marzo 27, 2015 | by Emilia Filocamo
La Torre Maggiore di Villa Rufolo come una macchina del tempo. Dalla rivista Salternum gli eccezionali interventi di restauro e il progetto di musealizzazione

Imponenza, spazio, storia, tempo. Sarà ciò che Ravellesi e visitatori tutti potranno sperimentare a breve, in occasione dell’inaugurazione della restaurata Torre Maggiore di Villa Rufolo, intervento   che rientra armonicamente in un più ampio progetto di restauro che ha interessato l’intero complesso monumentale. Quattro categorie, anzi, meno freddamente direi quattro stadi di emozione che trovano compiutezza e per, scomodare un termine musicale, esecuzione, nell’incredibile struttura verticale simbolo della famiglia Rufolo, il familiare iceberg di pietra che con la sua presenza possente ma discreta, domina uno degli scorci più belli del mondo, familiare gendarme del cuore di Ravello, la meridiana possente e gentile, il magnifico ago che svetta nel tripudio orizzontale, poetico e policromatico del tessuto mediterraneo della Villa, la paradossale bandiera immobile del magico giardino di Klingsor. La Torre, soggetta ad un grandioso intervento di restauro, è protagonista più che oggetto della recensione di Salternum, il semestrale di informazione storica, culturale ed archeologica a cura del gruppo archeologico salernitano (www.gruppoarcheologicosalernitano.org). E non a caso, l’imperturbabile bellezza dei giardini di Villa Rufolo, campeggia sulla copertina: una carrellata di pagine per scoprire ad opera del professore Giovanni Coppola, degli architetti Raffaele CioffiMassimiliano Muscio e Leopoldo Repola e dell’archeologa Elettra Civale, un tesoro di inestimabile bellezza la cui fruibilità sarà resa possibile, agevolata ed arricchita dal contributo delle migliori tecnologie, oltre che da interventi mirati. Il ruolo difensivo della torre, così come sottolineato dalla rivista, è quasi ingentilito, mimetizzato in un camouflage di grande eleganza dalla struttura esterna, che, pur imponente, amalgama la funzione difensiva nell’armonia delle due finestre a sesto acuto, nella presenza di mattoni rossi, pezzi di tufo e colonnine di terracotta. Ma l’incanto non finisce qui. L’intervento di cui si legge sulla rivista e di cui presto tutti saranno testimoni, oltre che spettatori e fruitori, prevede un vero e proprio viaggio nel tempo. Questa sorta di shuttle monolitico, gendarme e protuberanza gentile e potente, questa macchina del tempo per troppo tempo rimasta inaccessibile, grazie alla Fondazione Ravello e ad un imponente intervento a cui saranno di ausilio tecnologia ed esperienza, permetterà non solo come sottolineato da Salternum di godere di una vista spettacolare, quella cioè offerta dalla sommità della torre, che permetterà di abbracciare in un solo sguardo la piazza ed il centro storico di Ravello, oltre che la porzione orientale della Costiera Amalfitana, ma anche di fare un viaggio attraverso le varie fasi storiche di Villa Rufolo, dalla nascita alla splendida era Nevile Reid. Grazie alla realizzazione del nuovo museo di Villa Rufolo che raccoglierà e renderà fruibile il patrimonio culturale del monumento e rinnoverà la Torre in tale direzione, sia internamente che esternamente, il concorso di strumenti museali tradizionali e di tecnologie di avanguardia permetterà, così come fisicamente una sorta di ascensione laica, anche di essere fortunati partecipi di una climax appunto ascendente e storica di grande impatto emotivo, ospitata sui due livelli della Torre. Al tutto concorreranno anche, come specificato dalla rivista, una ricreazione teatrale e spettacolare d’ambiente in cui a parlare, attraverso ologrammi, saranno i personaggi cardine della storia di Villa Rufolo, da Giovanni Boccaccio a Richard Wagner. In questa ottica il secondo livello della Torre, sarà dedicato a Nevile Reid e alla sua collezione di quadri di scuola napoletana, con monitor touch screen touch wall in cui sarà possibile sfogliare la sua biblioteca resa digitale. Ed il percorso emotivo sarà ovviamente corredato del richiamo alla musica wagneriana, al trionfo della musica wagneriana; lo stesso progetto traduce infatti il ritmo compositivo del compositore tedesco in un pentagramma virtuale e quasi imprigionato all’interno della struttura monumentale fatta di rampe di scale che si inseguono, un po’ come dei grappoli di note, fino a trovare sosta su piani in cui si svolgeranno mostre temporanee, interazioni digitali o proiezioni, respiri o pause dell’architettonica partitura musicale. Fino appunto a quello che in musica è detto crescendo e che si potrebbe far coincidere con l’apice, in cui la “fatica” della salita, sarà ricompensata dalla vista offerta dal terrazzo sommitale. Un viaggio nel ventre della nostra storia, fra il susseguirsi di epoche, contributi, passione e amore per la bellezza che il  progetto della Fondazione Ravello renderà patrimonio di tutti. Un “parto” a giorno in cui questo ventre di meraviglie sarà messo senza timidezza a  disposizione di quanti vorranno ammirarlo in una sorta di poetico, sospirato, ascensionale, catartico ed unico “e quindi uscimmo a riveder le stelle

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