novembre 11, 2014 | by Emilia Filocamo
La missione di Gaetano Sottile: “Il mio scopo nella vita è formare leader ed una leadership consapevole”

Parlare con Gaetano Sottile, evangelista, messinese, grande comunicatore, leader e propulsore di nuovi leader, è un’esperienza che non capita tutti i giorni. Quando lo raggiungo telefonicamente la prima volta, è in viaggio, una costante della sua vita, non solo da una parte all’altra dell’Italia, ma anche fra l’Italia e l’Estero, gli Stati Uniti, per la precisione. La sua vita è infatti a metà fra Roma e Seattle, dove vivono le sue figlie. Parlare con Gaetano Sottile è imparare, è comprendere che il metodo, una metodologia sono le fondamenta di ogni cosa che si vuole costruire in maniera corretta, la propria vita come quello che ci sta intorno. E la forza mista al garbo che si avverte nel condividere il suo pensiero così come nel farsi conoscere sono così contagiosi ed inarrestabili da diventare naturali e raggiungere senza alcuna difficoltà.

Può dirci chi è Gaetano Sottile in poche parole? Sono un leader il cui scopo professionale e personale è creare una migliore leadership partendo dall’idea che ognuno di noi è chiamato a condurre, si tratti della vita familiare o di un ruolo prettamente istituzionale ed in quel momento, in quel preciso istante, bisogna farsi trovare pronti. Io dedico la mia vita ad aggiungere valore agli altri, per formare una leadership competente e capace di imporsi a livello familiare, della propria vita, dunque, ma anche in quella pubblica. La schizofrenia a cui spesso assistiamo nelle leadership è dovuta spesso a questa discrasia, ad una totale mancanza di equilibrio fra vita pubblica e privata.

La sua è una vera e propria vocazione. Ma come è nato tutto e perché. Sono sempre stato un leader, sin da bambino, sin dalla scuola. Quando ho frequentato l’Università, la Columbia, parliamo della fine degli anni ‘70 sono diventato presidente dell’associazione studentesca e mi sono reso conto che essere leader, è un talento naturale, una predisposizione. Tuttavia, si corre un rischio: se si utilizza questa predisposizione solo nel momento in cui c’è bisogno, allora la leadership diventa caduca, temporanea. Di qui ho sentito forte, prepotente il bisogno di fissare dei principi validi e delle risorse per corroborare e rendere duratura una leadership. Io dico sempre che in Italia gli unici libri che abbiamo sulla leadership sono il Padrino 1, 2, 3 nel senso che quasi sempre questa accezione, quella di leadership appunto, si traduce in controllo. Un leader di vecchio stampo controlla, ha controllo su tutto ma non è duraturo. Il vero leader è colui che replica se stesso, ma non facendo addizioni, bensì facendo moltiplicazioni. Una cosa fondamentale non è creare dei facsimile ma lasciare un testimone. Il tempo costituisce poi una risorsa preziosa: questa moltiplicazione non va fatta quando il leader è morto, ma nel tempo in cui è in vita, bisogna addestrare, appunto rigenerarsi, replicarsi.

Ho letto che lei ha tenuto in Parlamento dei corsi, insomma delle lezioni proprio di educazione alla leadership: è corretto? Tutto è nato da una mia intuizione nel 1999 e cioè quella di cercare e creare un’oasi spirituale che fosse caratterizzata da un clima bipartisan e che fosse tale per senatori e parlamentari. Ma per fare ciò, ovviamente, avevo bisogno di aiuto e mi rivolsi al rabbino Toaff e al Cappellano del Parlamento Rino Fisichella. Presentai il programma che prevedeva una volta a mese un incontro in cui intervenire, confrontarsi fra cristiani, ebrei ed evangelici e devo dire che abbiamo ottenuto un grande successo fra i Parlamentari. Poi successivamente a Toaff è subentrato Di Segni ed abbiamo proseguito in questo progetto solo con quelli che ci sono apparsi più motivati ed interessati. Abbiamo cercato anche il supporto di leader in altro territorio ed in altro campo, dal mondo dello spettacolo, come la collaborazione con Ornella Vanoni a quello del calcio con Legrottaglie, Kakà o con Cavani. Il principio è stato quello di addestrare ed insegnare attraverso dei modelli forti, dei personaggi pubblici o di spessore proprio per mostrare ed illustrare il progetto. Con Cavani, ad esempio, c’è stato un percorso bellissimo: mia moglie Sondra ha scritto un libro edito da Mondadori, intitolato “Quello che ho nel cuore” e ricordo che ero costantemente intervistato da Auriemma, un giorno si e l’altro pure. Poi le nostre strade ad un certo punto si sono divise.

Ci parla del suo progetto Italy For Christ? Certo, è nata come una no incorporata negli Usa e con l’obiettivo di convertire le persone. Poi è arrivato “Focus on THE Family” in cui io ero la voce italiana di James Dobson ed ero presente in più di 30 stazioni radio con oltre 1.650.000 ascoltatori.  Tuttavia mi sono reso conto nel tempo che spesso non basta indicare alle persone una strada, ma bisogna anche condurle per mano. Un elemento fondamentale che può aiutarci è il nostro atteggiamento, l’atteggiamento può essere il più grande nemico o il più grande alleato. Poi c’è la visione, ossia il sogno che ognuno ha della propria vita. Nel mio caso è dare valore aggiunto alle leadership personali o pubbliche. E sono convintissimo che se riesci ad essere grande dentro lo sei anche fuori, si vede anche fuori.

Lei ha incontrato tantissime persone, dai potenti ai personaggi più noti. Ma c’è stato un incontro che l’ha segnata particolarmente? Certo. È stato nel 97/98 quando ho partecipato all’incontro a Washington, al National Prayer Breakfast, occasione in cui ho conosciuto anche Cal Thomas. Questo incontro si replica ed è nato grazie ad un missionario norvegese che, trasferitosi in Oregon, predicava ai minatori la speranza e la fede in Dio al punto tale che riusciva a rigare i volti neri dei minatori con le lacrime. La situazione sociale di quelle persone era drammatica e così il missionario decise di recarsi a Washington nei posti del potere, bar o alberghi dove incontrare i politici e predicare la parola di Dio. Da allora, dal 1947 questo evento si ripete ogni anno con la partecipazione del presidente degli Usa. Anzi c’è da sottolineare che trattandosi di un evento che si tiene a Febbraio, il primo giovedì di Febbraio, è di solito anche il primo a cui partecipa il Presidente dopo l’insediamento. Bene, nel 98, quando Clinton era Presidente ed aveva fatto passare la legge sull’aborto, era presente all’incontro anche Madre Teresa di Calcutta. C’erano circa 2.000 persone. Madre Teresa, che ho avuto la gioia e l’onore di conoscere, era seduta con il popolo, con la sua gente e non nelle prime file. Ad un certo punto si alzò, ed era impressionante, perché era una donna minuta, e disse al presidente Clinton che era seduto “Mr President, signor Presidente, non uccidere quei bambini, mi dia la possibilità di adottarli tutti” Clinton non replicò ovviamente. Ci fu un silenzio tombale e poi un’ovazione, in quel momento la donna più semplice del mondo aveva sconfitto ed incastrato l’uomo più potente del mondo. Madre Teresa di Calcutta era una vera leader.

I suoi prossimi progetti? Sto portando avanti una nuova iniziativa per il lancio della mia nuova leadership e che si intitola “Lanciare una rivoluzione nella Leadership”. Poiché ho avuto sempre un notevole riscontro e successo nell’organizzare le Conferenze sulla Leadership, che in genere durano 24 ore o un weekend e sono state itineranti, dall’Italia a Belgrado, dalla Serbia a Malta, dal Ruanda al Montenegro, ho pensato di investire in questo progetto. Ma poiché per far crescere un leader c’è bisogno di un processo e i principi vanno applicati giornalmente in modo tale che la disciplina acquisita diventi esercizio giornaliero e dunque abitudine naturale, ho pensato di corredare l’esperienza diretta con 4 cd ed un libro, una sorta di vademecum per verificare i propri miglioramenti, il tutto in partnership con l’associazione Life. Dovremmo iniziare fra Febbraio e Marzo, il mio obiettivo è creare una risorsa a cui attingere costantemente e composta da diversi corsi. Le categorie di leadership sviluppate saranno: Famiglia, Finanze, Fitness mentale e fisico, Libertà, Fede, Futuro, Mentoring e Tempo libero da redimere. Il tutto finalizzato all’acquisizione di una forza e di uno sprone maggiori.

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