mi diverte, penso a fare le cose adesso, piuttosto che a raccoglierne i frutti.

L’intervista si chiude qui con qualche rumore metallico che trancia le terminazioni delle parole. Luca Seta mi confida che, parcheggiata l’auto, salterà su un motorino per raggiungere un altro set.  I nostri 20 minuti al telefono sono stati davvero gli unici possibili per avere questa intervista. Si ,è proprio vero: c’è un tempo per ogni cosa.

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