maggio 14, 2015 | by Emilia Filocamo
La dichiarazione d’amore di Francesco Russo a Ravello: “Raviello de’ nammurate”

Un refrain che sembra un abracadabra, una sorta di  pozione asciutta per incantare gli occhi e poi il cuore, un’anafora quasi ossessiva della protagonista assoluta del testo, Ravello, che risuona, con aggettivi da donna ammaliante, da sirena, da strega e da fata. È la magia, è il tema di fondo della canzone di Francesco Russo, paganese, entusiasta e poeta, cavaliere e fondatore dell’ordine dei Cavalieri Templari di Pagani; un artista che ha “svezzato” una creatura di parole e apostrofi, adesso in cerca di una “culla” di arrangiamento e musica. Un amore, quello per Ravello, che accomuna Francesco Russo a tante persone, ma che in lui ha trasformato l’emozione in qualcosa in più, in voglia di comunicare, di condividere, dire. Nasce così “Raviello de’ nammurate”. Una ninna nanna di sole e piazza, di Dio, limoni e amori. Che immagino eseguire magari in una sera di luna dorata sulle onde, di quelle meravigliose impunture di luce con cui Ravello ci vizia.

Come è nata la canzone dedicata a Ravello e in quale occasione specifica? Chi, andando in Costiera, non programma una fermata a Ravello – “‘o paese ‘ncantato da costa amalfitana?” In una di queste passeggiate, ho messo su carta ciò che avevo provato: miriadi di sensazioni, di emozioni, di pensieri che richiamano alla pace, alla serenità, all’amore.

Esistono luoghi che hanno il potere di evocare ed emozionare: quale angolo di Ravello è secondo lei particolarmente pregno di questo potere? Raviello è tutto ‘nu buché – La piazzetta si richiama ad un raffinato salottino di pace. La sera, sbirciando tra i vicoli ed intrufolando lo sguardo “‘nmiezz’ ‘e fronne addurose de limone”, la nostra armonia visiva si posa, come una mano vellutata, sul sottostante mare d’argento, dove incrocia la luna che si rispecchia prima di andare a dormire.

Qual è il suo rapporto con Ravello? Ci viene spesso? Ogni animo gentile e sensibile, nostalgico o innamorato, è morbosamente attratto “a ‘stu silenzio antico ca ‘o munno s’è scurdato” e che solo Ravello offre insieme ad un panorama colorato e paradisiaco.

La canzone, come mi accennava, non è mai stata eseguita: se potesse immaginare un accompagnamento musicale, quale sarebbe quello più adatto al suo testo? La canzone, che ha come titolo originale – regolarmente depositata alla SIAE – “RAVIELLO gentile”, è stata musicata dai maestri Pietro Pisano e Giuseppe Devastato. La canzone, per il suo contenuto, certamente è bisognevole di una esecuzione da “puro” classico napoletano, esprimendo amore e passione di grande spessore.

C’è un termine, un aggettivo che compare nel refrain del suo testo “affatturato” e che trovo assolutamente suggestivo. Evoca la magia, l’incanto, il rapimento estatico di cui è complice Ravello: cosa direbbe a chi visita Ravello per la prima volta? Nella mia canzone ho definito “Raviello doce e affatturato” perché la magia che si respira nell’aria incanta chi ci viene per la prima volta, lo “ipnotizza” e non può fare altro che ritornarci.

Come nasce questa passione per la musica, per la composizione di canzoni e quante ne ha scritte fino ad ora? Da ragazzo ho avuto sempre il “debole” per la poesia, per la canzone, con la esternazione dei sentimenti intimali. Ho scritto centinaia di canzoni e di poesie, registrate regolarmente alla SIAE. Credo che ognuno di noi non deve assolutamente comprimere i propri sentimenti perché non possono essere ignorati, zittiti. Esprimiamo noi stessi, in piena libertà, indipendentemente dal piacere o meno agli altri; la lealtà è la virtù dei forti.

Sono certa, rileggendo il testo, che anche Francesco Russo si sia accorto di quante volte la luna cambi nelle serate ravellesi. È un gioco di questa terra, appunto un incantesimo. Perché in questo modo lo stupore è sempre nuovo. Perché  alla bellezza, quella vera, non ci si abitua mai.

Raviello  de’  ‘nnammurate
di Francesco Russo

Prima ca scenna ‘a notte ‘ncopp’a sta città
‘o sole doce doce se vott’a mmare
mentre ‘a luna alleramente capuzzéa
nmiezz’ ‘e fronne addurose de llimmone.

Raviello gentile, Raviello doce e affatturato,
tu si’ ‘o paese ‘ncantato da costa amalfitana
si’ pure ‘a méta felice ‘e tutt’‘e nnammurate
pecchè ce dai vera pace, silenzio e serenità.

Nu canto d’auciello sulitario fa cumpagnìa
a ‘stu silenzio antico ca ‘o munno s’è scurdato.
‘Na sinfunìa delicata e doce se spanna p’ ‘o cielo
sazianno tutt’e core desederruse ‘e pace amica.

Raviello gentile, Raviello doce e affatturato,
a ttutt’ ‘o munno, ‘e te, hai fatto annammurà;
‘e giardine profumate e belle parene nu  buchè;
‘a  piazza priparat’a festa è nu speciale bignè.

Cca se po’ campa’ na vita sunnata ‘a sempe;
chisto, è ‘o paraviso ca Dio c’ ha lasciato.
‘A sera, quanno scenne ‘o silenzio nmiezz’a via,
stu core sparpetéa sulo d’ammore e di felicità.

19 Agosto 2013

Cav. Francesco Russo
(Canzone depositata alla SIAE)
Tel. 081.917027 (cell. 338.7612429)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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